L’ANNO ZERO DELL’ERA VULGARIS

 

 

Questo fatto dell'Anno Zero è stato uno dei chiodi fissi del mio primo periodo sul Sentiero. Lanciavo in rete ricerche come 'anno zero vale per tutti?' oppure 'calendario gregoriano in tutto il mondo' sperando di trovare una spiegazione razionale che contrastasse la sempiterna convinzione dei cristiani 'che tutto il mondo conta il tempo così perché è fondamentale ed è soprannaturale'. Sia chiaro, io c'ero arrivata che non era soprannaturale la ragione per cui tutti quanti bene o male oggi calcolano il tempo così, e che doveva esserci qualche ragione banale e prosaica a spiegare questa faccenda, però volevo trovarlo scritto nero su bianco, se non altro per tappare la bocca a tutti quelli che continuavano a considerarla una sorta di 'prova a sostegno'. Poi a forza di cercare ho scoperto che bastava cercare meglio, inserendo chiavi più precise, come ad esempio 'ab urbe condita'. Ab urbe condita pare che non c'entri nulla ma invece mi ha aperto un mondo, e da lì ho avuto agio di muovermi e spostarmi a mio piacere tra date e nozioni, fino a sbrogliare questa semplicissima (banale, e prosaica) matassa. Partiamo dunque da qui: Ab Urbe Condita significa letteralmente 'dalla città fondata', e si riferisce alla fondazione dell'Antica Roma. Verso la fine del periodo repubblicano (precisamente 46 anni prima del presunto anno zero), sotto Gaio Giulio Cesare, un tale Marco Terenzio Varrone  calcolò la data della fondazione dell'Urbe stimando un anno preciso per l'inizio della Repubblica (oggi collocato nel 509 a.C.) e andando poi indietro di 35 anni per ognuno dei sette Re di Roma. Fu così che il Natale di Roma fu fissato nel 21 Aprile dell'anno oggi denominato 753 a.C. Esistono anche altri calcoli effettuati da altri eruditi del tempo con la finalità di stabilire esattamente quando fosse stata fondata l'Urbe, ma tra tutti fu il calcolo di Varrone ad essere approvato e convalidato. Per il conteggio dei mesi e delle stagioni, Giulio Cesare si affidò ai calcoli dell'Astronomo Sosigene di Alessandria, che ad onor del vero erano davvero avanzati e accurati per l'epoca: infatti fu Sosigene il primo a rendersi conto della necessità di introdurre anni bisestili per evitare sfasamenti tra l'inizio delle stagioni e l'avvicendarsi nominale dei mesi, con un'approssimazione che oggi possiamo quantificare in soli undici minuti per anno. Nel primo anno in cui entrò in vigore il Calendario Giuliano, allo scopo di correggere lo scarto che si era andato accumulando nei secoli precedenti, furono aggiunti più di sessanta giorni, e l'anno successivo fu subito bisestile.

Da quel momento in poi e per i successivi milleseicentoventisette anni, restò in vigore il Calendario Giuliano, anche se il parametro anno zero non restò fissato ab urbe condita per così tanto tempo: sappiamo ormai fin troppo bene di come andò a finire tutta la storia dell'Impero Romano, dell'Editto di Tessalonica e dell'inizio del periodo che oggi è denominato Medioevo, con tutto quello che ha comportato dal quarto e quinto secolo in poi in termini di divieti, imposizioni e repressioni atte a consolidare il potere dell'istituzione chiesa, per cui era logico che presto o tardi anche l'inizio convenzionale del tempo non restasse fissato sui Natali di Roma, ma che venisse arbitrariamente spostato su un altro natale. Difatti, nel sesto secolo, precisamente nell'anno oggi denominato 525, un certo Bonifacio, che era capo dei notai pontifici, si ritrovò a dover risolvere un problema legato alla datazione della pasqua, che essendo per tradizione legata alla luna, si sfasava rispetto all'anno solare; a tal proposito Bonifacio richiese l'aiuto di un monaco, tale Dionigi il Piccolo, che aveva fama di essere molto erudito e straordinariamente intelligente. Dionigi accettò l'incarico e inizialmente si mise all'opera esclusivamente allo scopo di compilare una tabella che riportasse tutte le pasque degli anni passati, riordinandole secondo il calendario Giuliano in vigore a quel tempo. Fino a quel momento, e nel luogo in cui Dionigi aveva ricevuto l'incarico di eseguire l'analisi, il tempo si contava ancora a partire dalla fondazione di Roma, oppure in alternativa, da 284 anni dopo la fondazione di Roma, anno in cui era fissato l'inizio del regno di Diocleziano. Dionigi avrebbe potuto basarsi su una di queste due date, entrambe accettate, e compilare la tabella delle pasque di conseguenza - e dal momento che non volle neppure prendere in considerazione di basare il conteggio su Diocleziano (in quanto quel sovrano aveva fama di non essere stato per nulla tollerante verso i cristiani) a quel punto sarebbe stato logico che si fosse avvalso della partenza ab urbe condita. E invece no.

Dionigi decise di calcolare la data di nascita di Cristo estrapolandola da quello che si poteva desumere dai Vangeli, e di basare poi la sua tabella delle pasque su quella partenza. Siccome Fibonacci non era ancora nato, per cui nessuno aveva ancora mai ventilato al mondo occidentale il concetto di numero zero, Dionigi fissò l'inizio del tempo al 25 dicembre del 753 ab urbe condita, denominandolo anno uno. Tra l'altro fece anche un certo casino, perché oggi sappiamo che re Erode esistette davvero e morì, di per certo, nell'anno attualmente denominato 4 a.C., per cui volendo tenere per buona la cronaca offerta dalle sacre scritture, in questo caso il natale del cristo è sfasato di almeno quattro anni buoni. Ad ogni modo questo sfondone non impedì che l'iniziativa di Dionigi venisse apprezzata nell'ambiente ecclesiastico, e a causa della centralità e del peso politico della Chiesa di Roma, si diffuse inesorabilmente. Il clero francese adottò la datazione proposta da Dionigi nell'ottavo secolo, il clero tedesco nel nono, tuttavia diventò 'legge' solo nel decimo secolo, sotto il pontificato di Giovanni XIII, e da quel momento in poi furono adottati dalla cristianità tutta del tempo sia il conteggio delle pasque di Dionigi, sia la convenzione di contare gli anni dalla presunta nascita di Cristo. Dunque facendo il punto della situazione, il concetto di tempo contato a partire dal momento in cui presumibilmente Cristo nacque, è diventato ufficialmente parte integrante della dottrina solo novecento anni dopo quella data presunta, e la sua diffusione è inizialmente avvenuta in seno all'istituzione chiesa, la quale aveva un potere politico ed economico non indifferente in grande parte d'Europa. Le cose poi sono rimaste così per parecchio tempo: per circa settecento anni il calendario della cristianità restò sempre quello Giuliano, anche se l'inizio del conto era stato spostato.

Durante il 1500, le scoperte e le intuizioni di Niccolò Copernico resero superati i calcoli Varroniani, rendendo necessario un aggiornamento del calendario Giuliano: sotto papa Gregorio XIII fu dunque rielaborato e diffuso un nuovo calendario, che è il calendario Gregoriano, in uso ancora oggi. Dal punto di vista tecnico e astronomico, il Calendario Gregoriano era obiettivamente ed oggettivamente migliore: molto simile al Giuliano, si basava però sui concetti di anno tropico e anno siderale acclarati da Copernico, sui quali avevano poi lavorato il medico Luigi Lilio e l'Astronomo Cristoforo Clavio, arrivando a ridurre gli undici minuti di scarto del calcolo Varroniano a soli 26 secondi. Il Calendario Gregoriano è infine entrato in vigore nel 1582, quando Papa Gregorio XIII lo impose urbi et orbi con la bolla papale Inter Gravissimas. Così come fu necessario un aggiustamento iniziale quando entrò in vigore il Calendario Giuliano, allo stesso modo fu necessario fare lo stesso per riallineare le coincidenze tra calendario e stagioni sulla base dei nuovi conteggi: così accadde che una sera la gente si addormentò il 4 ottobre, e la mattina dopo si svegliò il 15 ottobre, e a dirla tutta ci fu il rischio di una mezza insurrezione, perché i contadini non la presero benissimo e si fecero l'idea che ci fosse sotto qualche complotto. Per sedare gli animi, i preti diffusero immediatamente la voce che questo nuovo calendario fosse miracoloso, e che i santi avrebbero concesso molti miracoli nelle date a loro consacrate.

A questo punto vi invito a considerare la data: siamo in pieno sedicesimo secolo, in piena inquisizione, nel pieno dell'attività dei conquistatori europei proiettati verso il Nuovo Mondo. Nel 1500 Cabral scopre il Brasile, nel 1521 Cortez conquista l'Impero Azteco, nel 1565 Estacio de Sa fonda Rio de Janeiro, nel 1580 Juan de Garay fonda Buenos Aires. Non che c'entri col calendario, non direttamente almeno, ma è utile a dare un'idea del panorama di quel periodo: la cristianità dilaga fuori dai confini dell'ormai defunto impero Romano, fuoriesce dall'Europa in cui si è propagata, veleggia verso le Americhe, mutila l'Africa strappandole la sua gente, e dovunque passa sradica, devasta, impone, sostituisce. Impianta la propria struttura in ogni terra che tocca. E in ogni terra che tocca porta il proprio sistema di misurazione del tempo, fissando la conta degli anni a partire da quell'anno zero. Se prendiamo un planisfero ed evidenziamo tutte le terre che furono Impero Romano, tutte le terre dell'Europa cristianizzata, e tutte le aree colonizzate delle terre Americane al termine del sedicesimo secolo, vedremo che resta ben poco mondo libero dal dominio ecclesiastico, e di conseguenza appare lampante come sia stato possibile che l'anno zero sia diventato un fattore globale. Nulla di mistico dunque!  Del resto anche l'usanza di festeggiare il capodanno il primo di Gennaio (che non è legata in alcun modo alla cristianità, né ad alcuna tradizione monoteista, ma anzi ha radici chiaramente Pagane) si è diffusa nello stesso modo, cavalcando la stessa corrente... solo che i cristiani non ne hanno idea! Non essendovi, nel moto degli astri, alcun evento che permetta di individuare un momento annuale tale da essere universalmente riconosciuto come inizio dell'anno, per secoli la maggior parte della gente ha festeggiato l'inizio di un nuovo ciclo annuale ad ogni equinozio di primavera, e se pure questa era la tendenza generalizzata, non era comunque una regola, né veniva applicata universalmente.

Gaio Giulio Cesare, quando mise in vigore il suo Calendario Giuliano nel 46 a.C., colse l'occasione per mettere d'accordo tutta Roma sul Capodanno: non scelse l'equinozio di primavera, bensì il giorno della festa di Ianus, il Dio Giano, denominando Ianuarius l'intero primo mese dell'anno in suo onore. Il culto di Giano ha le sue origini molto indietro nel tempo, quando ancora i popoli arcaici del Mediterraneo onoravano la Dea Madre Dia: il suo nome con il passare dei secoli si delineò in Diana, quella stessa Dea Diana che i Romani ritenevano essere, appunto, la madre del Dio Giano.  All'epoca di Giulio Cesare la figura di Giano aveva ormai assorbito interamente tutte le prerogative dell'antica Dia: Dio delle Porte, delle Entrate, delle Uscite e degli Inizi, era raffigurato in forma bifronte ad indicare la sua capacità di vedere ogni cosa passata e futura, e il suo Culto era molto sentito e diffuso tra tutti i Romani. Possiamo dunque affermare senz'ombra di dubbio che il nostro Capodanno è ancora quello voluto da Giulio Cesare, Ianus Ianua, la Porta dell'Anno in onore di Giano, e che quel ''buona fine e buon principio'' che tanti ancora oggi si scambiano inconsapevolmente, è un retaggio del Culto dei nostri Avi Romani, sopravvissuto nei secoli. In seguito all'avvento della cristianità, alcuni preferirono far coincidere il loro inizio anno in corrispondenza della pasqua o del natale, e ciò incrementò le già presenti confusioni che venivano spesso a crearsi, quando persone appartenenti a gruppi sociali distanti dovevano confrontarsi o interagire su qualsiasi cosa che presupponesse la necessità di utilizzare date o scadenze precise. Fu nel 1564 che il re di Francia, Carlo IX, decise infine (per motivi di preferenza personale, culturale, spirituale o per capriccio non si sa) di fissare ufficialmente il capodanno al primo Gennaio, e la nuova convenzione si diffuse come regola, dapprima localmente, poi sempre più universalmente, cavalcando l'onda della globalizzazione insieme al Calendario Gregoriano e all'Anno Zero: così in questo caso, assai spassosamente, è la cristianità a portare in giro, inconsapevolmente, il volere di Giulio Cesare e del Re di Francia, ed è così che ancora oggi tutte le persone del mondo si fanno gli auguri ogni anno nel nome di Ianus.


Chiaramente l'essere umano, da che ha avuto facoltà di pensiero astratto, ha sentito l'esigenza di contare il tempo, ed è un fatto assodato che fin dai tempi più remoti tutte le civiltà più evolute hanno avuto un loro calendario. In molti casi i calendari in uso erano più incentrati sull'avvicendarsi di mesi e di stagioni che sul designare un momento preciso da cui far partire il computo degli anni, e alcuni, anche molto antichi, erano davvero dei piccoli capolavori di accuratezza ed intuizione, come ad esempio:

 

Il più antico di tutti risale a settemila anni fa, è stato ritrovato inciso su pietra in Bulgaria, e mostra chiaramente uno schema mensile.

Il calendario Babilonese ha circa quattromila anni ed era già annuale, con l'anno sorprendentemente definito in 365 giorni.

Il calendario Egizio ha più di quattromila anni, aveva mesi di 30 giorni e aveva anche un capodanno, fissato alla Levata Eliaca della stella Sirio.

Il calendario Maya ha duemilacinquecento anni, anzi è più corretto dire i calendari Maya, perché ne usavano due contemporaneamente, uno che durava 260 giorni ed era apposito per le festività religiose, e un altro di 365 che scandiva la vita civile.

 

Il Calendario Gregoriano, con il suo conto degli anni fissato all'anno zero e il suo capodanno fissato al primo gennaio, deve indubbiamente la sua diffusione globale a due fattori: la diffusione infestante della cristianità, che lo ha imposto automaticamente assieme a tutto il resto, è senz'altro la prima e la preponderante delle due ragioni. Il secondo fattore che ha senz'altro avuto una parte importante è l'accuratezza tecnica che questo sistema può vantare, che a prescindere dalla questione anno zero e anche dal capodanno voluto da Carlo Nono, è indubbiamente il più preciso a livello di avvicendamento mensile e allineamento di stagioni, solstizi ed equinozi. Tuttavia non è affatto vero ciò che spesso si sente dire, che TUTTI i popoli del mondo abbiano adottato il Calendario Gregoriano:


la Cina per esempio lo ha preso in considerazione solo nel 1912, per motivazioni prettamente legate a rapporti commerciali e politici con il mondo occidentale (così come ai tempi di Marco Polo aveva preso in considerazione quello Giuliano per le stesse ragioni) ma in tutti i casi ha sempre mantenuto in essere anche il Calendario Cinese, affiancandolo a quello dei paesi esteri e proseguendo con le celebrazioni delle festività tradizionali.

In India, Bangladesh, Israele, Pakistan e Birmania sono ancora in vigore i calendari locali, ai quali (sempre per comodità commerciale e di rapporti con
altri Paesi) viene affiancato il Calendario Gregoriano in uso all'estero.

In Etiopia, Nepal, Iran e Afghanistan vigono tuttora tout court calendari diversi dal Gregorano. Curiosità, in Etiopia il capodanno si festeggia sempre e solo il 12 settembre!

L'Arabia Saudita ha recentemente affiancato al proprio tradizionale calendario Hijri (che poi tanto tradizionale non è, dato che ce l'hanno dal 1932) il calendario Gregoriano, ammettendone l'uso nella compilazione delle buste paga dei dipendenti pubblici: è successo nel 2016, anno in cui si sono resi conto che conteggiando gli stipendi sui 365 giorni del Gregoriano anziché sui 354 dello Hijri, lo Stato risparmiava 11 giorni di paga per anno su ogni lavoratore statale.

 

A proposito del Calendario Hijiri si potrebbe fare lo stesso excursus che ho appena fatto circa il Gregoriano, ma non spaventatevi! Sarò sintetica stavolta, limitandomi a illustrare per sommi capi come anche in Saudi Arabia vi sia una tradizione antica di calendari legati alla storia del luogo, che inizia con i calendari Zoroastriani e termina con la fondazione del Regno da parte di Abd Al Aziz Saud nel 1932, anno in cui fu fissato il loro anno zero nel momento da noi conosciuto come 622 d.C., che per gli arabi è l'anno in cui Maometto compì l'Egira (in arabo, appunto, Hijri) dalla Mecca a Yathrib, e che indica l'inizio della loro era moderna.

Capisco che resta oltremodo seccante usufruire di una datazione basata sulla nascita di Cristo, ma alla luce di questa analisi appare molto chiaro che tale datazione è a conti fatti zero per cento mistica, cento per cento convenzionale. Aveva già capito tutto Keplero, che nel 1615 introdusse per la prima volta la dicitura ''era volgare'' per definire il tempo attuale, perché di fatto definisce, al di là di chi crede o meno in una determinata religione, ciò che l'anno zero rappresenta, vale a dire non la supposta nascita di un supposto messia, ma un periodo storico ben definito e (ahimè) influenzato in modo massivo da questa religione. Trovo dunque che l'utilizzo delle sigle e.v. (era vulgaris) e a.e.v. (ante era vulgaris) non sia affatto un vezzo affettato da intellettuali ricercati, ma invece un'ottima abitudine che abbiamo tutto il diritto di prendere, e che dovremmo davvero fare del nostro meglio per prendere, in virtù della prosaica realtà dei fatti e a vantaggio della laicità di cui il mondo del futuro necessita. Dunque oggi, al tempo della stesura di questa breve analisi sui calendari, corre l'anno 2018 e.v.



Kate Ecdysis

Anno MMXIX

 

 

 

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