RE SALOMONE

- Analisi storica & critica esoterica -

 

Quante cose sono cambiate da quando gli Dei Originali sono stati trasformati nell’accezione negativa del termine daemon. A causa di eventi ormai lontani nel tempo per tracciarne le dinamiche esatte ma abbastanza determinanti da lasciarci ancora oggi e per intero la peggior eredità possibile. Il loro lascito si chiama odio eterno e la loro arma più grande si chiama falsificazione. Falsificazione storica, religiosa, spirituale e come nel caso specifico che ci stiamo apprestando ad analizzare falsificazione teurgica.

Soprattutto in occidente è ancora grande la considerazione esoterica che circonda la figura di Re Salomone insieme alle sue principali opere di prevaricazione evocativa. I suoi manoscritti sono forse stati il primo esempio concreto di disprezzo dissimulato tra delle pagine atte a promuovere il peggior atteggiamento contro i sacri e nobili poteri dell’inferno. In tutto questo Salomone non solo è stato perfettamente giustificato ma anche lentamente mitizzato fino a diventare un valido esempio da seguire. Le masse di esoteristi ormai quasi del tutto predisposte alla cristianizzazione non hanno fatto alcuna resistenza, divenendo a loro insaputa complici di un preciso piano per la graduale corruzione delle alte comunicazioni. Ammetto che inizialmente le motivazioni che mi spingevano a scrivere un articolo su questo argomento non erano dentro di me particolarmente entusiaste. Da Satanista non esistono per me pagine più infime di quelle salomoniche, tanto devianti quanto dannose per chiunque si avvicini ad un certo mondo senza le dovute premesse. Basterebbe infatti mettersi in contatto con mente non condizionata e spirito sincero con queste stesse entità per toccare con mano il tasso di menzogna contenuta nei grimori cristiani, e smontare la versione abramitica in un attimo. Dopo alcuni momenti di riflessione giudiziosa mi sono reso conto che qualcosa nel modo giusto andava scritto anche solo per provare a strappare definitivamente la maschera a questo sopravvalutato “grand’uomo” d’un mago giudeo. Spero solo che la mia analisi si inserisca dignitosamente tra le molte già esistenti ed effettuate o dai tanti antenati moderni di Salomone o dai molti altri ricercatori corrotti al punto giusto da riuscire ad enfatizzare a sproposito la figura di questo megalomane glorificato.

Dietro il personaggio chiamato Re Salomone si nasconde un semplice religioso fervido devoto di YHWH. Indipendentemente da fatto che sia esistito veramente un uomo con quel nome e quelle caratteristiche, il punto centrale della questione non dovrebbe essere quello di disquisire eccessivamente sulla sua realtà storica, ma di concentrarsi nel comprendere il peso e gli effetti del suo agire simbolico. Salomone lo potremmo considerare come il golem per eccellenza dietro cui moltissimi rabbini si sono celati per agire sempre nella stessa maniera contro il ricordo della grandezza di Satana. Non credo sia mai esistito un solo re Salomone ma tanti quanti gli intenti che nel corso dei secoli si sono susseguiti fino a dare forma e sostanza all’attuale misticismo talmudico.

La sua biografia ufficiale ci narra di Salomone come il figlio di Davide e terzo Re di Israele, divenuto l’ultimo sovrano delle sue genti sul monte Sion prima di cadere in disgrazia insieme alla distruzione del suo stesso Tempio. L’origine del nome Solomòn si rifà ad una versione greca secondo una precisa allegoria sincretica ed è considerata come la sintesi dell’energia del sole secondo una triade di tradizione extrabibliche dal latino SOL dal sanscrito OM e dall’egizio ON. La datazione della sua presunta esistenza ricoprirebbe un periodo che va dal 970 al 930 a.C. mentre se parliamo dell’intero contesto storico/biblico fatto di guerre e capovolgimenti si parte dal 1100 e si arriva fino al 587 a.C Tralasciando le sue mille doti e virtù attribuitegli dai vari esegeti pur di ingigantire una figura che senza tali accorgimenti sarebbe apparso fin troppo ambiguo con il suo harem, le sue 700 mogli e 300 concubine, e le sue vendette fratricide, Salomone è la materializzazione concreta di un preciso approccio magico che diventerà poi mentalità radicata. Umanamente parlando è stato un sadico invasato che si muoveva attraverso le arti magiche solo ed esclusivamente per sottomettere ogni spirito al suo volere. Pur di appagare la sua ambizione di potere era disposto ad ogni cosa, ed ha fatto sicuramente (lui o chi per lui)) ogni cosa possibile pur di mettersi in mostra davanti al suo dio compiaciuto. Se si decide di prendere per buona la sua storia di vita trapela una figura da ingannatore seriale, uno spaccone, un degno rappresentante del basso retaggio che incarnava. Nella formulazione della sua biografia apocrifa c’è tanto di allegorico, basti pensare al riferimento che parla della costruzione del suo famoso tempio,  che richiama ad un progetto religioso ben preciso che da li a poco avrebbe rappresentato i primi passi di quello che noi oggi chiamiamo Giudeo/Cristianesimo, o al riferimento all’abbondanza e alla sfarzosità di oro e argento tanto ostentata attraverso il suo regno che fa da preludio ad una tendenza materialistica che caratterizzerà tanto una certa impostazione sia mentale che estetica di derivazione papale. O all’innalzamento di 1005 cantici all’eterno YHWH, che tradotto su un altro piano rappresentano solo 1005 potenziali maledizione contro ogni nemico della loro fede. Il racconto nel suo insieme è sicuramente l’unione di tanti elementi combinati, ogni elemento ha la sua funzione che serve a fissare definitivamente il personaggio dentro un falso mito di genere. C’è l’uomo re con le sue vicissitudini e trionfi, vizi e redenzioni, e la parte simbolica contenente una sorta di doppio fondo. Sia la parte umana che quella allegorica sono parti VERE è la forma ad essere FALSA. Il lato umano di Salomone vuole apparire grande e giusto ma in realtà è viscido e crudele, il lato simbolico vuole apparire con un solo significato innocuo ma in realtà in una prospettiva inversa descrive perfettamente il vero intento celato. E’ il punto di vista imposto dal narratore biblico la chiave per capire dove e come interpretare la parte che non ci vogliono far vedere. Una volta capito come interpretare e fin dove guardare, la storia di Salomone diventerà forse una cosa molto peggiore di un solo e semplice personaggio fittizio che ci parla di amore nel Cantico dei Cantici, diventerà la rappresentazione epidemica di un’intera generazione di criminali esoterici moltiplicati e riassunti per semplificazione sotto un solo Re storico.

 

Salomone rappresenta il miglior esempio del suo dio

 

Seguendo dunque un certo filo logico inevitabile, solo ad un esterno alla questione potrà bastare la credenza di un Salomone realmente esistito, ad un Satanista servirà molto di più conoscere il vero volto che si cela dietro l’apparente costruzione. Anche perché il personaggio porta da una parte, una sua lettura più profonda da tutt’altra parte. Nemmeno i ritrovamenti archeologici sono stati sufficienti nel supportare quello che veniva narrato, nessun tempio e nessun manufatto, che testimonierebbero almeno una parte di quello che veniva descritto nei loro testi sacri. La certezza storica di quest’icona ebraica sembra molto fievole, e lo è sembrata anche ai molti ricercatori che si sono imbattuti nell’esame di una qualsiasi traccia che portasse prima o poi ad una svolta mai pervenuta. Perfino il suo aspetto risulta essere abbastanza vacuo. Ed anche qui non esistono ovviamente raffigurazioni ritenute storicamente attendibili, ma rappresentazioni successive al periodo solo ipotizzate. Ma per mia fortuna non sono qui per fossilizzarmi sulla sostanza storica di un Salomone presunto ma per concentrarmi casomai sugli effetti (questi si molto più reali) del suo operato magico. Senza il suo lascito Salomone non esisterebbe per la storia, è solo il suo esempio a renderlo tristemente REALE. Non esistono altri elementi altrettanto concreti ma solo il suo testamento su carta per farci un’idea di cosa ha voluto lasciarci e perchè. Il profilo completo che ne risulterà sarà rivelatore solo agli occhi attenti di un vero Satanista. Ufficialmente gli unici Manoscritti fatti risalire a Re Salomone sono Tre, tutti accomunati dalla forma ridondante, ripetitiva e ossessivamente reverenziale tipica dei testi di un tempo. Tutti e tre sono accomunati dal tema evocatorio condito in salsa Yahwehiana. In giro troverete parte di questi scritti un po’ ovunque, tagliati, ricuciti, modificati, esaltati, predicati e sempre tenuti in gran considerazione dall’operatore superficiale di turno. La maggior parte delle fonti sono state ritrovate in lingua Francese, inglese e latino. Anche il greco rappresenta una certa tradizione che si ricollega direttamente a certe dottrine magiche alessandrine. Per assemblare un’unica forma coerente molti ricercatori hanno dovuto analizzare varie fonti, e poi collegarle tramite comparazioni minuziose. E’ bene ricordare che ogni libro di magia evocatoria non riveste mai filologicamente quell’autenticità assolutamente certificata, ma soprattutto nel caso degli scritti di Salomone, rappresenta solo una traccia ritenuta più credibile e concreta rispetto ad altre, tanto da considerarla “abbastanza” veritiera. Servono poi altri metri di paragone per confermarne l’autenticità che solo il metodo rigidamente empirico non può garantire. Lì solo alcuni studiosi riescono ad integrare teoria e pratica andando oltre una certa soglia, i più (come per esempio l’italiano Sebastiano Fusco) ripiegheranno in un approccio più razionalmente accettabile.

 

Iniziamo con IL TESTAMENTO DI SALOMONE: Si tratta del testo ritenuto più antico. Si parla di un periodo che va tra il primo ed il terzo secolo d.C. Citato addirittura all’interno del manoscritto di Dag Hammadi risalente al 390. Il Testamento di Salomone è l’unico che viene ritenuto più attendibile storicamente dagli accademici, in quanto inizialmente incluso negli apocrifi in greco del Vecchio Testamento e poi tolto dai testi sacri perché ritenuto non abbastanza cristianizzabile. Non a caso, viene ancora oggi rigettato ufficialmente sia dai cattolici che dagli stessi israeliti perché nella sua forma originaria non è stato redatto in ebraico o aramaico. In giro esistono una quindicina di codici che si spacciano per gli originali, alcuni di essi rintracciabili in diverse raccolte di patrologia greca tra cui quella offerta a metà dell’Ottocento dall’abate Jacques Paul Migne. Proprio alla sua versione si deve l’ottanta per cento delle altre edizioni pubblicate successivamente sul Testamento dai molti altri ricercatori venuti dopo. Nei fatti il Testamento è all’origine dell’inizio della leggenda salomonica che lo vede come un soggiogatore orgoglioso di spiriti. E’ pura mitologia ebraica o meglio semitica perché ritenuta anteriore perfino alla figura di Abramo. Il Testamento di Salomone racconta di come venne edificato il Tempio grazie dapprima all’intervento dell’arcangelo Michele, che in aiuto di un insicuro Re gli dona un potente anello o Scudo di Davide con inciso il segno del Pentalpha. Grazie a questo aiutino dall’alto Salomone avrà da quel momento in poi il potere di disturbare impunemente ogni spirito e demone “malvagio” pur di ottenere ciò che desidera. La narrazione prosegue e termina come forse non ci si aspetta vista l’ostentata glorificazione del personaggio, che semplicemente cade in disgrazia a causa dei propri impulsi sessuali, molto più forti evidentemente di qualsiasi altra possibile gloria religiosa.

 

“Il loro regno sarà distrutto dopo poco tempo e la loro gloria non durerà che una stagione, e sarà breve la loro tirannia su di noi” – frase profetica tratta dal testamento e attribuita al demone Asmodeo su Re Salomone

 

Effettuando un’ulteriore analisi del testo posso dire che leggendolo di persona da l’impressione di essere dei Tre, quello più impostato in proiezione biblica. Nel senso che è un manoscritto che è stato composto inizialmente per rimanere in linea con la visione della dottrina cristiana. E’ molto squadrato nei dialoghi, la fredda evocazione salomonica segue sempre lo stesso schema; convoca il demone, gli chiede di presentarsi, gli chiede qual è il suo Ufficio ovvero il suo potere e lo lega alle sue volontà.  Salomone segue dalla prima pagina all’ultima le sue due uniche parole d’ordine che sono quella di SOTTOMETTERE e quella di SFRUTTARE. Su altre cose da notare non vi è per esempio traccia nel testo della giusta differenziazione tra spirito, demone o larva, sono racchiusi tutti sotto lo stesso significato generico forse a causa della poca competenza dei copisti dell’epoca. Viene quasi spontaneo chiedersi ad un certo punto della lettura, come mai YHWH, l’arcangelo e Salomone nella loro indiscutibile superiorità, abbiano bisogno proprio della sapienza demonica per realizzare i propri progetti divini. Si sospetta un bisogno e quindi un’inferiore potere spirituale rispetto a quello dei Demoni, che ovviamente non verrà mai ammesso apertamente. Va aggiunto inoltre come particolare singolare ma molto significativo a mio modo di vedere che nel bel mezzo di tutto il piano di sfruttamento sistematico portato avanti nel testo quasi tutti i demoni convocati poco prima di essere incatenati dalla crudeltà di Salomone, lasciano comunque un insegnamento sotto forma di allegoria direttamente al mago, a testimonianza della natura tendenzialmente nobile del demone, che fino alla fine preferisce distinguersi nettamente dalla bassa indole opportunista dimostrata del re Yahwista. In un’ottica coerente quale entità considerata malvagia mostrerebbe tale comportamento?! E’ uno strappo al cuore vedere Demoni come Bael (che interpellato per la prima volta non sa nemmeno chi sia Salomone) e Asmodeus (puro e sincero fino alla fine) importunati senza il ben che minimo ritegno. Alcune parti del dialogo sono state deformate ovviamente o non si poteva far passare certe entità come i cattivi della storia. Le diffamazioni e le blasfemie si perdono a vista d’occhio tra le pagine e non starò qui al riportarle tutte. Ognuno è libero di valutarle soggettivamente in qualsiasi momento. Nella parte conclusiva del racconto si arriva alla caduta in miseria di Salomone per mano sua e del suo unico punto debole ovvero le donne. Lui darà la colpa ad Eros che lo ha << spinto in tentazione >> ma in realtà la responsabilità della sua fine la dovrà solo a se stesso. Il suo lato fin troppo umano sembra venir fuori all’improvviso portandolo a desiderare l’ennesima donna, in questo caso la figlia di un uomo degli Jebusei. Ovviamente la pretende in moglie ma nel chiedere il permesso ai sacerdoti devoti a Moloch gli viene imposto di adorare il loro dio Raphan insieme a Moloch. Salomone alla loro richiesta inizialmente rifiuta ma dopo pur di avere carnalmente la giovane vergine si sottopone ad un sacrificio in favore di Moloch. E’ fatta, lo spirito del suo YHWH lo abbandona e perde ogni gloria. Salomone diventa egli stesso vittima e artefice della sua stessa corruzione. Ed in questo giusto epilogo si attua forse anche una certa vendetta da parte di tutte quelle creature del giorno e della notte (demoni o spiriti) che ingiustamente sono stati inseriti a forza dentro una descrizione iconografica a volte volutamente mostruosa. Alla fine se ci si pensa, l’inferno ha solamente aspettato che la volgare estrazione salomonica venisse fuori naturalmente fino al suo totale compimento.

 

LA CHIAVE DI SALOMONE: Manoscritto suddiviso e composto da due libri principali. Il libro primo si apre con una lettera introduttiva destinata al figlio Roboam. Esistono in verità due introduzioni di diversa origine attribuite a quest’opera, la prima già presente nell’edizione italiana del Grimorium Verum che è una compilazione di molto posteriore alla stessa Chiave, e la seconda recuperata dal manoscritto Landsdowne del 1203. In entrambe le versioni sono lievi le differenze, Salomone si limita a lasciare in eredità al proprio figlio tutta la sapienza che per un breve periodo ha posseduto nelle sue mani. Roboam nell’aprire lo scrigno d’avorio contenente tale sapere svela i vari Strumenti dell’Arte, come: la tabella di ogni angelo e del suo pianeta corrispondente, i Sigilli, i Caratteri e le Lettere ricamate su pergamena. Compreso le tavole di tutti gli alfabeti mistici comprendenti l’alfabeto Tebano, i Caratteri Celesti, i Caratteri Malachim, e infine i Caratteri detti del Passaggio del Fiume. Il Libro Primo è composto da 22 capitoletti che introducono l’ultima parte decorata dai pentacoli di ogni singolo Pianeta. Sono molte le illustrazioni presenti in questa parte della Chiave e il materiale operativo suggerito e descritto fin nei minimi dettagli è forse la parte più interessante per un qualsiasi appassionato di arti occulte. Ogni fase rientra in quelle che verranno presentate all’interno del libro come le Esperienze dell’Arte, è tra queste pagine che si presenta per la prima volta al lettore l’erezione del famoso circolo di protezione, insieme al Sigillo da mostrare agli spiriti per sottometterli. Terminata la preparazione il maestro radunerà i suoi discepoli e si reciterà la prima Confermazione, ovvero una formula che servirà a fissare definitivamente la volontà del mago. Dopo seguirà La prima Orazione e la Consacrazione, che chiuderà le tre procedure principali della magia cerimoniale. Altre evocazioni e orazioni seguiranno nello schema proposto dalla Chiave, insieme ad un’immancabile Appello agli Angeli. Si arriva così ad una particolare Evocazione di Potenza ed al relativo Congedo. A questo punto del testo (come se non bastasse) c’è anche lo Scongiuro del Fuoco, la formula della Maledizione ed il nuovo Congedo. Con qualche direttiva specifica che fa da intermezzo tra due formule, su come fabbricarsi dei pentacoli ed altri desideri generici, arrivati al sesto pentacolo della Luna termina il primo libro.

Nella nota prefatoria tratta dal codice Sloane sull’introduzione al secondo libro della Chiave, si specifica che la prima parte dell’Opera serve all’operatore per evitare errori nelle Esperienze e nelle Operazioni Magiche, mentre nella seconda parte si descrive in che modo l’arte magica si debba condurre per raggiungere i propri scopi. In effetti analizzando il testo la prima parte è minuziosamente descrittiva da sembrare quasi un manuale giornaliero su come fare ogni cosa, da quando ti alzi a quando vai a dormire, fino ad arrivare al giorno del grande rituale, mentre nella seconda parte si centra maggiormente lo spirito preparatorio all’azione ritualistica imminente. Pagina dopo pagina si respira crescente sempre una maggiore aspettativa al momento che sta per arrivare. All’interno della chiave, esattamente a metà del secondo libro dentro l’Esortazione dei Discepoli, si fa quello che potrebbe essere considerato come l’unico riferimento un po’ più diretto a Satana in persona, che verrà per l’occasione appellato come << Re dei Re o Imperatore degli Spiriti >>. Un po’ più dubbia la cornice verbale in cui lo inseriscono e quello che gli fanno dire ma doveva d’altra parte rientrare nella loro trama. Il secondo libro chiude l’opera dell’intera Chiave con un riferimento ai sacrifici di animali secondo le alquanto dubbie Regole dell’Arte dello stesso Salomone. Dato che le cinquantamila orazioni, le altrettante formule protettive e scongiuri potrebbero anche non bastare, ecco che il cauto Re mette dentro il calderone evocatorio anche dei bei sacrifici di animali da offrire agli spiriti più golosi, in cambio della loro sottomissione. Finis Claviculae Solomonis Regis.

 

IL LEMEGETON – CLAVICULA SALOMONIS: Tale manoscritto si potrebbe considerare come la fusione di varie raccolte separate ma accomunate dal contenuto che richiama all’unica firma salomonica. Una delle versioni più attendibili del Lemegeton o Chiave Minore di Salomone si è potuta ottenere confrontando i relativi manoscritti Harleian 648 e lo Sloane 2731, 3825 e 3648, reperibili esclusivamente in microfilm tramite la biblioteca pubblica britannica. Parte delle ricostruzioni di tale manoscritto si possono anche far risalire a testi occultisti cinquecenteschi risalenti a secoli anteriori derivanti dalle dottrine originali della Kabbalah pratica. I codici di cui si dispone oggi sono stati trovati soprattutto in lingua inglese e risalgono principalmente al seicento.

Il Lemegeton è una grande opera suddivisa in cinque macro parti. Si apre con il capitolo più noto tra i Satanisti, ovvero quello dell’ARS GOETIA o Arte Goetia. Diversamente da come si possa pensare proprio quest’arte dovrebbe essere quella considerata la meno satanica di tutte nel senso più stretto del termine e dovrebbe anche essere considerata di conseguenza la più offensiva da una prospettiva genuinamente satanica per un qualsiasi Satanista. Diventa invece nei secoli il trionfo dei vili e lo strumento principale per un approccio dissacratorio nei confronti di un qualsiasi Demone. Con l’esempio goetico si sdogana definitivamente quell’accessibilità volgare verso tali entità, fino a diventare un vero e proprio slogan di orgoglio salomonico. Alla Goetia si deve tutta la corruzione dell’intera magia evocatoria, non credo si possa capire veramente quanto danno in termini di esperienze negative ha generato tale approccio nella pratica di moltissimi maghi. Si è innalzato a credibile una prassi progettata con i peggiori presupposti e nata esclusivamente per portare ogni operatore fiducioso verso guai indelebili. Se il mago sprovveduto sopravviveva a tale approccio suicida avrebbe quasi sicuramente rafforzato la teoria del “demone cattivo” confermandone la versione cristiana. Testimoniando di aver trovato un’entità o uno spirito arrabbiato e imbruttito oltre che giustamente incattivito. Ma d’altra parte quale entità convocata con il metodo goetico riuscirebbe a non contrariasi per i modi con cui viene contattata? Nessuna, soprattutto se si tratta di Demoni. Andiamo adesso a qualche nota più specifica di questo primo capitolo; la ricostruzione dei Sigilli in molti grimori è stata possibile grazia ad una delle appendici dell’opera principale De Praestigiis Daemonum di Giovanni Wier intitolata Pseudomonarchia Daemonum, del 1563.

 Come riportato nella prima pagina: la “Minor Chiave di Salomone contiene tutti i nomi, Ordini e Uffici di tutti gli Spiriti coi quali Egli ebbe mai conversazione; coi loro Sigilli o caratteri pertinenti a ciascuno Spirito; e la maniera di evocarli in visibile apparenza, In cinque parti chiamate libri”. Personalmente trovandomi davanti per la prima volta al manoscritto più storicamente attendibile dell’Ars Goetia il primo termine che mi echeggiava nella mente è stato Scempio. Perchè lo è uno scempio ridurre la grandezza di una comunicazione profonda con un demone in una lista sui poteri più adatta ad un genio della lampada che ad un’entità con un retaggio paragonabile a quello di un vero Demone. Se solo si fosse mantenuta almeno una certa segretezza nella divulgazione in grande scala del metodo Goetico, le conseguenze sarebbero state molto meno gravi, invece il contenuto è stato fatto circolare proprio perché la volgarizzazione che conteneva era di grande aiuto da un punto di vista religioso ai cugini cristiani dei piani alti. Il testo prima di iniziare con la sua fredda presentazione dei 72 Demoni rimanda ad una breve dicitura che riporta di come il contenuto che seguirà è stato rinvenuto negli idiomi dei Caldei e degli Ebrei a Gerusalemme da un Rabbino Giudeo e da questo tradotti in idioma greco, e poi dal greco al latino. Il catalogo descrittivo si apre con Bael e si chiude con Andromalius, nel mezzo ogni ente viene presentato più o meno nello stesso modo, salvo qualche variante nelle attitudini e nell’aspetto, nel grado e nel numero di spiriti che ha sotto il suo comando. Alla fine di ogni descrizione chiude la stessa frase che invita l’operatore ad imparare la forma del  Sigillo del demone e ad usarlo come Lamen ovvero protezione. Nel linguaggio salomonico indossare intorno al proprio collo il Sigillo di un demone chiuso all’interno di un cerchio significa dichiarare la propria volontà nel volerlo sottomettere. Ed è molto probabile che a questo rimando simbolico si affidi tutta l’importanza di volerlo ricordare per tutte le settantadue volte all’interno de testo. La ricostruzione dei Sigilli è forse la cosa più autentica che il testo offre, nella prima stesura della Goetia non ci sono cerchi a chiudere l’immagine, solo successivamente vengono aggiunti perfino da un doppio cerchio, a testimonianza del diverso approccio avvenuto verso tali entità da parte dei vari maghi che si sono susseguiti nel praticare il metodo di intrappolamento goetico. L’immagine del Sigillo mantiene sempre le sue caratteristiche peculiari che Salomone traccia per primo fino alle versioni più recenti, guadagnando sicuramente in chiarezza. I primi infatti si presentano leggermente schiacciati e poco distesi, mentre nelle ultime versioni di altri maghi il Sigillo è diventato un simbolo chiaro e squadrato ma chiuso dentro un doppio cerchio. Ci penserà poi la rivisitazione del Satanismo Spirituale a ridargli la loro rappresentazione originaria senza alcuna circonferenza aggiuntiva. Sul sapere intorno ai Sigilli sarebbero molte altre le cosette da aggiungere e specificare, parliamo quasi di una piccola scienza, ma non è in questa sede che posso permettermi di aprire una maglia collegata alla geometria sacra.

Un Satanista dovrebbe comprendere prima o poi (e non dimenticarlo mai più) che per ritenere un libro veramente satanico non basta che parli di Satana o dei suoi demoni, come apparentemente sembra fare la Goetia, ma bisogna soprattutto vedere COME se ne parla. In che modo vengono rappresentati e presentati al lettore e solo dopo riconoscere quello che sa di autentico e che viene riportato come VERO sul conto di un Demone. Se viene riportato del falso quella fonte non può e non deve essere considerata satanica per comodità, ma fuorviante e quindi corrotta. Una fonte autentica sui demoni deve esserlo in ogni parte della sua struttura o non si può ritenere tale sulla base di altre considerazioni troppo frettolose. La Goetia per questo e per altri motivi, non può quindi essere considerata come una fonte autenticamente satanica ma al massimo come una fonte falsamente satanica. Capire la netta differenza tra questi due concetti è veramente fondamentale per evitare di cadere dentro un grosso fraintendimento. Da Satanista prenderò in considerazione un grimorio descrittivo incentrato sulle alte comunicazioni infernali anche solo lontanamente catalogante nel formato quando lo stesso sarà stato fatto in segreto e sarà frutto di un percorso intimo solo successivamente condiviso con altri veri fratelli e mai svenduto a dinamiche che lo possano esporre a strumentalizzazioni di ogni sorta. Magari con un altro nome che non sia Gemere e grondante inni in onore delle entità coinvolte. Un’opera celebrativa insomma e non denigrante.

 

Non si cattura un Dio per farne uno schiavo. Non si evoca un Demone per farne un genio della lampada

 

Una volta conclusa la presentazione dei settantadue demoni il testo apre a tutta una serie di circoli rituali da riprodurre e la figura a sei angoli di Salomone. A chiusura del capitolo il riferimento descrittivo alla famosa anfora di bronzo dove Salomone avrebbe rinchiuso alcuni spiriti. Anche se poi nelle successive trasposizioni più fantasiose e riadattate, si parlerà di una trappola (più improbabile) adatta anche a intrappolare Demoni. Personalmente non escludo invece che l’anfora sia stata riprodotta solo successivamente al famoso episodio di intrappolamento riportato nei testi pur di creare una prova di rimando storica, ma ovviamente non posso provare quello che dico. Si prosegue con formule evocative sempre più violente nella terminologia se l’ente non dovesse presentarsi. Perché ricordiamo che il Demone o spirito DEVE nella logica salomonica, per forza presentarsi e le evocazioni proposte sono sicuramente atte a forzare il rito fino al soddisfacimento dei capricci del maghetto. Piccola nota a margine a conclusione dell’analisi del primo capitolo; il testo prima predispone le formule perentorie e violente per forzare l’apparizione dell’entità e solo alla fine propone a chiusura il “benvenuto” e l’immancabile congedo. Per la serie; “O spirito ti sei materializzato, mi hai dato quello che volevo grazie anche alle mie minacce? ok, ora dopo che ti ho visto fare quello che volevo ti concedo anche con un bel benvenuto, adesso puoi anche andare”. Come suggerito dall’ordine consequenziale presente nel libro, per il novizio era molto più importante imparare innanzitutto le formule di comando e minaccia e solo in un secondo momento anche le buone maniere. Qui siamo decisamente oltre, ovvero nell’inconfondibile quanto tipico stile Salomonico. Il danno ormai è stato fatto, chi ha concepito la Goetia voleva semplicemente sporcare il primo contatto puro con ogni Demone e a distanza ormai di secoli si può dire che ci sono perfettamente riusciti. Il suo contenuto ormai caratteristico è stato fatto circolare in ogni anfratto dei presupposti umani peggiori, cosa fare dunque se hai avuto la fortuna/sfortuna di capire la situazione e non fai parte dei lobotomizzati, non molto a parte provare a ripristinare una forma più pura ripartendo dalle fondamenta di quelle radici più autentiche e interpretando l’intento salomonico solo per quello che è e non per quello che vorrebbe sembrare. Per capire anche da un punto di vista demonologico gli effetti squilibrati che ha generato il sapere contenuto nella Goetia basterebbe immaginarsi per un solo momento cosa succederebbe se qualcuno in possesso del vostro indirizzo o del vostro numero di telefono, si mettesse a distribuirlo a chiunque, ma proprio a chiunque, dicendo che avete il potere di dare alle persone tutto ciò che chiedono. Vi trovereste in poco tempo nelle condizioni di non poter più stare in pace, tra chi bussa alla porta e chi prova a chiamarvi continuamente giorno e notte al telefono. Persone che vogliono solo mettersi in contatto per volere qualcosa da voi (soldi, raccomandazioni, favori) e che nella maggior parte dei casi nemmeno conoscete. Il risultato è il caos, con alcuni sarete inizialmente educati, con altri aggressivi, fino a diventare minacciosi pur di contenerli. Ecco in piccolo e con un esempio sicuramente più banalizzato parte di quello che ha generato la Goetia in termini di abuso dell’arte evocatoria. Una sorta di circo non autorizzato che vede da una parte un codardo chiuso dentro un cerchio protettivo fare il gradasso verso un’entità, (che in un'altra situazione non avrebbe nemmeno il coraggio di guardare dritto negli occhi) comandarlo con una bacchetta, forte del fatto che la trappola che ha architettato è ormai entrata in funzione. Per il piccolo maghetto non resta altro da fare se non  approfittarne. Peccato solo che all’uomo in bianco nessuno abbia detto prima che chi ha fatto credere menzogne sul conto dei Demoni un giorno dovrà sempre fare i conti con la loro memoria.

Il secondo libro nell’ordine a presentarsi all’interno del Lemegeton dopo l’Ars Goetia è L’Arte Theurgia Goetia. Testo che sembra prendere ispirazione dall’opera intitolata Steganographia dell’abate Tritemio scritta nel 1500. Anch’esso un manuale di magia evocatoria, proposto però sotto le mentite spoglie di un innocuo trattato di crittografia. Il capitolo si apre con una grande simbolo che rappresenta gli ordini dei 31 Re o Principi, con i loro servitori e ministri. Trentadue punte con alle estremità il nome di ogni Spirito, che in questo caso vengono descritti come sia buoni che cattivi. Si prosegue con la lista degli Imperatori delle Quattro Direzioni del Mondo, e la descrizione di tutti gli spiriti sotto ogni singolo Imperatore. Qui le teorie postume sull’identità degli spiriti coinvolti e descritti sotto forma di re, principi e imperatori si sprecano. C’è chi ipotizza si tratti sempre degli stessi demoni precedentemente demonizzati nella Goetia. C’è chi ipotizza che si tratti di Jinn (geni) o di spiriti vestiti di cariche non proprio autentiche ed infine c’è chi ipotizza che si tratti di Eidolon ovvero di Eggregori di matrice talmudica creati per sperimentare una nuova forma di magia generatrice. O più semplicemente si sono dati dei nomi a energie primordiali che non rappresentano l’animus specifico di un ente indipendente ma solo lo spirito multiforme dell’universo.

Il terzo libro viene chiamato dell’Arte Paulina, ed è diviso in due parti, la prima si occupa dei 12 angeli delle ore del giorno e i 12 delle ore della notte, la seconda si occupa invece degli angeli dei segni dello Zodiaco. Anche questo libro trova un riscontro ed un richiamo nei contenuti nella Steganographia di Tritemio come per il secondo libro, la sua forma più originale dicono si trovi attualmente nella Biblioteca Nazionale di Parigi, risalente al Cinquecento. Ma qualche altro eco nei contenuti dicono riporti alle opere di Paracelso e nelle pratiche di interrogazione degli spiriti di John Dee. L’Arte Paulina per certi versi ricorda e si potrebbe definire come la versione angelica “buona” della Goetia. Il testo si apre mostrando il grande sigillo poggiato sulla cosiddetta Tavola dell’Esperienza, da modificare e cambiare i nomi in accordo con i tempi dell’operazione magica. Si comincia con la presentazione dei primi dodici Angeli delle prime dodici ore del Dì, ad aprire Samael (entità in realtà notoriamente di origine demonica) ma che in questa trasposizione viene inserita tra le schiere angeliche, ogni angelo ha il suo sigillo composto da una parte simbolica e due cerchi concentrici a contenerli. Ad aprire il gruppo degli angeli della notte è invece Sabrachon, a differenza degli enti goetici questi sembrano più amorfi nelle caratteristiche peculiari e più generici, ogni descrizione chiude con tutti i nomi con cui quel particolare angelo viene riconosciuto. Le tabelle presenti mostrano ogni nome angelico associato ad un grado dello Zodiaco. Seguono le illustrazioni di ogni segno zodiacale associato ai due sigilli, a chiudere questa parte la preghiera da rivolgere all’angelo del segno e del grado della propria natività.

La quarta parte del Lemegeton viene chiamata Arte Almadel ed è probabilmente quella ritenuta più antica. Si tratta di un grande rituale che insegna come evocare i cori angelici, rintracciabile nei contenuti simili anche nel manoscritto ebraico Sepher Maphteah Shelomoh, risalente al Quattrocento. La pratica ritualistica segue la descrizione di quattro Altitudini o come vengono chiamati nel testo; Chora, ed ogni altitudine ha i suoi angeli pronti ad apparire con la loro forma predisposta. Chiude il testo una generica evocazione per convocare gli angeli e chiedere loro ciò che più aggrada all’operatore. Qui Yahweh viene appellato con uno dei suoi tanti nomi di potere, in questo caso come Adonai Helomi Pine, per rafforzare una lode di preghiera verso il servo della misericordia da cui si vuole uno fra i tanti favori che il mago partorisce forse sul momento. Di tutte le parti dell’Opera questa è sicuramente la più breve (o la più incompleta).

A chiusura del Lemegeton troviamo l’ultima parte chiamata Artem Novem o Ars Notoria. Anche’esso ritenuto uno dei testi più antichi, scritto in latino e risalente al Duecento. Basato su una raccolta di orazioni e invocazioni, parte delle quali si pensa siano frutto di tradizioni trasmesse oralmente. E’ sicuramente la parte del manoscritto trasmessaci nel modo più confuso e incerto, perfino il titolo ha avuto nei secoli infinite varanti. Il trattato offre nel suo contenuto un richiamo a quella Ars Memoriae chiamata poi mnemotecnica, ovvero una disciplina nata anticamente per esercitare la memoria attraverso una tecnica per tenere a mente concetti poco familiari o per generare e contemplare immagini mentali, dote indispensabile per una qualsiasi esperienza ritualistica. Il capitolo apre con Salomone che parlando in prima persona narra di come mentre contemplava un modo per impadronirsi dei segreti di tutte le scienze, un angelo gli recò un libro con tutto il materiale che poi racconterà all’interno dell’Ars Notoria. Il primo paragrafo illustra in quali tempi e in quali ore debbano essere studiate le note delle Arti Liberali. Si prosegue con i Tempi della Luna e si finisce con il presentare le diverse orazioni alle varie Discipline che richiamano la suddivisione del Trivio (Grammatica, Dialettica e Retorica) e del Quadrivio (Aritmetica, Geometria, Musica ed Astronomia) delle scuole medievali.

 

Svariate emozioni hanno attraversato i miei pensieri quando mi sono reso conto di aver terminato di analizzare quelle che si possono considerare come le raccolte principali di Re Salomone. Considerando quante mani e menti hanno attraversato nelle epoche queste stesse pagine prima di arrivare fino a noi, non si può anche solo da un punto di vista culturale, non apprezzarne il valore. Il problema arriva poi, quando si deve fare i conti con il significato che portano e rapportarle al cospetto del giudizio del nostro percorso e della nostra consapevolezza personale. A questo punto vi assicuro che non avviene più una lettura piacevole, ma le incazzature inevitabili si alternano quasi ritmicamente con dei conati profondi. Un Satanista come me potrà capirmi perfettamente e se si avrà anche la cattiva idea durante la lettura di immedesimarsi all’interno di quegli stessi scenari con visioni o semplici visualizzazioni, il viaggio nel fantastico mondo di Salomone diventerà un piccolo tormento. Posso dire di aver visto chiaramente come i demoni hanno sopportato con grande dignità determinati momenti di sofferenza, riuscendo fino alla fine a dimostrare la loro grandezza come esseri. Ho contemplato le loro espressioni, i loro sguardi intensi ma sempre sicuri nel non vacillare nemmeno per un secondo. La loro profondità spirituale inamovibile che sicuramente catturando in certi momenti perfino l’attenzione di Salomone, hanno generato in lui ancora più odio. E forse solo in un secondo momento della sua stessa vita, poco prima di morire; segreta venerazione.

 

Noi Demoni tutto osserviamo e tutto penetriamo. Voi ci odiate ma siete affascinati da noi, vi illudete di avere potere su di noi ma per noi ciò è indifferente. Noi serviamo degli scopi più alti, noi scrutiamo e mettiamo l’uomo davanti ai propri limiti. Noi diamo voce e corpo ai demoni interiori di ogni uomo, di qualunque natura essi siano, ma noi non spaventiamo chi sa osservarci e darci la giusta riconoscenza – De Umbrarum Regni Novem Portis.

 

La traccia operativa dei manoscritti salomonici che tanto ha dato in termini di materiale da sviluppare in ambito occulto, non si esaurisce con la sua epoca. I suoi libri e i suoi metodi esposti diventano la matrice di ogni altra forma di magia guasta che dal medioevo in poi determina fin troppo la percezione popolare sulla magia ritualistica. La Convocazione degli Enti è sempre stata una delle materie più sacre ed oscure praticata in un certo modo almeno fino agli Egizi, dopo l’arte evocatoria ha subito il suo periodo buio trovandosi nella gestione levantina di un vento arido dove molte cose sono state semplicemente degenerate. Non a caso, quello che non considero nemmeno come Magia ma al massimo come Magismo si posiziona proprio nel bel mezzo di queste due Ere diametralmente opposte, da un lato la tradizione antica mesopotamica con i suoi segreti iniziatici incontaminati, dall’altra il magismo asiatico imbastardito da cui la figura di Salomone si erge come il miglior sotto prodotto possibile di quel vivaio. Analizzando infatti più da vicino la versione operativa della prima Cabala si può facilmente notare come sia un prodotto tipico di quel momento storico dove le prime nozioni esoteriche venivano trasmesse e assimilate in mille modi differenti. Quelle di Salomone nello specifico, derivano dal lavoro nascosto di un sacerdozio monade che infiltrandosi nelle culture più svariate ha nei secoli raccolto e tramandato un suo metodo composto da vari pezzi differenti. Senza i primi cabalisti non esisterebbe alcun Magismo Salomonico, ai registi patriarchi ed al loro modo subdolo di rubare del sapere per poi farne uno strumento di potere materiale attraverso alcune Società Segrete, si deve l’attuale forma e sostanza dell’intero apparato ritualizzante della magia ebraica.

Quando e se vi toccherà l’ingrato compito di valutare lucidamente i testi Salomonici da me poco fa esposti, vi renderete conto da soli quali sono le due o tre chiavi di lettura da applicare per smontare tutto il fascino della magia di re Salomone. Con un occhio più attento noterete che tutta l’efficacia della sua magia evocatoria esercitata altro non è che un abuso sconsiderato dei principi naturali degli effetti prodotti dalle combinazioni tra NumeriParole di Potere  e Geometria Simbolica. Il novanta per cento di tutta la sua grande sapienza passa da questi tre semplici strumenti che si ripetono all’infinito. A chiudere il cerchio i servigi di un Quadro Rituale caricato a dovere con formule imbambolanti che Salomone non abbandona mai e che pone (mica scemo) come presupposto per ogni altra sua azione anche solo lontanamente più rischiosa. La fragilità del metodo da lui portato avanti sprigiona timore da tutti i pori, per questo forza la mano consegnando tutto il suo successo con certe entità alla resa massima degli stessi meccanismi che solo così possono garantirgli il controllo e la protezione di cui necessita. Avrò contato tra i sessanta e i novanta nomi di potere creati appositamente per squarciare ogni intoppo e reagire come della dinamite energetica nascosta, contro ogni entità che non si fosse comportata come il volere del mago comandava. Le sue non si dovrebbero considerare come evocazioni nel senso vero del termine ma come rappresentazioni terroristiche di un’ ANTI arte che nega la nobiltà intrinseca del gesto stesso, divenendo dissacrazione giustificata.

Quello che sicuramente rende la traccia di Salomone ancora potentemente efficace è innanzitutto la cornice storica sospesa nel tempo, con una dose ben bilanciata tra misticismo religioso e magia trascendentale. Salomone diventa l’anello di congiunzione tra la credenza cristiana  e l’esperienza magica che mai abbandona il suo dogma. E’ lui il primo a sdoganare la figura del mago cristiano, individualista da un lato e servo predicatore dall’altro, un contrasto trascinante divenuto poi un incantesimo psicologico irresistibile per moltissimi maghi quasi dominati da una tale dicotomia eretica. Oggi è un po’ difficile non trovare l’ombra di Salomone in almeno un rigo di un qualsiasi trattato di magia contemporanea, se poi si parla di Alte Comunicazioni ed Evocazioni invece di rifarci a modelli ben più nobili come la Teurgia greco/Romana di Giamblico o alle tradizioni druidiche dell’Europa più arcaica, ci accontentiamo di dirottare in massa ogni singola testolina sempre verso le stesse fonti salomoniche riciclate ma sotto nomi nuovi. Cambiano le copertine ed il curatore ma il contenuto insieme al suo messaggio controproducente è sempre lì nella sua forma più smagliate ad aspettarci con un ghigno quasi soddisfatto. A poco sono servite anche le traduzioni  revisionate dai più illustri occultisti come Wier, Mathers o Crowley, almeno apparentemente l’intento di facciata è sempre rimasto quello di lasciare tutto come si trovava, non omettendo di una virgola la fama di un Salomone che doveva rimanere intoccabile. Le nobili Tradizioni  che precedono l’interferenza Yahweiana e che meriterebbero molta più attenzione dei soliti grimories ebraicizzati  per fortuna ci sono ancora  ed il loro materiale è talmente vasto che non può bastare questo stesso scritto per descriverli dignitosamente almeno in parte, non mi resta che accennarli appena e rimandare ad ulteriori approfondimenti successivi. Moltissime scuole misteriche precedenti all’avvento del Giudeo/Cristianesimo sono state violate pur di facilitare la nascita di quelli che oggi troppi venerano come libri di verità assoluta, quando in realtà altro non sono che prodotti spuri di un volgare magismo.

Il cattivo esempio dell’ANTI tradizione salomonica si può combattere solo attingendo da quelle tracce raffinate di alta comunicazione divina mai tramontata nei cuori dei suoi giusti destinatari. Ogni tecnica in campo evocativo era frutto di un processo semplicissimo nella sua composizione elementare. Era la RICERCA DEL RAPPORTO a comporre quella che poi sarebbe divenuta disciplina, tecnica o arte della comunicazione. Un Satanista che vuole evocare deve semplicemente seguire l’stinto di aprirsi al dialogo con i propri parenti divini senza timore. Ogni pomposo orpello non è fondamentale ma anzi serve di più ad un forestiero che vuole fingersi di casa, al vero Satanista esploratore serve solo la sua coscienza rispettosa ma sicura. La tecnica evocatoria più giusta è quella che usa un linguaggio semplice e diretto, è proprio questa la sua arma più rivelatrice. Soprattutto per le prime volte basta un po’ di isolamento, due candele e la giusta connessione mentale, per ritrovare l’essenziale trasmissione tra noi e gli Enti. Per crearsi poi anche la giusta atmosfera adornata dei propri oggetti, c’è sempre tempo. E’ disarmante come sciolga dubbi e paure un esercizio che diventa rituale solo nel momento in cui nasce spontaneo dentro di noi. Approcciatevi come parte die non in contrapposizione a ... e non cadete mai nella facile illusione che siano solo i grimori antichi ed impolverati quelli a contenere le uniche verità incontestabili, dovete capire che molte cose in questo ambito sono state scritte per non permettervi di avere dubbi e spegnere prima del previsto la vostra libera iniziativa esplorativa indipendente. Mettete tutto in discussione con le giuste armi e l’aura pomposa di molte opere si polverizzerà insieme ai loro autori dalla coscienza sporca. E’ tempo di riscrivere le parti più importanti che l’operato cristiano ha cercato di volgarizzare in tutti i modi attraverso l’Ars Goetia. Non esiste monopolio in un campo dove ognuno può ottenere quello che non può essere ritrovato in nessun libro magico, Satana ci ha insegnato che ciò che ci è stato tolto può essere sempre riconquistato nel modo e con i tempi giusti. La cosa più bella del processo di evocazione è l’atto stesso della connessione che prende forma, DIALOGATE con i Demoni e loro vi diranno come sono andate veramente le cose che ancora non siete arrivati a collegare coerentemente dentro di voi. Prendete in considerazione il fatto che Salomone potrebbero essere stato creato solo per distogliervi dalla possibilità di arrivare da soli ad una verità Demonologica. Molta gente ha pensato erroneamente che la sua sola versione potesse bastare anche per loro. NON E’ COSI, ma finché ci saranno persone predisposte a dipendere e ricercare incessantemente guru da adorare e manuali da eseguire ciecamente, al filone della magia salomonica non mancheranno mai nuovi seguaci. Il burattino di YHWH chiamato re Salomone ha dovuto crearsi tutto un armamentario proprio perché alle dinamiche interne del processo naturale di evocazione ne era totalmente privo. Un estraneo scollegato spiritualmente ma determinato a riuscirci a tutti i costi tramite saperi magici sottratti alla buona. Privo di rispetto ed umiltà ha agito seguendo solo la sua indole e trasformando la più ancestrale forma d’arte in una dichiarazione di guerra per ogni ente esistente. Il suo ECO scellerato sopravviverà fintanto che ci sarà ancora qualcuno disposto a perpetrarlo.

 

 

Mandy Lord

Anno MMXX

 

 

APPROFONDIMENTI :

LA CHIAVE DI SALOMONE. LA MAGIA EVOCATORIA DI SEBASTIANO FUSCO – VENEXIA

PSEUDOMONARCHIA DAEMONUM. ORGANIGRAMMA DELL’INFERNO DI JOHANN WEYER – OSCAR MONDADORI

INTRODUZIONE ALLE DOTTRINE ERMETICHE. LA PRATICA DELL’EVOCAZIONE MAGICA VOL.2 DI FRANZ BARDON - VENEXIA

TEURGIA. RITI MAGICI E DIVINATORI NELL’ETA’ TARDA ANTICA DI GIUSEPPE MUSCOLINO – ESTER

GEOMETRIA SACRA. SIMBOLI DI POTERE. LA GEOMETRIA SPIRITUALE E I SUOI UTILIZZI DI PIERLUCA ZIZZI – PSICHE2

PORFIRIO. FILOSOFIA RIVELATA DAGLI ORACOLI CON TUTTI I FRAMMENTI DI MAGIA, STREGONERIA, TEOSOFIA E TEURGIA. TESTI GRECI E LATINI A FRONTE - BOMPIANI

LA CHIAVE PERDUTA. MAGIA DEGLI ANTICHI EGIZI DI DONATO PIANTANIDA – ATANOR

I MISTERI DELL’EGITTO DI GIAMBLICO – HARMAKIS

MI SEMBRA GIUSTO PUNTUALIZZARE CHE PROPRIO IN CAMPO EVOCATORIO OGNI APPROFONDIMENTO DA ME SUGGERITO SENZA UN REALE RISCONTRO PRATICO NON POTRA’ MAI RAPPRESENTARE NULLA DI VERAMENTE DURATURO IN TERMINI DI VERA CONOSCENZA.

 

 

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