IL RUGGITO DELL’ANTICA DEA

 

 

Novella liberamente tratta da miti e leggende riguardanti le “radici sacre” della vittoriosa rivoluzione degli schiavi di Haiti (1791-1804), che col loro coraggio seppero conquistare il bene inestimabile della Libertà personale, quello di esercitare pubblicamente il Culto dei loro Dei e dei loro Antenati e, infine, il diritto all’Indipendenza e alla Sovranità Nazionale. L’incredibile vittoria contro le forze soverchianti e bene armate dei loro aguzzini venne- e viene- attribuita dagli haitiani all’intervento diretto della Dea-Madre e al sostegno dei Loa; i cristiani del tempo, invece, sostennero che la loro imprevista sconfitta era stata causata da un “Patto col Diavolo”, stipulato da una terribile Strega nel corso di una spaventosa cerimonia, mediante la quale i partecipanti avrebbero “venduto le loro anime a Satana” in cambio di un esito positivo della loro rivolta.

 

1-LA SCHIAVA

La schiava giaceva sul suo giaciglio maleodorante, tentando di dormire.  Intorno a lei tanti compagni di sventura, sfiniti e storditi dalle lunghe ore di lavoro, erano immersi nel sonno e respiravano ritmicamente l’aria imbevuta del loro stesso sudore che, umida, accarezzava le piaghe ancor fresche scavate dalla frusta. Ma la donna non riusciva a dormire…la vergogna e il rimorso la ossessionavano per ciò che aveva fatto!

Per salvare la propria vita, aveva accettato il battesimo cristiano: i perfidi oppressori, infatti, non paghi di farli lavorare da mane a sera per loro, di abusare delle giovani donne e persino dei bambini, avevano deciso di imporre il “battesimo” (questo era il nome del rito di iniziazione alla loro religione) a tutti gli schiavi, pena la morte!  Le sembrava ancora di sentire le orribili e del tutto gratuite parole blasfeme che il prete cristiano aveva vomitato durante le “lezioni di catechismo” che era stata costretta a subire: “Sappiate che quelli che voi, nella vostra colpevole ignoranza, chiamate “Dei”, altro non sono che creature dell’unico vero Dio… che per la loro infinita malvagità e arroganza si sono ribellate a Lui: esseri infinitamente e irreversibilmente malvagi, già condannati alla morte eterna. Da voi si fanno chiamare con altri nomi per ingannarvi…ma sappiate che fino ad ora avete in realtà adorato Satana, il Perfido, l’Ingannatore, il Male Assoluto, insieme alla sua abominevole corte di demoni!”.  Queste parole contro gli Dei che tanto amava, e che i suoi antenati avevano costantemente amato fin dalla notte dei tempi, l’avevano profondamente ferita e le risuonavano ancora nelle orecchie facendola fremere di indignazione impotente.

Lei non avrebbe voluto accettare il battesimo… meglio la morte! Non poteva farsi imporre un nome cristiano…lei era stata scelta dalla Dea come Alta Sacerdotessa e la Dea in persona le aveva concesso l’onore di portare il Suo Nome, uno dei Suoi molti Nomi…e da quel giorno era per tutti “mambo” Erzulie: tale voleva restare fino alla morte!   Ma le Sacerdotesse e i Sacerdoti, piangendo, si erano inginocchiati di fronte a lei supplicandola: “Madre, tu devi vivere…devi fingere di accettare la loro perversa religione per continuare a guidarci, di nascosto, nel culto dei nostri Dei e dei nostri Antenati! Madre, noi ti amiamo! Non ci abbandonare! Tu rappresenti la Dea e continuerai a rappresentarla anche dopo l’immondo rito che contro la tua volontà i cristiani vogliono importi”

Si era lasciata convincere, aveva subito il battesimo ed era ancora viva; nella clandestinità aveva continuato ad officiare il Culto in onore degli Antichi Dei…ma era rosa da una tristezza infinita perché dal giorno del suo battesimo cristiano la Dea Vivente non si era più manifestata, per consigliarla e confortarla (come prima faceva ben di frequente): evidentemente la Divina Madre era giustamente offesa per la sua viltà e l’aveva abbandonata, forse per sempre! E come avrebbe potuto tollerare il gravissimo affronto subito? Le avevano imposto il nome di una Santa cristiana che lei non conosceva e non desiderava affatto conoscere, le avevano detto: “Ricordati che il tuo nome da questo momento è Cecilia…quello della perfida Diavolessa cui ti eri ignobilmente dedicata è per sempre cancellato dalla potenza di Cristo! Sii grata all’infinita bontà del Redentore! Lei, per salvare la propria vita, aveva taciuto ed era scoppiata in lacrime per la vergogna e l’umiliazione: fatto, quest’ultimo, che il prete aveva interpretato come un segno inequivocabile di pentimento: “Vedete? Il Sacramento del Battesimo ha scacciato per sempre da lei la diavolessa che la possedeva…ora finalmente percepisce di essere libera, piange per il sollievo e per la gioia ineffabile di sentire per la prima volta dentro di sé la presenza salvifica di Gesù! Sia resa grazie a Dio!” E dopo averle ripetuto che ora era finalmente libera, la rimandarono nella miniera a lavorare sotto i colpi di frusta degli spietati sorveglianti!

 

2-LA DEA

Con questi pensieri angosciosi, il sonno non poteva certo arrivare: la poveretta smaniava in preda al suo tormento interiore…quando il suo cuore ebbe un sussulto: le sue narici avvertirono un profumo intenso ed inebriante…un profumo che soltanto lei nel dormitorio poteva avvertire e che ben conosceva... “E’ impossibile…non può essere la Divina Madre…io sono una ignobile rinnegata! E’ soltanto un sogno”. Aveva appena finito di formulare questo pensiero che vide una tenue luce emergere dall’Oscurità: somigliava a un piccolo arcobaleno rotante, poi udì il fischio di un Serpente e una musica ritmica, un canto che lei sola poteva udire e che generava nel suo cervello un flusso di immagini e di parole rassicuranti bisbigliate dolcemente all’interno della sua testa: la Divina Madre l’aveva perdonata e si stava di nuovo manifestando a lei! Stupita e ancora incredula, chiuse gli occhi per poterla vedere senza che il mondo esterno interferisse sulla visione…e percepì l’immagine tanto amata della Dea, constatando con intimo turbamento che dagli occhi meravigliosi di Lei scendevano copiose le lacrime; una spada acuminata, infitta nel Suo petto, le trapassava il Cuore e il Sangue zampillava dalla ferita.

- “Madre, mi hai davvero perdonata? Io non sono altro che una vile traditrice…non merito il tuo perdono, ma soltanto il tuo disprezzo! Dimmi ti prego…è per ciò che ho fatto che piangi? Ho forse contribuito con le mie male azioni a conficcare questa spada acuminata nel Tuo grande Cuore?”

- “Queste lacrime, questo cuore lacerato da una lama tagliente, simboleggiano il mio strazio di Madre nel vedere lo scempio che i cristiani stanno facendo dei miei figli: strappati alle loro case, incatenati, frustati, costretti a lavorare come bestie da soma nelle loro miniere e nei loro campi; umiliati quotidianamente, violentati, torturati…persino i bambini privati della loro innocenza! I nostri templi distrutti, le immagini sacre profanate, gli alberi da secoli consacrati al culto degli Avi abbattuti e arsi da fiamme appiccate da mano sacrilega…i battesimi forzati…e chi si è rifiutato è stato fatto sbranare dai cani sotto gli occhi degli altri!”

“Tu hai accettato il battesimo cristiano non soltanto per paura della morte, ma soprattutto perché ritenevi, con qualche fondamento di verità, che il Sacro Culto cui ti ho preposta avesse bisogno di te…e tu hai continuato la tua opera quotidianamente, pur consapevole, così facendo, di rischiare ogni giorno la vita. Oltre a ciò, Io, che leggo infallibilmente nei cuori degli umani, ho visto che, a dispetto dell’abiura ufficialmente pronunciata, dentro di te hai continuato ad amarmi ininterrottamente: pertanto, sappi che io ti considero ancora mia figlia e degna di portare il Mio nome. Volevo dirti che ho deciso di affidarti una missione difficile e molto pericolosa: organizzerai la rivolta dei miei fedeli perché spezzino le catene della schiavitù! Raduna dunque i sacerdoti e i capi delle ventuno tribù nella paludosa Foresta del Caimano, lontana dagli sguardi dei nostri oppressori, nella prossima notte di plenilunio, convincili a rivoltarsi e affida tu stessa il comando militare delle ventuno tribù a un unico Re, un Sacerdote- Guerriero che io ti indicherò e che tu nominerai, perché, per Antica Tradizione, spetta alla Sacerdotessa nominare il Re che la Dea ha scelto”.

“Madre-rispose Mambo Erzulie-sono felice che tu mi abbia perdonata! Farò ciò che mi dici…ma…tutti sanno che i cristiani sono molto più numerosi e che hanno le armi da fuoco, mentre noi abbiamo soltanto i pochi coltelli e i machete che siamo riusciti a nascondere! Come potrò persuadere gli uomini? Diranno che è un suicidio…non riuscirò a convincerli” “Non preoccuparti, figlia mia: quella notte io sarò accanto a te! Allora saprai ciò che dovrai dire e fare!”. Ciò detto, la Divina Madre aprì le grandi ali e spiccò il volo immergendosi nell’Oscurità da cui era emersa.

 

3- LA SACERDOTESSA

“Mambo” Erzulie aveva convocato l’assemblea segreta dei sacerdoti e dei capi tribù, nel luogo e nel giorno che le era stato indicato, “per comunicare la volontà della Divina Madre”. Due settimane prima di questa data, però, ebbe la sgradita sorpresa di essere prelevata dai soldati e condotta al prete cristiano, quello che l’aveva costretta al battesimo.

“Cecilia-le disse lui guardandola severamente- pensavo che tu avessi rinunciato a Satana per convertirti a Gesù…io ti avevo creduto e ti avevo somministrato l’acqua salvifica del Sacramento del Battesimo! Ma ho saputo che tu continui clandestinamente a predicare agli schiavi l’insano culto dei tuoi antenati! Orribile sacrilegio: Gesù ti aveva aperto le braccia e tu l’hai tradito coi Demoni! Pur di ingannarci, sei giunta a sostituire i simboli e le immagini dei tuoi malefici Dei, con simboli e immagini dei Santi del Paradiso e perfino della Vergine Maria, usati e strumentalizzati soltanto come paravento del tuo abominevole culto! E’ proprio vero che Satana è maestro di ogni inganno e signore della menzogna! Meriteresti la morte…ma voglio darti una prova di quanto sia grande la misericordia di Cristo! Ti risparmieremo la vita…ma ti impediremo, dobbiamo farlo, di seminare zizzania! Non possiamo consentirti di continuare a predicare il tuo satanico culto a coloro che si sono convertiti all’Agnello di Dio, di portare il turbamento nelle loro coscienze! Noi abbiamo il dovere di difendere la nostra Fede, che è l’unica Vera perché non c’è altro Dio che il nostro!”. E per essere certi che la sua “satanica predicazione” non potesse più proseguire, a un cenno del prete il boia le aveva strappato la lingua con una tenaglia arroventata!

Mentre giaceva febbricitante sul suo letto di dolore, sentì ancora la voce della Dea che le diceva “I nostri aguzzini non sanno nulla dell’assemblea che hai convocato. La notte del plenilunio vai e parla ai miei figli: dici loro che devono rivoltarsi, o rimarranno schiavi per sempre! Dovranno rendersi conto che la vita senza la libertà non vale la pena di essere vissuta!”

“Divina Madre, come potrò parlare al popolo? Io posso ancora comunicare con Te attraverso il pensiero, ma non posso farlo, non più, con gli umani, da quando i nostri oppressori mi hanno strappato la lingua! Ti supplico di dare questo incarico a qualcun altro…io sono fisicamente non in grado di espletarlo! E ti supplico anche di farmi morire: ormai la mia povera vita non serve più a niente ed a nessuno”

“La vita di chi, come te, ha una missione da compiere è preziosa in modo tutto particolare, figlia mia!  Vai, e non preoccuparti della tua lingua mozza…io sarò accanto a te, Madre Amorosa per i miei figli, ma Belva Feroce verso i loro aguzzini!”

 

4- LA FORESTA DEL CAIMANO

La notte del plenilunio, in una radura della paludosa Foresta del Caimano, obbedendo alla convocazione ricevuta, si erano radunati le sacerdotesse, i sacerdoti e i capi delle ventuno tribù. Erano inquieti e angosciati: avevano saputo della mutilazione che così ferocemente il prete cristiano aveva inflitto a Mambo Erzulie e temevano che l’Alta Sacerdotessa, certamente ancora sfinita per l’atroce trattamento subito, sarebbe stata fisicamente non in grado di raggiungerli…e anche in caso contrario, come avrebbe potuto comunicare con loro? Ma, da uomini di fede quali erano, mantenevano ferma la convinzione che il messaggio della Divina Madre, per vie misteriose, sarebbe stato trasmesso egualmente, e con tale pensiero pieno di calore affettivo scacciavano dalla mente i tanti dubbi che la fredda ragione tentava di insinuare in loro.

Attesero a lungo, dubbiosi e, al contempo, speranzosi. Finalmente, giunse colei che stavano aspettando, sdraiata in una sorta di rudimentale barella artigianalmente costruita e portata a forza di braccia da due uomini robusti, insieme ad altri due che erano stati utilizzati per il cambio durante il lungo e faticoso tragitto: la poveretta, infatti, era ancora febbricitante per il trauma subito, la testa le girava e le gambe stentavano a sostenerla; gli uomini deposero delicatamente al suolo la barella col suo contenuto e, dopo avere aiutato Mambo Erzulie ad alzarsi, si allontanarono da lei di qualche passo.

Tutti gli occhi si fissarono su di lei…ma quello che videro alla luce della luna piena e delle torce, non li rassicurò per niente: il volto della donna, di cui tutti avevano ben presente la grazia e il fascino, era spaventosamente gonfio e deformato da una smorfia di sofferenza, i suoi indomiti occhi magnetici sembravano aver perso ogni luce, i suoi movimenti erano lenti ed incerti, a tratti scossi da un convulso tremito febbrile…a questo doloroso spettacolo, un fremito di pena, di rabbia e di disperazione sembrò diffondersi fra i presenti attoniti.

Anche Mambo Erzulie stava guardando la gente di fronte a lei, percependo in pieno il pessimismo e l’angoscia che la sua evidente fragilità fisica aveva sollevato, e lottò con se stessa per non farsi travolgere da quei sentimenti…Come avrebbe fatto a eseguire la volontà della Divina Madre? Si sentiva malissimo, la testa era tormentata da fitte dolorose che le provocavano accessi di nausea, la sua bocca bruciava come se fosse in fiamme, barcollava e temeva di cadere al suolo da un momento all’altro.

Udì sgomenta il brusìo dei presenti in attesa…cosa avrebbe fatto? Cosa poteva fare? Poi, forse sperando in un miracolo, tentò di parlare…ma nessuna parola uscì dalle sue labbra contratte: le avevano strappato la lingua…la sua disperata volontà non poteva ridarle la parola…non poteva parlare!

Il brusìo della gente di fronte a lei cresceva e insieme cresceva la sua disperazione…avrebbe voluto morire ora, subito, dissolversi nel nulla nei caldi aromi di quella limpida notte di Agosto, sciogliersi sotto gli argentei raggi della luna piena…quando una violenta raffica di vento la investì e nuvoloni neri iniziarono ad avanzare nel luminoso cielo notturno, il brontolio di un tuono risuonò in distanza…la tempesta si avvicinava, minacciosa.

E lei ebbe un tuffo al cuore, perché aveva percepito nel vento impetuoso l’odore della Divina Madre, ma stavolta non si trattava del profumo seducente della Dea dell’Amore, ma di quell’odore di belva selvaggia che la Dea emanava nel suo aspetto Pethro di Dea delle Tempeste e di Guerriera Indomita, quando persino il Suo nome cambiava e non era più la dolce Erzulie, ma la feroce Ezili Dantò…stava arrivando in suo aiuto sulle ali del vento, ne vide l’immagine come un’ombra nella nebbia che saliva lentamente dalle acque limacciose della palude…veniva verso di lei brandendo minacciosamente una spada grondante di sangue…era accanto a lei! Stava penetrando in lei…era già dentro la sua testa! Sentì di essere in perfetta comunione con la Dea: ora la Madre e la Figlia erano un tutt’uno! E al contempo le forze rifluirono nel suo corpo martoriato, persino il dolore della sua bocca straziata, che l’aveva tormentata per due settimane, ora sembrava scomparso; seguì una sensazione di intenso benessere, che subito dopo si trasformò in una ebbrezza incontenibile…

 

5-RUGGITI NELLA TEMPESTA

La sacerdotessa, anzi, la Dea che era in lei, con un gesto imperioso, impose il silenzio; poi spalancò la sua bocca martoriata e ancora stillante sangue…non aveva la lingua, ma lanciò un possente urlo di gola, simile al ruggito di una leonessa inferocita, poi un altro e un altro ancora…dalla foresta cento giaguari risposero ruggendo a quel richiamo, dalla palude fece eco il feroce lamento di cento coccodrilli, mentre il vento sibilava e muggiva sempre più forte nella foresta vorticando in devastanti mulinelli e la luce livida dei lampi illuminava a tratti la notte, risonante per il fragore terrifico dei tuoni. Poi, la Mambo iniziò a danzare nel vento, e tanto più forte esso soffiava, più velocemente ella danzava, si muoveva con l’agilità e l’eleganza di una pantera, sotto gli occhi attoniti degli astanti: come poteva una donna sfinita e febbricitante per le ferite fare una cosa simile? Pochi minuti prima, l’avevano visto tutti, a stento si reggeva in piedi e ora la sua energia appariva inesauribile! E come era possibile che una bocca gonfia e straziata potesse lanciare più e più volte ruggiti tali da intimorire persino le belve più spavalde? Allora, a tutti fu chiaro che la Divina Madre in persona stava danzando nel cervello della Donna e moltiplicava le energie del suo corpo: la Dea turbinava al ritmo impetuoso del vento di tempesta perché la Dea era la Tempesta, lampi sempre più frequenti si accendevano in cielo, ma agli uomini, attoniti e sempre più affascinati, parve che tali celesti bagliori pulsassero, oltre che in cielo, anche negli occhi fiammeggianti di colei che era posseduta dalla Dea Ezili Dantò, l’aspetto Pethro della dolce e mite  Erzulie. Caddero in ginocchio, intimoriti ed estasiati “Madre, indomita Signora delle Battaglie, comanda! Cosa dobbiamo fare? Dacci un Segno, affinché possiamo comprenderti!”

A queste parole, la Sacerdotessa brandì il machete alzandolo verso il cielo e, ancora una volta, un formidabile ruggito fuoruscì dalla sua bocca mutila e martoriata: la Tempesta le rispose con una saetta accecante, vicinissima, accompagnata dal fragore lacerante di un tuono; fu allora che, inaspettatamente, un grosso  cinghiale inferocito fuoruscì dai cespugli lanciandosi verso la Mambo per aggredirla: ma ella, per nulla sorpresa o spaventata, lo schivò agilmente e lo uccise, tagliandogli poi la gola con il machete; quindi riempì una noce di cocco vuota col sangue che zampillava copioso e, con un gesto solenne, di cui tutti i presenti colsero il significato simbolico, lo bevve, mentre gli uomini, liberi finalmente da quella paura che li aveva fino ad allora spinti a reprimere l’odio che scaturiva dalle tante vessazioni subite, imitarono entusiasti la sinistra libagione urlando “Morte! Morte ai nostri crudeli oppressori! Berremo il loro sangue usando per bicchiere i loro crani spolpati! E che gli Abissi dell’Oceano, brulicanti di fameliche creature, si aprano per inghiottire quelli di loro che tenteranno di salvarsi con la fuga!!!”

Comprendendo che ormai tutti avevano percepito il messaggio della Divina Madre, Mambo Ezili Dantò, con un gesto imperioso, chiamò a sé il Sacerdote –Guerriero che la Dea le aveva indicato e, mentre lui si inginocchiava ai suoi piedi, gli porse l’Antico Scettro dei Re, gelosamente conservato e nascosto nei tre secoli di schiavitù da lei, e da quelle che, prima di lei, avevano segretamente guidato il culto. Il Re si inchinò, profondamente commosso, mentre i presenti inneggiavano alla Dea e alla Sacerdotessa che la rappresentava, al Sovrano appena investito, alla Libertà e alla Giusta Vendetta.

 

EPILOGO

Ora che la trance era finita e la sacra missione affidatale compiuta, l’indomita Mambo avvertì di colpo tutto il peso dei suoi incredibili sforzi fisici: la gola rigonfia le doleva spaventosamente, la testa era tormentata da atroci fitte, il corpo tutto indolenzito, le stanche membra pesavano come il piombo. Ella allora, senza per nulla prestare attenzione al popolo che inneggiava entusiasticamente a lei, rivolse il proprio cuore alla Dea: “Divina Madre, col tuo aiuto ho compiuto la missione che mi avevi affidato: ormai nulla e nessuno potrà fermare i tuoi figli fedeli…ora io non sono più necessaria! lascia dunque che mi riposi… perché troppo grande è la mia stanchezza”: aveva appena formulato questo pensiero che gli occhi le si offuscarono… poi impallidì mortalmente, accasciandosi esanime al suolo.

 

Così Mambo Erzulie usciva dalla Storia per entrare nella leggenda

 

 Cane Sognante
Anno MMXIV

 

 

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