IL MATRIMONIO DEL PARADISO E DELL’INFERNO

di William Blake

 

 

 

I.

LA QUESTIONE

 

ruggisce rintrah e scuote le sue fiamme nell’aria appesantita.

Nuvole affamate fino all’orizzonte.

Semplice come è nato, si mosse il giusto,

E fremente,

Nella valle della morte;

rose appaiono dove crescono spine,

E nell’arida brughiera

Cantano le api.

Poi, lungo il pericoloso cammino ha seminato,

E un ruscello, una fonte

Su ogni picco e tomba;

E sulle ossa imbianchite

Si depone argilla rossa.

Finché, fattosi furfante, lasciò i sentieri del semplice

E condusse, nel pericolo,

Il giusto in terre brulle.

Ora il serpente avanza furtivo

In appiccicosa umiltà,

Ed il giusto grida la sua rabbia nei territori

Che sono dei leoni.

Ruggisce rintrah e scuote le sue fiamme nell’aria sovraccarica.

Nuvole affamate minaccian l’infinito.

 

II.

 

Poiché un nuovo paradiso si è manifestato, e sono ormai trentatré anni dal suo avvento, l’Eterno Inferno rivive. Ed ecco! Swedenborg è l’angelo seduto sulla tomba: i suoi scritti sono panni di lino ripiegati. Ora è il dominio di Edom, ed il ritorno di Adamo in Paradiso: vedi Isaia xxxIV e xxxV capitolo. Senza Contrari non c’è progressione. Attrazione e repulsione, ragione ed Energia, Amore ed Odio, sono necessari all’umana esistenza. Da questi Contrari si sprigiona ciò che il religioso chiama Bene e Diavolo. Bene è il passivo che obbedisce alla ragione. Diavolo è l’attivo che Energia sprigiona. Bene è Paradiso; Diavolo è Inferno.

 

 

LA VOCE DEL DIAVOLO

 

Tutte le Bibbie o sacri codici sono stati causa dei seguenti Errori:

1. Che l’uomo sia da due princìpi reali di esistenza, e cioè

un Corpo e un’Anima.

2. Che il male, nome dato all’Energia, nasca solo dal Corpo e che il Bene, nome dato alla ragione, nasca solo dall’Anima.

3. Che Dio tormenterà l’uomo in Eterno per aver dato corpo alle sue Energie.

Ma sono proprio i Contrari a questi Errori che sono veri:

1. L’uomo non ha alcun Corpo distinto dall’Anima; i cinque sensi non sono che le antenne dell’Anima che, attraverso il corpo, sperimentano il tempo.

2. L’Energia è il solo flusso e proviene dal Corpo, la ragione regola l’Energia, ne è la circonferenza esterna.

3. l’Energia è Eterna Delizia.

Coloro che comprimono il desiderio sono quelli il cui desiderio è abbastanza debole da poter essere incarcerato; è la ragione che reprime, usurpando il governo in colui che non ha volontà. Ed essendo immiserito, il desiderio si fa passivo, e non è più che ombra di desiderio.

Tutto ciò è scritto ne Il Paradiso Perduto, ed il tiranno, o ragione, è chiamato messia.

E l’Arcangelo originario, detentore del comando delle armate celesti, è chiamato Diavolo o Satana, ed i suoi figli Peccato e morte. ma, ne Il Libro di Giobbe, il messia di Milton è chiamato Satana.

 

 

III.

UNA MEMORABILE VISIONE

 

Mentre camminavo tra le fiamme dell’Inferno, godendo dei piaceri del genio, che agli angeli sembrano tormenti e follia, raccolsi alcuni dei Proverbi di laggiù, pensando che, come i detti in uso in una nazione esprimono il suo carattere, così i Proverbi dell’Inferno mostrano la natura dell’Infernale saggezza meglio di qualunque descrizione di edifici o abbigliamenti. Quando rientrai in me, nell’abisso dei cinque sensi, sul bordo piatto di un precipizio che dà sul mondo vero, vidi un Diavolo potente, vestito di nuvole nere, planare sui fianchi lisci della roccia: con fiamme corrosive egli scrisse questa frase di cui ora si accorgono le menti degli uomini, e leggibile nelle cose della terra:

Non lo sai che ogni Uccello che solca le vie dell’aria

È un immenso mondo di delizia – racchiuso nei tuoi cinque sensi?

 

 

IV.

PROVERBI DELL’INFERNO

 

Nel tempo del seme impara, in quello del raccolto insegna, in inverno godi.

Conduci il tuo carro ed il tuo aratro sopra le ossa del morto.

La strada dell’eccesso punta dritto al palazzo della saggezza.

La prudenza è una vecchia ricca e brutta zitella lusingata dall’Impotenza.

Chi desidera ma non agisce, coltiva la peste.

Il verme tagliato in due perdona il vomere.

Immergi nel fiume chi ama l’acqua.

Uno sciocco non vede un albero come lo vede un saggio.

Colui il cui viso non dà luce non potrà mai divenire una stella.

L’eternità è in amore con ciò che il tempo crea.

L’ape affaccendata non ha tempo per dolersi.

Le ore della follia sono misurate dall’orologio e quelle della saggezza non conoscono misura.

Tutto il cibo sano è preso senza rete o trappola.

Tempo di carestia: è il momento di riportare in vita numeri, pesi e misure.

Nessun uccello vola troppo alto se vola con le proprie ali.

Un cadavere non si vendica delle offese.

L’atto più sublime è porre un altro davanti a te.

Se il folle potesse persistere nella sua follia diventerebbe saggio.

Stoltezza è il travestimento della malizia.

Vergogna è la maschera dell’Orgoglio.

Le Prigioni sono costruite con pietre di legge, i Bordelli con mattoni di religione.

L’orgoglio del pavone è la gloria di Dio.

La libidine del capro è l’abbondanza di Dio.

La collera del leone è la saggezza di Dio.

La nudità della donna è opera di Dio.

L’eccesso di dolore, ride. l’Eccesso di gioia, piange.

Il ruggire dei leoni, l’ululare dei lupi, la potenza del mare in tempesta e la spada distruttrice sono momenti di eternità troppo grandi per gli occhi degli uomini.

La volpe biasima la trappola, non se stessa.

Le gioie fecondano: i Dolori fanno nascere.

Che l’uomo indossi la pelle del leone e la donna il vello della pecora.

L’uccello un nido, il ragno una rete, l’uomo l’amicizia.

Il pazzo egoista e sorridente e quello cupo e minaccioso saranno infine considerati saggi, essi potranno essere frusta.

Ciò che oggi è dimostrato fu una volta solo immaginato.

Il topo, il gatto, la volpe, il coniglio osservano tra le radici.

Il leone, la tigre, il cavallo, l’elefante guardano ai frutti.

la cisterna trattiene, la fontana distribuisce.

Un pensiero riempie l’immensità.

Sii sempre pronto a dire il tuo vero ed il vile ti eviterà.

Qualunque cosa possa essere creduta è un’immagine di verità.

L’aquila non sprecò mai tanto il suo tempo come quando accettò di imparare dal corvo.

La volpe provvede a se stessa, al leone Iddio.

Rifletti al mattino. Agisci a mezzogiorno. Nutriti a sera. Dormi di notte.

Chi ha sofferto il tuo potere su di lui, ti conosce.

Come l’aratro segue le parole, così Iddio esaudisce le preghiere.

Le tigri nell’ira sono più sagge dei cavalli obbedienti al sapere.

Aspettati veleno dall’acqua stagnante.

Non sai mai cosa è abbastanza finché non conosci cosa è più di abbastanza.

Ascolta le proteste dei fuori di testa: è un privilegio da re.

Gli occhi di fuoco, le narici d’aria, la bocca d’acqua, la barba di terra.

Il debole nel coraggio è forte nella malizia.

Il melo non domanda al faggio come crescere, così il leone non chiede al cavallo come catturare la sua preda.

Chi ricevendo è grato, ha un ricco raccolto.

Se altri non fossero stati sciocchi, lo saremmo stati noi.

L’essenza del dolce piacere non può essere contaminata.

Quando tu vedi un’aquila, tu vedi l’esistenza del genio: tieni alto il tuo sguardo!

Come il bruco sceglie le foglie più tenere per deporre le sue uova, così il prete impone la sua maledizione sulle gioie più dolci.

Creare un piccolo fiore è lavorio di epoche.

Una maledizione fortifica. una benedizione rilassa.

Il vino migliore è il più vecchio. l’acqua migliore la più fresca.

Preghiere non arano. lodi non mietono.

Gioie non ridono. Dispiaceri non piangono.

La testa il Sublime, il cuore la Passione, i genitali la Bellezza, le mani ed i piedi la misura.

Come l’aria per un uccello od il mare per un pesce, così il disprezzo per lo spregevole.

Il corvo vorrebbe che tutto fosse nero, il gufo che tutto fosse bianco.

Esuberanza è Bellezza.

Il leone, se si facesse consigliare dalla volpe, sarebbe astuto.

Progresso significa strade dritte, ma le strade tortuose e senza manutenzione sono quelle del genio.

Piuttosto uccidere un bimbo nella sua culla che nutrire desideri non perseguiti.

Dove manca l’uomo la natura è sterile.

Verità mai può esser detta sì da essere capita e non creduta.

Abbastanza! O troppo!

 

 

V.

 

I poeti antichi animarono gli oggetti sensibili con Divinità o geni, diedero loro nomi e qualità di boschi, di fiumi, monti, laghi e città e nazioni, o di qualunque altra entità i loro sensi

– numerosi ed illimitati – fossero accorti.

Ed in particolare osservarono città e paesi e misero ciascuno sotto la sua mentale divinità:

Finché un sistema fu formato dal quale alcuni trassero vantaggio

– rendendo gli altri schiavi del loro tentativo di estrarre dagli oggetti le divinità che li abitavano: così nacque il Clero, Organizzando forme di preghiera dai racconti dei Poeti. Ed infine dichiararono che gli Dei avevano ordinato che le cose fossero tali.

Fu così che gli uomini dimenticarono che tutte le divinità abitavano nei loro cuori.

 

 

UNA MEMORABILE VISIONE

 

Cenavo con i Profeti Isaia ed Ezechiele e chiesi loro come potessero con tanta presunzione affermare che Iddio aveva parlato loro, e se all’epoca non avessero considerato che sarebbero stati poco capiti, e quindi causa di imposture.

Isaia rispose: «Nel senso di una percezione organica e definita, Io non ho né visto né udito alcun Dio, ma i miei sensi scoprirono l’infinito in ogni cosa; e poiché fui allora – e restai anche poi – persuaso che la voce dell’indignazione è la voce di Dio, non mi curai delle conseguenze, e scrissi».

Allora io chiesi: «Può la ferma convinzione che una cosa sia tale, renderla tale?».

rispose: «tutti i Poeti credono che sia così e nelle epoche dell’immaginazione questa ferma convinzione smosse le montagne; ma molti sono quelli incapaci di avere una ferma convinzione di alcunché».

Allora Ezechiele intervenne: «la filosofia d’oriente insegnò i primi princìpi della percezione umana. Alcuni popoli contenevano l’origine in un solo principio, altri in un altro; noi di Israele sapevamo che il genio Poetico (come lo chiamate voi oggi) fu il primo principio e tutti gli altri ne erano semplici filiazioni; da ciò nacquero il nostro spregio per i Sacerdoti ed i Filosofi di altre nazioni, e le profezie per cui si sarebbe alfine dimostrato che tutti gli Dei avevano origine nei nostri ed erano tributari dell’unico genio Poetico. Era questo che il nostro grande poeta, il re David, agognava ardentemente e che invoca con passione quando dice “col tuo aiuto conquisto i nemici e governo i regni”: e a tal punto amammo il nostro Dio, che in suo nome abbiamo giudicato ribelli le nazioni vicine e maledetto tutti i loro dei. Fu così che il volgo fu condotto a ritenere che infine tutte le nazioni sarebbero state assoggettate dagli ebrei».

«Ciò», aggiunse «come ogni ferma convinzione, è destino che accada; oggi tutte le nazioni credono nel codice degli ebrei e venerano il dio degli ebrei, e quale più profondo assoggettamento può esservi?».

Ascoltai queste parole con stupore e dovetti confessare che mi risultavano convincenti. Finito di desinare chiesi ad Isaia di riportare alla luce del mondo le sue opere smarrite; mi disse che nessuna di qualche valore era andata perduta. Anche Ezechiele rispose allo stesso modo.

Chiesi anche ad Isaia cosa lo avesse indotto ad andare in giro nudo ed a piedi nudi per tre anni: «Ciò che mosse il nostro amico Diogene il greco a farlo», rispose.

Ed allora chiesi ad Ezechiele perché avesse mangiato sterco, giacendo così a lungo sul fianco destro e sul sinistro. «Il desiderio di elevare altri uomini ad una percezione dell’infinito. È una pratica degli indiani del Nord America e ti pare onesto resistere al proprio genio od alla propria coscienza solo per qualche comodità o gratificazione?», mi rispose.

L’antica tradizione che il mondo si consumerà nel fuoco e che ciò avverrà alla fine di seimila anni risponde a verità, così ho sentito dall’Inferno.

Non appena al cherubino con la spada fiammeggiante sarà ordinato di smontare la guardia all’albero della vita, d’un tratto l’intero creato in estinzione apparirà infinito e sacro, laddove oggi è creduto finito ed imperfetto.

Ciò avverrà attraverso una intensificazione del piacere sensuale.

Ma prima l’idea dell’uomo con un corpo distinto dalla propria anima dovrà essere espunta; questo io farò, stampando con l’infernale metodo dei corrosivi – che all’Inferno sono salutari e curativi – dissolvendo le superfici apparenti, e rivelando l’infinito che vi era nascosto.

Una volta le porte della percezione ripulite, tutto apparirà agli uomini come esso è, infinito.

Poiché l’uomo si è da sé rinchiuso, fino a non vedere che attraverso strette fenditure della propria caverna.

 

 

VI.

UNA MEMORABILE VISIONE

 

In una tipografia all’Inferno vidi il metodo con il quale la conoscenza è trasmessa di generazione in generazione.

Nella prima stanza, tantissimi Dragoni svuotavano una caverna ed un Dragone-uomo ne sgombrava l’entrata dal ciarpame.

Nella seconda stanza, una Vipera avvolgeva rocce e caverna, mentre altre l’adornavano con oro, argento e pietre preziose. Nella terza stanza, un’Aquila con le ali e le piume al vento: rendeva infinito l’interno della caverna, mentre innumerevoli Aquile-uomo costruivano palazzi su rupi immense.

Nella quarta stanza, leoni di fuoco ardente imperversavano ovunque fondendo i metalli in fluidi viventi.

Nella quinta stanza, forme Innominate spargevano i metalli nei cieli.

Ed essi erano raccolti da uomini che stavano nella sesta stanza, prendevano forma di libri, e venivano ordinati in biblioteche.

I Giganti che diedero al mondo la sua forma di esistenza sensuale e che ora sembrano viverla in catene, sono in verità le cause di ogni vita e fonti di ogni attività; ma le catene sono l’astuzia di menti deboli e docili che hanno il potere di resistere all’energia; come dice il proverbio, chi manca di coraggio è sovrabbondante di astuzia.

 

 

Anno MDCCXC

 

 

 

 

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