UN RAZIONALISTA DAVANTI ALLA SINDONE

 

 

Nei vari spostamenti su e giù per l’Italia e legati ai miei spettacoli di mentalismo, casualmente, mi sono trovato nella splendida città di Torino il 25 maggio. Spesso visito la città magica per eccellenza, non la amo particolarmente ma tant’è. In un momento di riflessione mi sono appunto ricordato, impossibile diversamente con tutto il bombardamento mediatico che subiamo, che fino a giugno ci sarà l’ostensione della ‘Sindone’, presunto sudario che ha avvolto il corpo di Gesù dopo la morte ( fisica s’intende, sic!).

Prima di recarmi a Torino, preso dalla noia pomeridiana, ho deciso di girovagare fra i siti più o meno istituzionali legati all’evento dell’anno della città piemontese cercando notizie, curiosità, commenti – storici e non – sull’oggetto tanto mai misterioso. Fra le varie pagine internet che ho visitato mi sono imbattuto in quella ufficiale della Sindone, dove è possibile leggere un poco di storia della stessa, sapere quali sono state le ostensioni ( così si chiamano) della stoffa sacra ai cristiani e diverse altre curiosità. Vi è una sezione, fra l’altro, dove è possibile prenotare la propria visita – gratuita – per poter visionare l’oggetto. Mentre visionavo questa pagina mi è venuta in mente l’idea di unire l’occasione di trovarmi a Torino con l’occasione di visitare la famosa reliquia e, spinto da curiosità, ho prenotato la mia visita per le 16 del 25 maggio 2015. Il sistema mi ha assegnato un numero di prenotazione che ho messo nella borsa che mi serve per i miei esperimenti di suggestione mentale e, il giorno della partenza ho calcolato una mezz’ora di tempo in più per rispettare l’impegno della prenotazione, volesse mai che il Vaticano se la prendesse a male. Munito del foglio prenotazione nella mano sinistra mi sono avvicinato alla piazza che fa accedere all’inizio del percorso, obbligato, per raggiungere il luogo dell’ostensione. Prima di arrivare all’inizio del tunnel perché di questo si tratta, una fila interminabile di gazebo/tendoni, mi sono imbattuto in un gruppo di persone che saltellando allegramente innalzavano un canto al cielo che, stonando come pochi, recitava ‘ Gesù Gesù, Maria, Maria…’ un mantra ripetuto all’infinito che aveva qualcosa tra il patetico e il pittoresco ma che aveva anche molta presa sugli astanti molti dei quali hanno iniziato a saltellare seguendo questo ritmo e iniziando un trenino come non ne vedevo dai tempi di ‘Maracaibo’ ( singolo di Lu Colombo datato 1981) che vedeva, a mo’ di locomotiva (perdonate l’ironia) una gentile signora in carrozzella ( non emetteva vapore a prima vista).

Sgusciando dalla zona trenino prima che qualcuno avesse la brillante idea di trascinarmici, cosa che avrei permesso solo a qualche gentile donzella graziosa, mi sono avvicinato all’inizio del ‘tunnel’. La prima cosa che ho notato è l’innumerevole presenza di forze dell’ordine di ogni tipo presenti ovunque e, da razionale quale sono, ho subito pensato a quanto questo incidesse su tutta la cittadinanza della penisola in fatto di costi, ho subito però distolto il pensiero per evitare eccessi di bile. Bene, Giunto all’inizio dell’oramai famoso percorso coperto, ho notato che vi erano, ogni 10/15 metri delle persone che, vestendo un gilet di un colore poco classificabile, tra il rosa antico e il viola milka scolorito, con affabilità sorridevano e chiedevano il foglio di prenotazione. Il mio l’ho consegnato ad una signora molto cortese che mi ha chiesto gentilmente di spegnere il cellulare, togliere gli occhiali, camminare in silenzio, mantenere la sinistra del percorso, non adoperare macchina fotografica, non mangiare, non bere, evitare di fermarmi e mille altre raccomandazioni che ho seguito scrupolosamente fintanto che me le sono ricordate. Al che, assecondando la vena umoristica toscana che mi pervade, ho iniziato a chiedere quanto fosse lungo il tragitto della passione che mi aveva appena illustrato e durante il quale mi sarei dovuto trattenere ad ogni tentazione moderna e la signora, nemmeno scomponendosi, mi ha risposto: 850 metri circa.Iniziato il percorso mi sono guardato attorno cercando complicità – o quantomeno disponibilità al dialogo – dai miei colleghi di viaggio ma niente, pareva di trovarsi in una scena di qualche film surreale, tutti a borbottare cose a bassa voce, capo chino, passo lento e misurato, sguardo perso nel vuoto. Borbottavano alcuni preghiere, altri frasi dialogative, alcuni affermazioni, richieste, suppliche, pentimenti e, udite udite, perfino una lunghissima frase in latino recitata da un prete, sicuramente la sua vita era stata più incline agli studi rispetto agli altri viaggiatori. Le età presenti erano mediamente superiori ai 50 anni, moltissimi anziani, moltissimi bambini con i nonni e, se dio vuole ( sempre l’ironia toscana ) pochi giovani. Il camminamento era diviso in due parti, a sinistra i normodotati, a destra i diversamente abili che con immani difficoltà, facevano girare le loro ruote, battere i loro bastoni, ciondolare le loro gambe per giungere al cospetto dell’unico cenno ‘ritrovato’ del figlio del loro Dio.

Arresomi alla cattiva sorte che mi aveva dato sfigati compagni di viaggio ho avuto l’idea di provare a chiacchierare nuovamente con le varie persone del servizio volontario ma nulla, anche li un muro di gomma rimbalzava le mie domande e i miei sguardi fino a quando – stremati dalle mie insistenze – hanno cominciato a concedermi sorrisi, ammiccamenti, parole di supporto per la lunga camminata ( 850 metri non sono eterni ma ai più parevano un sacrificio enorme), consigli su come vedere al meglio la sindone, dove focalizzare l’attenzione e per giunta un volantino con una preghiera che mi concedevano, composta nientepopodimenoche dal ciocciottello Arcivescovo di Torino Custode Pontificio della S. Sindone esimio sig. Cesare Nosiglia, al quale non avrei girato le spalle nemmeno per un attimo, al quale non avrei affidato mio figlio nemmeno in caso di morte, al quale non avrei concesso un secondo della mia attenzione (vi consiglio di cercare su internet una sua foto e – con attenzione – fissarlo, arriverete alla conclusione che si tratta di un mix fra Peter Griffin, Salvatore del film ‘ Il nome della rosa’ e il vostro peggior incubo). Ironia a parte, senza stare a inondare queste pagine con la descrizione dei turpi personaggi che incrociavano il mio cammino, arrivo subito al sodo, l’entrata nella chiesa (il Duomo) dove è esposta la Sindone, senza prima omettere il fatto di aver assistito ad un video di presentazione, con musica terribile in sottofondo, che illustra le varie parti del telo, quelle nelle quali si evidenziano le tracce di sangue, quelle dove si notano i lineamenti del volto e del corpo ecc…ecc…

Eccomi entrato in chiesa dove il buio la fa da padrone in tutto l’ambiente, i visitatori vengono suddivisi in tre file che possono vedere abbastanza agevolmente il sudario montato in una teca di vetro (pare da indiscrezioni che sia vetro antiproiettile) e restare a guardare per circa 3 o 4 minuti ascoltando una voce ( credo registrata ma non sono certo) che blatera qualcosa in merito alla figura di Gesù Cristo ( nulla di descrittivo ma di contenuto religioso) che non sono stato ad ascoltare. La mia attenzione era tutta concentrata sugli sguardi delle persone che erano con me, alle loro labbra cercando di captare qualche parola, ai loro movimenti e a tutte le sfaccettature umane che si trovavano davanti alla Sindone. A fianco della teca vi trovano posto due carabinieri in alta uniforme e mi torna in mente la prima questione notata, la spesa pubblica. Il sudario è disteso all’interno di una teca di vetro, dista circa 4 metri dai più prossimi visitatori, lunghezza in orizzontale che permette di vedere quanto visto diverse volte in tv e nei libri, la parte frontale alla mia sinistra, la parte dorsale alla mia destra. Il buio non aiuta a marcare, almeno visivamente, i confini dell’immagine impressa sul telo, tant’è che sento qualcuno lamentarsi che non riesce a vedere niente. Personalmente non ho problemi di vista e sono riuscito a identificare i confini della figura e ha riconoscere quello che viene definito come volto di Cristo e, perfino, le tracce di sangue delle ferite. Nell’aria c’è un odore di incenso classico da chiesa, un leggero odore pervade tutte la navata centrale. L’ambiente è freddo specie rispetto all’esterno, molti pregano, molti borbottano, molti parlano fra loro in tono basso e, molti altri, indicano le varie parti del telo muovendo il dito. Attorno alle teca, tenuta sospesa da cavi e montanti è drappeggiato un telo nero forse di velluto. Il nero dei teli contrastava molto bene con gli altari barocchi che sono presenti in larga misura in tutta la chiesa, la balaustra che divide il pubblico dalla teca è ricoperta di una stoffa di velluto rosso che, assieme al nero e al barocco presente, rende molto bello – quantomeno per i miei gusti – il tutto.

Ad un certo punto mi desto dalla concentrazione sui particolari quando la voce chiedi ai fedeli di uscire per lasciare posto a coloro che devono sopraggiungere. Mi dirigo all’uscita, esco. La fuori tutto un bisbigliare di commenti, appunti, pensieri e mille altre parole che non riesco tutte a percepire. Solo una frase mi colpisce, due ragazzine che, senza troppe remore per il tono di voce, si dicono di aver perso tempo, molto meglio passare lo stesso tempo ad H&M ( nota catena di rivenditori di abiti).Alla fine, dopo circa 30 minuti di tempo dedicato alla visita e dopo aver visionato la sindone, ho colmato una lacuna che, però, ne ha aperta un’altra: non sono mai stato ad H&M.

 

 

 

Mago Woland

Anno MMXV

 

 

 

 

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