IL DESTINO ED IL FATO

 

 


Il destino è uno degli argomenti più chiacchierati in filosofia e in teologia. Esso ha da sempre affascinato e spaventata l'uomo tanto quanto forse la morte stessa. È qualcosa di misterioso su cui ognuno ha la propria personalissima opinione e di cui non si può ovviamente fornire alcuna prova che possa avvalorarla.  Intanto precisiamo cosa significa testualmente destino. Destino, come suggerisce la parola stessa, deriva da "destinare", "destinazione", ovvero è la strada che, volenti o nolenti, siamo predisposti fin dalla nascita a percorrere. È come un libro già scritto che nessuno però ha mai potuto leggere, se non appunto attraverso alcune antiche arti come la divinazione che, essendo la tecnica con cui l'uomo riesce a predire il futuro, ci permette di cogliere alcuni stralci di quel libro.


Bisogna però fare attenzione a non confondere il destino con il fato, seppur spesso le due cose vengano usate come sinonimi. Il fato è il contesto nel quale diamo forma al nostro destino. Il fato è qualcosa che può esserci avverso, che può ostacolarci e porci sfide impreviste, e proprio per questo spesso prende connotati oscuri. Il destino invece è semplicemente ciò a cui siamo destinati, la nostra destinazione. Il fato, invece, rappresenta la serie di cause e conseguenze inevitabili che ci condurranno a tale destino. Si potrebbe dire che il destino è descritto, secondo la filosofia moderna, come la strada da percorrere che va da un punto a un punto, mentre il fato sono gli ostacoli e gli eventi imprevisti che danno forma a questa strada. E se noi accettiamo il nostro destino, ovvero scegliamo di percorrere la strada a cui siamo destinati, di conseguenza diamo vita anche al fato. In poche parole prendendo parte al nostro destino, noi diamo forma al fato. Considerando le cose in tale maniera possiamo dire che ognuno è sia vittima che artefice del proprio destino. Come un circolo chiuso. Se noi facciamo una scelta, è vero che l'abbiamo fatta noi, ma forse era destino che la facessimo!

Io credo che il destino sia come un libro già scritto, però da noi. Cioè, noi ne siamo sia vittime che artefici. Nasciamo avendolo già scritto anche se mentre lo viviamo ancora non lo sappiamo. Come se lo avessimo scritto nel futuro, alla fine, per poi viverlo partendo dal passato! Comprendo che come concetto è un po' complicato quindi, per farvelo comprendere meglio, spiegherò intanto come considero il Tempo. La linea temporale, secondo me, semplicemente non è una linea. Il tempo, a mio avviso, è molto più simile a un cerchio. Quando nasciamo ci troviamo ad un punto del cerchio e siamo costretti per natura a percorrerlo da un solo lato. Ed ecco così che per noi, che camminiamo in un solo verso (universo), ci troviamo a distinguere passato, presente e futuro, in senso del tutto cronologico. È però anche vero che un cerchio oggettivamente non ha una direzione, non ha inizio, né fine, pertanto non esiste veramente in un cerchio il concetto di prima e dopo. La classificazione del tempo, l'offrirgli una cronologia e un senso logico, è solo qualcosa di soggettivo, relativo soltanto a noi essere viventi che lo percorriamo in un solo verso. Probabilmente uno Spirito che può viaggiare in entrambe le direzioni, partendo da qualsiasi punto del cerchio, non si porrebbe il problema di distinguere passato, presente e futuro, perché il passato potrebbe essere futuro e il futuro già passato. Quindi nella REALTA' il Tempo è un'eterna manifestazione del presente.

Pertanto ogni pagina che scriviamo del nostro destino, da qualche parte è già stata scritta, forse proprio da noi, dalle nostre scelte. Credo anche che il destino non sempre sia semplice da capire. Ma allo stesso tempo niente accade per caso. Credo che ogni cosa che ci succede sia presagio e segno di un'altra, come se alla fine ci spostassimo da un punto all'altro in un percorso ben delineato, anche se magari mentre lo facciamo non ne notiamo il senso. Per spiegare meglio questa mia teoria userò una metafora. Praticamente ho sempre immaginato il destino come uno di quei giochi della settimana enigmistica, quei giochi in cui devi unire i puntini numerati al fine di scoprire quale disegno vi si cela dietro. Durante il corso della nostra vita noi ci muoviamo da un numerino all'altro e mentre inconsapevolmente uniamo tutti i puntini, ci sembra che quelle linee non abbiano alcun senso… poi però arriviamo alla fine di quel percorso e dall'alto, osservando, riusciremo finalmente a intravedere il disegno, a capirne il senso!

 

Il Destino è come un libro già scritto, ma come abbiamo detto ad averlo scritto siamo stati proprio noi! Ma la cosa ancora più buffa è che, se anche lo abbiamo già scritto, lo scriviamo vivendolo! Noi siamo al contempo protagonisti del libro, scrittori e anche lettori. Siamo tre cose separate ma siamo anche la stessa unica cosa contemporaneamente. Questo è un concetto chiaro solo per coloro che hanno compreso la vera Essenza del Tempo, ben diversa dalla Forma che oggi noi umani gli abbiamo attribuito. A tal proposito vi riporto una frase molto bella tratta dal romanzo di Michael Ende, La Storia Infinita, in cui il giovane protagonista Bastiano, si trova a dover aprire per la prima volta il libro che stava per leggere e come piccolo rituale prima di ogni sua nuova lettura, pone la mano sulla copertina e pensa che se anche non conosce ancora i fatti e i personaggi, essi comunque in qualche modo già sono lì dentro.

 

Tutte queste cose in qualche modo sono già nel libro. Per viverle bisogna leggerlo, questo è chiaro. Ma dentro ci son fin da prima. Vorrei proprio sapere come” - Bastiano della Storia Infinita.

 

 

Jennifer Crepuscolo

Anno MMXIII

 

 

 

 

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