I MAYA

 

 

Quante ne abbiamo sentite sui Maya? Quanto di tutto questo corrisponde a "verità"? Non possiamo saperlo con certezza, possiamo solo fare delle supposizioni. Il problema principale consiste nel fatto che molte di queste informazioni sono state modificate e travisate nel corso degli anni.

Ai giorni nostri, l'unico aspetto da molti considerato "interessante", è la tanto discussa profezia sul 2012. Non esistono profezie Maya. Ci sono altri mille aspetti su cui bisognerebbe indagare realmente, e che potrebbero darci molte più risposte che non un calendario male interpretato. Ad esempio il vero enigma sulla scomparsa di questa civiltà: i Maya stessi contribuirono alla loro "Apocalisse", con l'eccessivo sfruttamento delle risorse e le conseguenti guerre per il loro controllo (mi ricorda qualcuno). Stiamo ripercorrendo la loro stessa strada? Saremo noi la causa della nostra estinzione? Io non credo che il 21 dicembre qualcosa cambierà, e nemmeno che tutto ad un tratto l'uomo acquisirà coscienza, è un percorso troppo lungo e complesso, non può avvenire un cambiamento del genere così, da un giorno all’altro. Dopo questa piccola premessa, passiamo ad esaminare l'aspetto spirituale/religioso. Che i Maya fossero soliti sacrificare vite umane non è un mistero, le divinità chiedevano sangue, linfa vitale che, nella loro visione, alimentava l'ordine universale. Le vittime, le pietre sacrificali e i sacerdoti che officiavano il rito venivano dipinti di azzurro, considerato il colore del “sacrificio”. In epoca postclassica, il sacrificio veniva compiuto alla "messicana": quattro sacerdoti disponevano la vittima, supina, sopra una pietra;

mentre la reggevano per mani e piedi, il "chilan" (principale officiante) infilava un coltello di selce nel petto dello sfortunato di turno, sotto la mammella sinistra, fino ad estrarre il cuore con cui si cospargevano gli idoli rappresentanti le divinità. Secondo l'uso azteco, il corpo veniva scuoiato, tralasciando mani e piedi che venivano poi mangiati. Ad essere sacrificati erano nemici di alto rango, mai gente umile, le divinità esigevano "merce pregiata". Tutti i Maya praticavano "l'autosacrificio"; tagliuzzandosi orecchie, lingua e, soprattutto i sacerdoti, i genitali. Il rito era collettivo: si passava una spina di agave con un lungo filo attraverso i peni di più uomini affiancati.

I Maya credevano che a governare l'universo visibile e invisibile, razionale e soprannaturale, fosse un ordine chiamato “cuxolalob”. Custodi dell'ordine dell'universo, che scandiscono il passare del tempo, sono il Sole, la Luna, i pianeti, le stelle: tutti deificati. L'unità base di questo pantheon è il "Kin" (il "giorno", ma anche il "Sole") che sorge ogni mattina dall'oscurità, e attraversa il cielo per poi alla fine venire inghiottito dal buio. Ogni "Kin" è una divinità antropomorfa. Per i Maya il mondo era come una piattaforma quadrangolare sorretta agli angoli da quattro divinità, i "bacab".

Al di sopra del mondo si ergevano i 13 cieli; gli stessi gradoni delle piramidi sono spesso 13: costituiscono i simboli dei cieli, ognuno dei quali era occupato da un dio del Mondo superiore, l'Oxalahuntikù. Sotto la piattaforma sprofondano 9 strati, governati da altrettante divinità "malvagie": si tratta del mondo inferiore Bolontikù, dove sono destinati a finire i “peccatori”. I Maya deificarono gli animali: il giaguaro, il serpente, l'avvoltoio, il coccodrillo e il gufo. In epoca classica Iztamnà (il dragone) e YumKaax (il mais) erano le divinità principali, mentre nel postclassico furono più importanti Kukulcàn (il Serpente) e Chac (il dio della pioggia).

 

 

"Necessario è diventato

gli anni contare e i katun

trascorsi da quando

uomini grandi e possenti

i muri delle città antiche innalzarono,

le città che oggi osserviamo qui

nella regione delle pianure,

tutte queste città sulla terra sparse

qui e là, sulle alture svettanti.

Qui nelle città

un significato noi cerchiamo di trovare

per ciò che osserviamo oggi nei cieli

e per quel che conosciamo;

giorno dopo giorno

allo zenit leggiamo nei cieli

i segni che ci hanno lasciato

gli antichi di queste terre

quelli che abitarono questi villaggi

qui, sulle nostre terre.

Purifichiamo i nostri cuori

così che a mezzanotte

come a mezzogiorno

dall'orizzonte allo zenit

ci venga concesso di leggere

i segni incisi sul volto del cielo."

 

- Cantares de Dzitbalché - Alfredo Barrera Vásquez

 

 

 Pantheon Maya

 

 

A: Dio maya della morte, corrispettivo del dio azteco Mictlantecuhtli. La differenza sostanziale è che A presiede sulla gente dell'Ovest e

Mictlantecuhtli sulla gente del Nord e del Sud. Il suo glifo è costituito da un teschio, la testa di un cadavere ed un coltello di pietra usato per i sacrifici.

 

AcYanto: Dio maya degli uomini bianchi.

Ah BolonCaanChac: Divinità maya del mondo sotterraneo, fa parte del gruppo dei Bolontikù.

Ah BolonYoctè: Divinità maya del mondo sotterraneo, fa parte del gruppo dei Bolontikù.

Ah Can Tzicnal: Dio Maya che ha per simbolo la croce ed il suo nome significa "Il signore dei quattro angoli del mondo".

Ah Cancum: Il dio maya della caccia. Ah Canul: Antenati divini che i Maya veneravano come "dei" protettori del nucleo

familiare. Ah ChunCaan: Divinità Maya protettrice della città di Merida. Ah ChuyKak: Il dio maya della guerra, conosciuto anche come "fuoco

distruttore". Ah Ciliz: Il dio maya dell'eclisse solare. Ah Cuxtal: Il dio maya della nascita.

Ah Hoyab: "Lo Spruzzatore", nome assunto in alcuni casi dal dio maya della pioggia, Chac. Ah Hulneb: Dio maya della guerra.

Ah Kinchil: Nella mitologia maya è il dio del Sole. Considerato manifestazione di Itzamnà. Aveva per moglie Ixchel, dea della Luna. Secondo la leggenda il dio, stanco dei ripetuti tradimenti della sua compagna, le strappò via un occhio e per questo la Luna è meno splendente del Sole.

Ah Mun: Dio del mais, della vegetazione e signore del nutrimento fondamentale dei maya e di altre culture precolombiane.

Ah Muzencab: Dio delle api, raffigurato egli stesso come ape. Era anche uno dei sostegni del cielo.

Ah Puch: Dio antropomorfo della Morte; una delle quattro più importanti divinità del mondo delle tenebre, che nei Codici maya compare spesso contrassegnato dal glifo della morte. Insieme con Itzamnà, del quale è l'antitesi, con KinichAhau e col dio Chac, Ah Puch, governa nel mondo sotterraneo. Considerato dio malevolo, talvolta era associato al dio della Guerra. Sotto questo aspetto godeva di vasto culto e gli erano dedicati molti sacrifici umani. Ahau: Simbolo maya del Dio supremo, che occupa un posto di primaria importanza fra i glifi della scrittura maya. Ahau significa anche re, sovrano, grande signore. È considerato divinità benevola e non è mai accostato ai glifi simboleggianti la morte.

AhauChamahez: È, assieme a CitBolomTum, il dio maya della medicina. Ahau-Kin: Il dio maya del sole, possedeva sia l'aspetto diurno che quello notturno. Nella sua manifestazione diurna, il sole era spesso raffigurato con tratti di giaguaro. Tuttavia, fra il tramonto e l'alba diventava effettivamente il dio Giaguaro, Signore dell'Oltretomba, e viaggiava da ovest a est attraverso le regioni più basse del mondo.

Ahmakiq: È il dio maya dell'agricoltura. Quando il vento minaccia di distruggere il raccolto egli lo rinchiude.

Akhushtal: È la dea maya del parto. AlachUinich: Il termine significa vero uomo. È, nel PopolVuh, usato accanto al nome di uomini insigni, eroi e talvolta accanto a quello del gran sacerdote preposto ai sacrifici delle vittime umane.

AlaghomNaom: È la dea maya della terra, dell'abbondanza e della speranza. È l'ispiratrice dei pensieri e dei consigli degli uomini.

Alautun: È l'unità di tempo più grande, nella cultura Maya. Misura circa 63 milioni di anni, ed ha un valore unicamente sacrale.

Alom: Dio maya del cielo. Uno dei sette "dei" che partecipò alla creazione del mondo.

Ampo: Dio maya delle Rane. Era venerato presso i Maya nel periodo del primo diluvio, quando gli uomini furono tramutati in pesci e rane.

Ariki: Nome dato ai monoliti ciclopici raffiguranti teste senza collo né corpo e riproducenti, secondo il ricercatore Girard, gli Atlanti e gli Ercoli della leggenda maya-quiché.

Bacab: I quattro "dei" arcaici sostenitori dell'universo, rappresentanti i punti cardinali. Una sorta di Atlanti che, come sostenitori del mondo, sono citati nel codice ChilamBalam, i Bacab non hanno nomi o numeri distinti; essi sono gli "Dei" quattro, che fanno parte di quella simbologia numerica dei Maya che indica le divinità con cifre. Secondo il testo Rituals of the Bacabsy, scoperto da William Gates e tradotto da E. Wilkins nel 1919, nella cosmogonia maya tutto si svolge sulla base del numero quattro: quattro sono gli "Dei" maggiori; quattro gli Uomini veri; quattro le Ere dei Maya; quattro gli angoli dei templi e quattro i colori. Balam: Termine maya che significa Giaguaro. Nel PopolVuh si nominano quattro Balam, di cui due sono citati come Uomini veri, rappresentanti il dio Giaguaro. I loro nomi: BalamQuitzé, BalamCab, BalamMahutan e BalamIqui. Sono considerati i primi antenati dei Guatemaltechi, che si formarono per generazione spontanea, oppure furono creati, tramite l'incantesimo degli "dei" creatori, dai primi avi Tepeu e Gucumatz. Poiché avevano l'aspetto di uomini, ebbero il dono della parola, della vista e dell'intelligenza e furono saggi e veggenti. Quando il creatore li inviò nel mondo per vedere da vicino ciò che accadeva, i quattro B. furono piacevolmente sorpresi da quanto di bello e grandioso i genitori avevano creato per loro; ma i creatori, non ritenendo giusto che essi potessero vedere quanto potevano vedere gli "dei", diminuirono la loro capacità visiva, e così i quattro B. poterono distinguere solo quello che era vicino e quello che era chiaro. In questo modo la loro sapienza e saggezza fu annientata. Dai quattro Balam ebbe origine la razza maya-quiché. Secondo l'altro codice maya, il ChilamBalam, Balam era il gran sacerdote del culto del dio Giaguaro, oppure il dio del Mondo sotterraneo. Nei bassorilievi che lo rappresentano con complicati glifi, compreso il glifo della conchiglia, che simboleggia l'occhio che scruta nelle tenebre sotterranee, il dio Balam appare con un mantello di pelle a macchie nere, forse per significare che in origine era un dio delle caverne o comunque un dio di un mondo tenebroso.

Bitol: Uno dei quattro grandi "dei" maya, detti anche "dei" vernacolari. Insieme con gli altri tre: Tzacol, Alom e Cajolom, Bitol rappresenta l'universo e costituisce la sintesi riflessa del grande dio Gucumatz. Nel PopolVuh, i quattro grandi "dei" sono menzionati come spiriti celesti che animano i corpi astrali; per questo sono considerati divinità solari.

Bolomac: Divinità del mondo sotterraneo, fa parte del gruppo dei Bolontikù.

BolonAcmaz: Divinità maya del mondo sotterraneo, fa parte del gruppo dei Bolontikù.

BolonHobon: Divinità del mondo sotterraneo, fa parte del gruppo dei Bolontikù.

BolonImix: Divinità maya del mondo sotterraneo, fa parte del gruppo dei Bolontikù.

BolonMayel: Divinità maya del mondo sotterraneo, fa parte del gruppo dei Bolontikù.

Bolonken: Grande grotta sotterranea ( "nove colline"), trovata nello Yucatan tra Merida e Campeche, dove pare avessero culto i nove Bolontikù, divinità del mondo delle tenebre. In un'altra caverna dello stesso sito fu scoperta la famosa Dama velata, una stalattite a forma umana denominata XtacumbilXunaar ( "Donna col velo").

Bolontikù: Sono le nove divinità ancestrali della teogonia maya-tolteca. Secondo la simbologia numerica maya, che indica le divinità con cifre, i Bolontikù sono chiamati gli "dei" nove e rappresentano il mondo inferiore (Mictlan). Dopo gli "Dei" tredici (v. Oxlahuntikù), gli "Dei" nove o Bolontikù sono le divinità più importanti del regno sotterraneo. Sono menzionati nel codice ChilamBalaw, sempre con nomi generici, preceduti dalla cifra Bolon (nove), come Bolon-Mayel, Bolon-Acmatz, Bolon-Tzacab, Ah BolonYocté, Ah BolonCaanchac, BolonHobon, CitBolonTun, Bolomac. L'unico Bolontikù indicata con un nome particolare è Mitnal, anch'egli Signore del mondo sotterraneo, talvolta rappresentato da Ah Puch, dio della Morte. Alcuni reperti archeologici attestanti la vera esistenza dei nove Bolontikù sono stati trovati nel tempio di Vaxcillan e nella base orientale di una grande torre di Palenque (centri classici maya).

Cabracan: "Scuotitore di monti". Uno degli ultimi Giganti della mitologia maya, padre di Zipacnà, uccisore dei quattrocento giovani civilizzatori; trucidato a sua volta dai Gemelli Hunahpu ed Ixquic.

Calendario di Venere: Uno dei più antichi calendari dei Maya. Importante compendio di calcoli astronomici, che faceva parte, insieme col calendario lunare (v.Tonalpohualli) e con quello solare, della complessa Ruota dei Calendari, inventata dai Maya per il computo del tempo. Per la precisione con cui prevede le eclissi, convalidata da recenti calcoli, l'intero sistema calendaristico stupisce ancor oggi gli astronomi. Esso risale a circa tremila anni fa, data in cui, secondo i sacerdoti maya, il mondo è stato creato ed è inciso su una grande pietra, un tempo affissa alla Porta del Sole, al centro del Tiahuanaco, città andina presso il lago Titicaca a quattromila metri di altitudine. A differenza del Calendario Egiziano che nel III millennio (dinastia Tanita, 1070-946 a.C.) suddivideva l'anno in dodici mesi di trenta giorni, il Calendario di Venere segna diciotto periodi o mesi di venti giorni, più un periodo di cinque giorni chiamato Uayeb (per gli Aztechi: Nemontemi), che i sacerdoti definirono Periodo vuoto e infausto. Il mese maya aveva nome Uinal, diciotto Uinal formavano l'anno di trecentosessanta giorni (Tun), che, aggiunti al mese Uayeb di cinque giorni, portava l'anno maya a trecentosessantacinque giorni. Il secolo maya era formato da cinquantadue anni. Similmente al calendario Azteco Tzolkin, i giorni del calendario maya sono contrassegnati da glifi nomi e da glifi numero.

Camazotz: Il dio maya dei pipistrelli.

Came: Popolo vissuto nella II Era culturale dei Maya Quichè, di cui fanno parte gliHun Cane, figli di Hunahpu, dio Maya innovatore delle Quattro Ere. I Came sono nominati nel PopolVuh, dove sono miniati di colore nero, simbolo di crudeltà. Nel ChilamBalamrisultano figli di un Ahau o di sette signorotti di un'epoca anteriore alla I Era solare dei Maya.

Cenotes: Cisterne naturali d'acqua nello Yucatan, dove venivano gettate le fanciulle vergini offerte in sacrificio a Chac, dio della Pioggia, cui le sorgenti erano consacrate. Da alcuni frammenti di ossa ritrovate, risulta che anche gli uomini venivano sacrificati nei Cenotes, come pure vi si gettavano gioielli per propiziare l'aspetto benefico della dea Luna.

Centecpatl: Il quarto anno della pioggia. Un anno di sconvolgimenti durante il quale, secondo i codici PopolVuh e ChilamBalam: "cadde una pioggia infuocata che tutto distrusse il grande Serpente fu strappato dal cielo il ciclo precipitò e la terra ferma si inabissò ...in un momento la grande distruzione ebbe termine" Una apocalisse che ha molto in comune con la scomparsa di Atlantide.

CentzonTotochtin: I mitici quattrocento eroi culturali, che presso i Maya sono gli "dei" principali della tribù Tepoztl. Erano ghiotti della bevanda pulque, di cui abusavano fino all'ubriachezza. Il mito dei CentzonTotochtin ci riporta al mito dei quattrocento giovani civilizzatori uccisi dall'ultimo gigante Zipacnà, mentre gozzovigliavano ubriacandosi di chicha, altra bevanda estratta dal mais, per festeggiare l'annientamento dei Giganti. Secondo il PopolVuh, i quattrocento eroi culturali rinasceranno come stelle raggruppate nella costellazione delle Pleiadi.

Chac: È il dio della pioggia, o meglio i quattro "dei" della pioggia, che si trovano ai quattro angoli del mondo. Essi generano la pioggia grazie a delle zucche piene d'acqua che trasportano con sé, spruzzando l'acqua con le mani, poco per volta, per evitare di inondare il mondo. Sono anche, ovviamente, gli autori delle folgori, che sarebbero delle asce di pietra che essi scagliano in terra (la credenza che le asce preistoriche siano delle "pietre del fulmine" è diffusissima nel mondo). A volte hanno forma parzialmente serpentina, a volte sono dei giganti. Ciò che li caratterizza, tuttavia, è sempre l'appendice nasale, talmente lunga da somigliare ad una proboscide d'elefante a tal punto da far fantasticare alcuni autori sulla presenza di elefanti in America. Gli animali familiari dei Chac sono le ranocchie, annunciatrici di pioggia.

ChacUayabXoc: Il dio maya dei pesci. Veniva considerato colui che forniva il pesce ai pescatori, ma anche come colui che divorava i pescatori annegati.

Chamalcan: Dio dall'aspetto umano, con le ali di pipistrello, oppure in forma di pipistrello in tutto il corpo.

Cherufe: Spiriti delle comete e delle stelle cadenti, raffigurati come serpenti a testa umana, o come serpenti policefali. Hanno dimensioni gigantesche, sono antropofagi e vivono all'interno dei vulcani.

Chichan: Nome maya del Mostri della Terra, che nel Calendario lunare azteco figurano come i Mostri del cielo, metà uomo e metà rettile, associati ai punti cardinali, ma anche alla pioggia, e quindi forse collegati, o identificabili, con i Chac.

Chichihuacuahuco: Il paradiso dove, secondo i Maya, salivano le anime dei bambini immolati al dio Tlaloc. In quel luogo esisteva un albero meraviglioso, da cui sgorgava il latte destinato al nutrimento dei piccoli innocenti.

ChirakanIxmucane: I quattro "dei" che crearono il mondo. Ciascuno si scisse in due creando altre quattro divinità (femminili).

Chumayel: Profeta maya, autore del famoso codice ChilamBalam, uno dei più importanti testi sulla storia, la religione e le profezie dei Maya.

Cimalmat: Divinità della mitologia tolteca, nominata nel PopolVuhcome madre di Ce Acatl e come moglie dell'ultimo gigante Zipacnà, massacrato dai Gemelli. Per la tradizione è la dea-zitella di Cimalmà (luogo di origine delle tribù cimalmeche), degradata al rango di divinità mortale perché accusata di aver eliminato il proprio fratello Ihuitimal.

Cizin: Signore dei terremoti e dio dei regni infernali.

Codice di Dresda: Copia di un importante manoscritto del periodo Maya classico, fatta nel secolo XI e tradotta per la prima volta dal tedesco Hans Forstermann nel 1887. Contiene numerose miniature degli "dei" antropomorfici maya, il Calendario sacro lunare e una ricca raccolta di dati di astronomia maya, fra cui le stupefacenti tavole delle eclissi solari e lunari.

Cohui: Nome del dio del Mais a Colhuacàn, di provenienza tolteca-maya.

Copan: La più meridionale delle grandi città maya a circa seicento metri di altitudine nella regione che oggi è l'Honduras. Città importante dell'Età dell'oro, famosa per la compatta acropoli, che è un complesso di templi davvero straordinario; vi sono cortili, piazze, belvederi e lunghe gradinate fiancheggiate da ammali rampanti, i cui manti erano un tempo tempestati di dischi di ossidiana. Vi è poi la famosa Gradinata dei Geroglifici, larga nove metri, con sessantatré scalini tutti decorati con glifi che nell'insieme compongono un'iscrizione. Le date, la sola parte decifrata, permettono di stabilire che fu costruita nel 756 d. C. Fra i numerosi reperti portati alla luce dagli archeologi, notevole è la statua del dio Chac, che lo raffigura uscente da una pannocchia di granoturco.

Ma la scoperta più sensazionale è quella fatta a C. il quattro marzo 1977: gli archeologi della Northern Illinois University, scavando alla base della Piramide del Belvedere hanno trovato una nicchia contenente preziose offerte agli dèi, tra cui una conchiglia con del sangue umano raggrumato e un aculeo usato nei riti sacrificali per trafiggersi il pene, onde far colare il sangue dentro la conchiglia per offrirlo agli "dei". Sono state trovate ancora pietre incise, manufatti di madreperla e altri oggetti in giada, tra cui un pettorale, lungo venticinque centimetri, con sopra incisa la figura di un dio maya, i simboli del Sole e del Giaguaro da un lato e una divinità dalle sembianze di serpente dall'altro. Grazie alla decifrazione dei glifi scolpiti sui monumenti dell'area esplorata, il capo della missione dell'Illinois, William Fash, ha potuto associare gli oggetti rituali ai sacrifici del sangue cui si sottoponevano i "Re" maya con le loro mogli, allo scopo di ripristinare il loro prestigio oscurato di fronte agli "dei" e al popolo, oppure per solennizzare avvenimenti particolari come l'assunzione al trono o la morte di un sovrano o l'inaugurazione di un tempio.

EkChuah: Nella mitologia classica dei Maya era una divinità minore, patrona dei mercanti, oggetto di un culto molto esteso, caratterizzato da riti antropofagi. In epoca post-classica, quando i Maya dello Yucatan tentarono di respingere i guerrieri toltechi, EkChuah divenne dio della Guerra e patrono delle lotte intestine fra gli stessi Maya. Come tale è rappresentato da un glifo nero, che lo mostra col labbro inferiore

pendente e con uno schiavo legato alla catena. Nel Codice di Dresda e anche nel PopolVuh, EkChuah è sempre di colore nero, come gli

altri "dei" toltechi ivi raffigurati, e miniaturizzato nella forma di uno scorpione di foggia militaresca, che difende la terra dal disastro provocato dalle acque.

Gemelli del PopolVuh: I primi uomini civilizzatori dei Maya Quiché, vissuti, secondo la mitologia del Centro-America, nell'Era del Sole (v. Ere solari). I primi Gemelli furono Hunahpu e Ixbalanqué, i quali sconfissero gli ultimi giganti Gurup Cakih, Cabracan, Zipacnà e la moglie di quest'ultimo Cimalmat. Questi quattro Giganti furono poi tramutati nei quattro Atlanti sostenitori del mondo.

Gucumatz: Massima divinità dei Maya Chorti Quiché; madre-padre dell'intera cosmologia primordiale messicana, ritenuto autore del codice PopolVuh, opera di grande valore letterario, paragonabile ai testi Veda indiani ed all'Avestapersiana.

Gucumatz, il cui nome significa Serpente verde, chiamato anche il Cuore del Cielo, è ritenuto il figlio del Sole e della Luna, ente supremo da cui derivano tutte le altre divinità del ricco pantheon maya. Il suo nome significa "serpente verde".

Han Hau: Divinità del mondo sotterraneo secondo i Maya dello Yucatan.

Hapikern: Per i Maya dello Yucatan è il principio del Bene, sempre in lotta con Nohochacyum, principio del Male.

HunHunahpu: Dio maya della fertilità. Gli si attribuisce la paternità di Hunahpue Ixbalangue con una vergine. Durante una partita a palla nell'oltretomba, fu decapitato. La sua testa fu attaccata a una pianta di zucca sterile, che immediatamente incominciò a produrre frutti. I suoi figli ne vendicarono la morte uccidendo i demoni colpevoli, HunCame e VucubCaquix.

Hunahpu: Il dio supremo e creatore dei Maya. È figlio di HunHunahpu e di una vergine. Insieme al fratello Ixbalangue, scese nell'oltretomba e uccise i demoni malvagi HunCameeVucubCaquix, vendicando così la morte del loro padre. In seguito furono assunti in cielo, dove Hunahpu divenne un dio del sole e Ixbalangue una divinità femminile della luna. Sono i genitori della prima coppia di

esseri umani. È il capo del pantheon maya ed è chiamato "dio degli dei".

Hunahpu ricostruì il mondo dopo tre diluvi che si riversarono dalla bocca di un serpente celeste. Il primo mondo che aveva creato era abitato da nani, i costruttori delle città. Il secondo mondo era abitato dagli Dzolob ("i trasgressori"), una razza di cui poco si sa. Il terzo ed ultimo mondo fu creato da Hunahpu espressamente per i Maya (che sono destinati ad essere sopraffatti da un quarto diluvio); creò anche i quattro Bacab, atlanti sostenitori dei quattro punti cardinali.

Il dio Itzamnà è suo figlio. Hunahpu ha qualche analogia con l'azteco Ometeotl.

Huracan: Uno dei quattro sostenitori del mondo; dio primordiale della creazione ("cuore del cielo"), che si rivela nelle quattro manifestazioni che sono anche i suoi fratelli:

 

1. Huracan stesso, ossia l'Uragano, come la parola indica;

2. CuculhàHuracan, il Fulmine;

3. CipiCuculhà, il Tuono;

4. RazàCuculhà, il Riflesso, il raggio più bello, color azzurro.

È il dio terribile delle tempeste che domina sugli altri "dei". Era venerato dagli indigeni del Guatemala (America Centrale). Nella statuaria di Copan i quattro fratelli Huracan, oltre a rappresentare i quattro puntelli del mondo, sintetizzano la totalità del mondo naturale.

Itzam-kab-ain: Mostro primordiale, dal corpo di balena femmina, con zampe di alligatore, citato nel ChilamBalam.

Itzamnà: Dio del fuoco, presente in tutte le civiltà mesoamericane con nomi diversi, nella mitologia maya era spesso associato al dio del Sole Ah Kinchil.

Inventore della scrittura e delle scienze viene considerato una divinità sempre ben disposta nei confronti degli uomini, in quanto è visto non tanto come divinità creatrice dell'universo primordiale quanto una specie di eroe civilizzatore. Al suo strabismo molti studiosi riconducono l'abitudine, alquanto diffusa tra i Maya, di indurre nei giovani tale difetto, considerato però da essi segno di distinzione e di nobiltà. È raffigurato come una lucertola con due teste. Secondo Olivier, invece, avrebbe avuto l'aspetto di un vecchio con un solo dente, uscito dalle fauci di un drago.

IxChebYax: Altro aspetto della dea Ixchel, come dea dell'artigianato, della tessitura e delle maree.

Ixchel: È la madre di tutti gli dei, la più saggia e potente di tutti, dea della luna e delle acque. È chiamata anche la Donna-Aquila. Compagna infedele di Ah Kinchil, dio del Sole. Il suo glifo è costituito dal fiore di plumiera, simbolo del piacere sessuale.

Ixmucané: Una delle grandi madri della mitologia dei Maya Quiché; moglie del fratello Ixpiyacoc e nonna dei gemelli HunBatz e HunChouen, secondo il PopolVuh.

Ixpiyacoc: Figlio di Tepeu e sposo della sorella Ixmucané, una delle tre grandi antenate che compaiono nel PopolVuh. Da Ixpiyacoc e da Ixmucané ebbe inizio il genere umano.

Ixquic: Sposa di Hunahpu, col quale generò l'umanità, adoperando la saliva.

Ixquic compare nel PopolVuh insieme con le altre grandi signore, Ixchele Ixmucané.

Ixtab: È la dea maya degli impiccati e del suicidio, ella ha il compito di ricevere le loro anime nel paradiso, poiché nella cultura maya il suicidio era considerato un atto positivo. Fa parte della mitologia tarda maya tolteca e non del pantheon classico.

Kan-u-Uayeyab: È il dio maya posto a protezione delle città.

KinichAhau: Dio del Sole al tramonto; è una manifestazione maya del dio Itzamnà. Al crepuscolo fuggiva dal cielo degli "dei" superiori per entrare nella schiera dei Signori della notte, dimoranti nel mondo degli inferi. Ha come compagna Ixchel, dea della Luna.

Kisin: Nella mitologia maya Kisin è considerato lo spirito malvagio dei terremoti. Egli vive nelle profondità della terra in una sorta di purgatorio in cui accoglie temporaneamente tutte le anime, fatta eccezione per quelle dei guerrieri morti in battaglia e delle donne morte durante il parto. I suicidi sono destinati a rimanere lì in eterno.

Kukulcan: È il Serpente Piumato, esatto equivalente dell'azteco Quetzalcoatl; kukulè infatti la piuma dell'uccello quetzal, e can è l'equivalente dicoatl e vuol dire "serpente". Anche Kukulcan viene a volte confuso con un eroe civilizzatore che, secondo una profezia, ritornerà presso il suo popolo.

Mam: Antica divinità, con una conchiglia sulle spalle, probabile residuo di una funzione di cosmoforo, una ulteriore traccia della quale resta nel fatto che a Mamvenivano attribuiti i terremoti.

Mitnal: Uno dei nove Bolontikù, divinità ancestrale dei mondi sotterranei che fa parte della teogonia dei Maya. Mitnal, l'ultimo dei nove "dei", è patrono di una delle regioni inferiori.

Moan: Dio Uccello primordiale, spesso presente nelle mitologie andine e peruviane. Predomina nei codici maya, dove Moan è un simbolo acquatico corrispondente alla nuvola oppure è l'emblema del re tolteco Mixcoatl nella forma di nuvola serpente.

Mulac: Gigante della mitologia maya, uno dei Bacab. Mulac si trova a Nord; il suo colore è il bianco.

Nacon: È il dio maya della guerra.

No Ek: La stella Venere dei Maya, ossia la grande stella vespertina, designata nel Calendario di Venere anche col numero sette e col nome di Sette XuxEk.

Nohochacyum: Antichissimo dio, supremo creatore del Cielo e della Terra, venerato dai Maya dello Yucatàn. Per la tradizione, nacque

dall'unione di due fiori e viene considerato come il Principio del Bene in perpetua lotta contro il Male, personificato da Hapikern.

Opop: Divinità minore del vasto Pantheon dei Maya. È detto anche Pop e venerato come partecipe delle festività celebrate a onore del dio Giaguaro.

Pauahtuns: Altro nome dei quattro Bacab.

PopolVuh: Il più importante testo religioso dei Maya Quiché ("il Libro del consiglio"), dopo Chilam Galani e Anales de los Cakchiquel. È anche noto come la Bibbia Maya, in quanto offre elementi di cosmogonia, teogonia e astrologia, notizie sulle antiche tradizioni dei Maya guatemaltechi, con la cronologia dei loro "Re" fino al 1550. L'autore dell'opera è ignoto; gli studiosi l'attribuiscono a qualche saggio sacerdote indigeno che, dopo l'influsso culturale portato dai conquistadores, scrisse l'opera nella sua lingua ma servendosi di caratteri latini. Il "PopolVuh" fu scoperto nel secolo XVII dal padre domenicano Francisco Ximenez nella parrocchia di San Tommaso a Chicicastenago, nel Guatemala, ed è conosciuto anche come il Manoscritto di Chicicastenago, Ximenez la tradusse dal quiché in spagnolo e la chiamò Historia del Origen de los Indios e de esta provincia de Guatemala; nel 1861, dopo quasi un secolo di oblio, il testo fu riscoperto dall'abate francese BrasseurBourbourg, che lo tradusse e lo pubblicò integralmente. In seguito l'italiano Felice Cabrera segnalò al mondo il "PopolVuh" in un libro edito a Londra col titolo "Estro antico americano".

Quiché: Importante tribù maya del Chiapas. Si presume che siano stati i suoi sacerdoti a comporre il PopolVuh e gli Anales de losCakchlquel.

Shtabai: Divinità minori a forma di serpente. Vivono in caverne e possono assumere la forma di leggiadre fanciulle per sedurre gli uomini, e poi ucciderli.

Temazcalteci: Antichissimo dio maya, protettore delle acque e dei bagnanti.

Tepeu: L'Ente supremo delle tribù Quichè del Guatemala. Secondo il PopolVuh, Tepeu creò la prima coppia divina, Ixpiyacoc e Ixmucané, da cui discesero poi gli uomini.

Tzolkin: Il Calendario lunare dei Maya, molto simile al Tonalpohualli degli Aztechi e come questo formato da duecentosessanta giorni, ottenuti moltiplicando i venti giorni di un mese per la sacra cifra tredici (20x13 = 260). A differenza degli Aztechi, che rappresentavano i giorni con animali e figure concrete, i Maya li raffiguravano con segni astratti. Uo: Dio maya dei Rospi. Era venerato presso i Maya nel periodo del primo diluvio, quando gli uomini furono tramutati in pesci e rane.

Volador: Nome che gli Spagnoli davano alla cerimonia campestre del Palo sacro (yaxché). Era uno sport pericoloso, che i Maya e gli Aztechi chiamavano Xocoti e praticavano nelle ricorrenze religiose che si concludevano al solstizio d'inverno nel mese di Xocotihuetzi. Consisteva nel far volteggiare quattro baldi giovani, legati con la testa in giù e appesi alla cima di un palo; un quinto giovane segnava il tempo dei volteggi con un tamburo, aumentando velocemente il ritmo, fino a che i quattro giovani apparivano come in un disco dalle tinte sfumate oppure si sfracellavano al suolo. Per i Maya, quei giovani rappresentavano gli eroi vissuti nella quarta Era solare, oppure i quattro dèi Bacab, sostenitori dei quattro angoli del mondo. Per gli Aztechi, i cinque giovani del Xocoti simboleggiavano le cinque Ere solari. Dopo l'arrivo degli Spagnoli il gioco del Volador si diffuse in molte zone dell'America Centrale.

VucubCaquix: Capo supremo dei Giganti il quale, secondo la mitologia dei Maya, visse nell'Era del primo Sole, oppure all'epoca della civiltà prexolmeca.

Insieme col figlio Cabracan e altri Giganti, tentò di dare la scalata all'Olimpo Maya e uccise i quattrocento giovani civilizzatori, che salirono poi al cielo, trasformati in Pleiadi. VucubCaquix e gli altri giganti furono ucccisi in un conflitto coi Gemelli del PopolVuh. Unici superstiti saranno Cabracan, lo scuotitore di montagne, e Zipacnà, che a loro volta saranno annientati da Hunahpu e Ixbalanqué.

XamanEk: Dio della Stella Polare, ma considerato anche personificazione di ogni altra stella, patrono dei mercanti, avventurieri e dei navigatori.

Xan: L'insetto creato dagli "dei" dello Xibalbà, l'inferno maya, per torturare i Gemelli del PopolVuh, rei di aver eliminato gli ultimi giganti vissuti nella prima Era solare.

Xibalbà: Il regno dell'Oltretomba, secondo i Maya dello Yucatàn. È popolato dalle anime dei perversi, nemici dell'umanità. Il PopolVuh presenta Xibalbà come principe dell'inferno maya.

YumKaax: Grande dio del Mais presso i Maya. Terza divinità in ordine di importanza dopo Itzamnà e Chac. Considerato a volte fratello di Chac. Compagna di YumKax è una dea, di cui si sa ben poco raffigurata come una donna prosperosa, dai grandi seni e tutta ornata sulla testa e sul corpo di foglie di granturco. Una scultura che raffigura questo dio come un bellissimo adolescente ornato di pannocchie e di foglie di granturco venne alla luce durante gli scavi di Copan, nella zona di confine fra il Guatemala e l'Honduras.

Yaxche: Nome maya dell'Albero cosmico (il Ceiba azteco), misterioso albero sacro della vita e della conoscenza, che si ritrova nel mito delle origini di quasi tutte le civiltà d'Oriente e d'Occidente. Secondo i sacerdoti maya, lo Yaxche è l'albero originario della Conoscenza, posto al centro della Terra, in cima al quale si trova l'Olimpo degli "dei" Maya. Nelle raffigurazioni di alcune pale d'altare, che si trovavano nei templi della Croce di Palenque, l'albero della Vita appare con rami orizzontali terminanti con zampe di rettile e con un uccello-serpente appollaiato in cima al tronco. Al cosmico Yaxche i Maya appendevano i quattro giovani scelti per il gioco sacro del Volador.

Yoyolche: Demoni notturni che si muovono con passi lunghi mezza lega, sconquassando le case al loro passaggio.

Zakikoxol: Misteriosi esseri di dimensioni minime, abitanti nei boschi; bisogna stare attenti a camminare nei posti infestati da loro, perché hanno la capacità di penetrare all'interno dei corpi. I discendenti contemporanei dei Maya li temono molto, e lasciano sempre per loro. davanti alle loro case, piatti con cibi (farina, mais e acqua). Se ben nutriti questi spiriti, come i nostrani folletti, aiutano e proteggono la casa dai ladri. Nel PopolVuhvengono chiamati U VinaquilHuyub, "omuncoli del bosco": altri nomi sono Alux o Ru VinakiiChee (Folletto che vaga nelle foreste). Presso i Cakchiquel il nome Zakikoxol indicava gli spiriti del vulcano Fuego. Come essere personale compare negli Annali di Cakchiquel ed è un gigante vestito di rosso sangue, che può anche avere la forma di un fuoco, ed è lo spirito protettore della foresta.

ZicAhau: Dio maya del Tabacco. Secondo il PopolVuh, il rito sacro del fumo risale ai due Gemelli del PopolVuh, i quali ricorsero alla pipa per sopravvivere al gelo e alle tenebre dell'inferno Xibalbà, dove si recarono subito dopo aver sconfitto gli ultimi giganti e dove superarono numerose ardue imprese.

Zipacnà: Figlio di Cabracan. Ultimo dei Giganti vissuti probabilmente nel mondo del primo Sole, partecipò al massacro dei quattrocento giovani civilizzatori e fu poi ucciso dai Gemelli Hunahpu e Ixquic.

 

 

 

 

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