LE RADICI PAGANE DELLA FILOSOFIA

Dunque, per primo fu Chaos, e poi Gaia dall'ampio petto, sede sicura per sempre di tutti gli immortali che possiedono le vette dell'Olimpo nevoso, e Tartaro nebbioso nei recessi della terra dalle ampie strade, poi Eros, il più bello fra gli dei immortali, che rompe le membra, e di tutti gli dei e di tutti gli uomini doma nel petto il cuore ed il saggio consiglio.”

Esiodo, Teogonia.

 

Tutti gli antichi popoli della storia hanno avuto le proprie tradizioni, il proprio folklore, i propri culti e i propri miti. Certamente però, quando parliamo di mitologia viene subito in mente quella meravigliosa terra che oggi chiamiamo “Grecia”, che in passato è stata sede della cultura e futura Madre istruttrice per tutti i popoli che comunemente non vengono definiti “barbari”. Il mito, (muqos) è una narrazione, sia in prosa che in poesia, con una funzione eziologica, ossia che attraverso il racconto fantastico di Dei, mostri od eroi va a spiegare il perchè di un qualcosa.

Gli stessi Elleni possedevano in un certo modo un senso di superiorità rispetto alle altre popolazioni, proprio perchè consapevoli di essere dotati di una cultura basata sulla razionalità che tanto ha avuto da insegnare anche ai nostri antenati Romani, innamoratisi di questo meraviglioso patrimonio artistico e letterario. Coloro che oggi volgarmente definiamo i “maggiori esponenti della mitologia greca”, Omero ed Esiodo sostanzialmente, certo erano inconsapevoli che l’eredità da loro lasciata avrebbe presto influenzato qualcosa che lentamente si andava sviluppando in Asia Minore, la filosofia.

La filosofia, che letteralmente significa “amore per la sapienza” ha avuto un’origine molto dibattuta tra gli stessi studiosi, che in passato si sono scontrati tra “orientalisti” e  “occidentalisti”, per cui, se per i primi il pensiero filosofico greco altro non è stato che una ripetizione, chiaramente modificata, di quello che è il sapere orientale, i secondi hanno invece affermato la nascita di questa indagine critica e razionale in quell’appendice di terra montuoso e brullo che dà sul mar mediterraneo. In favore dei primi vi è l’effettivo sviluppo di dottrine filosofico-religiose quali: buddismo, induismo, taoismo e confucianesimo, la pratica orientale dell’agopuntura e in generale, un maggior interesse verso la medicina, la pratica alchemica e matematica egiziana e l’astronomia e astrologia caldeo-babilonese.

Tuttavia, il dibattito si è da tempo chiuso in favore degli occidentalisti, i quali hanno ampiamente dimostrato la genialità della speculazione filosofica ellenica rispetto a quella orientale, ossia, la sua particolare forma di scientificità per lo più sconosciuta ad altri popoli, rafforzata dalla sua componente molto più essoterica, ossia non riservata a una casta sacerdotale, non dipendente da un’autorità, e non ritenuta sacra. Al contrario chiunque in Grecia poteva frequentare le lezioni di quelli che sono stati i più grandi filosofi della storia, chiunque era ritenuto in grado di “filosofare” visto il suo essere un “animale ragionevole”, o meglio definito da Aristotele, “animale politico” (Zwon politikon). Ma cosa decisamente più importante, la filosofia greca pur presupponendo il mito, tende a riconoscere la ragione come unica guida e strumento di conoscenza ermeneutica della realtà. Si faccia però attenzione a non confondere quello che è uno dei più grandi patrimoni umanitari antichi con un secolo come quello Illuminista, che pur riprendendo lo stile classico nelle rappresentazioni artistiche presenta innumerevoli differenze da quella che io definisco la “vera” filosofia, quella greca e, più tardi la romana.

La filosofia illuminista pur avendo fatto il suo dovere in un’epoca ancora satura di superstizione e futili credenze, ha creato un enorme blocco con quella corrente “continuatrice” del sapere esoterico e non dell’antichità, visto il suo selettismo, il suo tagliar fuori qualunque disciplina ritenuta scomoda, la sua demolizione di scienze quali l’alchimia, la magia e l’astrologia, mentre al contrario nella civiltà Ellenica l’uomo veniva considerato facente parte di un “tutto” universale, in grado di scoprire e comprendere i più reconditi segreti del cosmo poichè considerato un Dio decaduto con una parte razionale e una irrazionale, tenute entrambe in altissima considerazione perchè viste come forze animiche presenti in tutto il creato, animatrici dell’universo e dell’uomo stesso.

La filosofia greca, trova le sue basi nella Ionia, una regione costiera dell’Anatolia, odierna Turchia. I caratteri principali di questo periodo filosofico che viene definito cosmologico, sono appunto quelli che si pongono l’obbiettivo di rintracciare l’unità che garantisce l’ordine del mondo e la sua origine, e comprende tutti i maestri presocratici. I nomi che assumono quindi un certo rilievo sono quelli di: Talete, che vedeva l’archè, ossia l’origine, nell’acqua e in tutto ciò che è umido, Anassimene, che al contrario poneva l’aria come primo elemento, Anassimandro, uno dei miei preferiti, che con il suo “apeiron”, (letteralmente senza limite), ha posto un principio infinito e indeterminato che veniva infranto con la nascita di ogni singolo essere vivente, e che poi tornava in equilibrio quando questo singolo essere lasciava la vita terrena per tornare a far parte di questo “tutto”. Parmenide, che con una frase tanto banale quale “L’essere è non può non essere, il non essere non è e non può essere”, pone un dilemma tanto complicato e molto meno stupido di quanto possa sembrare non ancora risolto, Pitagora, una delle tante figure di filosofia esoterica nell’Ellade, che tramandava il proprio sapere ai discepoli iniziati che riteneva degni, ai quali disegnava il famoso pentalfa sulla mano come segno di riconoscimento, e visto il carattere iniziato di questa dottrina poco ci è rimasto, se non un particolare interesse per la matematica e l’astronomia, Eraclito, che ha spiegato l’incessante divenire delle cose, e infine Democrito e gli atomisti che getteranno poi le basi per un sapere più razionale.

Dopodichè viene Socrate, il primo dei tanti filosofi che verrà storpiato e riadattato dalle filosofie cristiane. La filosofia Socratica è qualcosa di morale, che si pone il problema dell’uomo stesso, andando oltre la discussione generata dai cosmologisti. Socrate, per quanto possa apparire come un debole o un cristiano “ante-litteram”, è qualcuno da cui tutti dovremmo imparare qualcosa vista la fedeltà alla propria città, il rispetto per le leggi, l’amore sconfinato per la sapienza e il gusto per la ricerca, la devozione agli Dei e la capacità di ammettere la propria ignoranza invece che ostentare una vana e futile sapienza per farsi belli agli occhi degli altri. Tutti questi discorsi, magistralmente espressi dal suo discepolo Platone in dialoghi come l’“Apologia di Socrate”, il “Critone”, il “Fedone” e in ultimis il “Simposio” non sopravviveranno allo stupro da parte dei padri fondatori della chiesa, i quali, ben consapevoli della fallacità del loro sapere, hanno cercato di riadattare il sapere greco per sistemarlo secondo i loro sporchi comodi. Per cui, gente con una cultura classica spaventosa ha creato il proprio linguaggio filosofico su base greca, riprendendo concetti e termini ellenici antecedenti di circa sei/settecento anni. Esempi? La parola “anima”, che deriva dal greco “anemos” (anemos), che significa vento, per indicare il soffio vitale che dio darebbe ad ogni uomo dopo “averlo creato dal fango”, ripreso dal concetto di “pneuma” greco, ideato da Socrate. La distinzione ebraica della “tripartizione” dell’uomo secondo: anima, spirito e corpo, rubato da Platone.

Perchè che ci piaccia o meno la filosofia cristiana questo è, una falsa e brutta scopiazzatura del sapere orientale e occidentale pagano, in particolar modo di filosofie quali il socratismo, l’aristotelismo, e lo stoicismo, una delle tre dottrine principali nati immediatamente dopo la morte di quel genio che è stato Alessandro Magno. L’aristotelismo in particolar modo, che porta la filosofia greca all’estremo utilizzo della ragione, è stato rimodellato secondo i comodi del papocchio o il padre fondatore di turno. La fisica e la teologia del grandissimo Aristotele proponevano una visione dell’uomo privilegiata rispetto a tutte le altre creature, in quanto quell’animale politico prima citato era parte di un meccanismo alla cui origine vi era il “primo motore immobile”, ossia la Divinità. Cosa c’è che non quadra con la filosofia cristiana? Ebbene, mentre per il filosofo la Divinità era una mente organizzatrice che reggeva l’universo attraverso una serie di leggi e formule matematiche, per il cristianesimo altro non è che la provvidenza divina, l’onnipotenza e l’onniscienza di un dio creatore che vede e sa tutto. Non stupirà dunque sapere che Galilei fu processato proprio per aver pubblicato degli scritto scientifici in contrasto con quella che era la dottrina di Aristotele.

Vediamo di vederci chiaro. Aristotele distingueva cinque elementi, i quattro più famosi e il quinto, l’etere, che riteneva la sostanza del mondo lunare, perfetto e imperituro, incorruttibile, fatto di moti concentrici quali il movimento degli astri e la posizione della Terra al centro dell’universo. Galileo, che tra l’altro era anche un ottimo disegnatore svela come in realtà la Luna sia fatta di roccia, e tutti quei moti concentrici in verità siano ellittici, e tutti intorno al Sole. Tuttavia lo stesso Galilei espresse un profondo interesse e una grande stima per il filosofo greco, vista la sua indagine critica e innovativa e il suo decisamente interessante passo in avanti rispetto al mondo delle idee di Platone. Il bersaglio delle sue accuse altro non erano coloro che ancora seguivano ciecamente queste conoscenze senza rendersi conto che il mondo era cambiato, e quindi, la chiesa. Tuttavia, se quest’ultima ha chiesto recentemente scusa per il processo allo scienziato, altrettanto non ha fatto per il continuatore del sapere alchemico greco-alessandrino-egiziano in occidente, Giordano Bruno.

Forse il più feroce accusatore del cristianesimo, con una serie di scomuniche da parte di tutte le chiese dell’epoca, Bruno è certamente il più grande filosofo rinascimentale, degno erede di un sapere mistico avuto in eredità dalle religioni misteriche, e dal sapere occulto greco-egiziano. Con la sua dottrina dell’infinità e il suo amore per la natura, morto per mano di un accusatore ignorante e, guarda caso, fatto santo dalla chiesa, il cardinale Bellarmino, pur non capendo un accidente di matematica e geometria ha posto le basi per una futura comprensione dell’infinitezza dell’universo, delle illimitate capacità dell’essere umano e una sua trasformazione attraverso il sapere e lo studio individuale. Arrivato a definire “l’agnello di dio” come un ciarlatano, e ironizzando su una “santa asinità”, non a caso è ancora oggi temuto dalla stessa chiesa che, sono certo, mai chiederà scusa per averlo arso vivo.

Dopo la scoperte di Copernico, Keplero, e il già citato Galileo, il mondo si avvierà verso una fase di freddo illuminismo, pronto a tagliare i ponti con la tradizione pagana più che mai, che purtroppo ha molte ripercussioni ancora oggi. La chiesa ha quindi, anche in ambito filosofico rubato il sapere a lei precedente per accomodarlo secondo la visione di una riscossa ultraterrena per i più deboli che tanto piace oggi agli ingrati e agli ignoranti che mai hanno letto un libro nella loro vita. Il cristianesimo è arrivato a corrompere le menti di tanta gente un tempo ispirata da poemi eroici e miti trapelanti valore, ardore e coraggio, con la promessa di un “locus amoenus” ultraterreno se in vita si conduce un’esistenza priva di qualsiasi passione e piacere carnale, poco si è accontentato di aver rubato dalle rappresentazioni artistiche greche e dalle iconografie egiziane.

Poco si è accontentato di aver rubato la tradizione filosofia greco-romana arrivando a definire il grande Seneca come un “cristiano” vista la sua visione e la sua idea di rispetto per tutti gli esseri umani. Seneca, uno dei giganti del pensiero occidentale, che dovremmo essere fieri di avere come parte integrante del patrimonio culturale romano, avrebbe condannato non poco questa visione “più sei debole e più ti meriti”. Lo stesso Tacito, uno storico romano, ha definito il cristianesimo una “pericolosa superstizione” che si stava dilagando tra l’impero. Ancora, la persecuzione dei cristiani, avvenuta in tutti i modi possibili tranne che come ce la vogliono far passare oggi. I Romani non odiavano i cristiani per principio poichè lasciavano sempre libertà di culto a tutti i popoli sottomessi, il conflitto è iniziato quando questo “culto” ha iniziato a minare le fondamenta stessa del principato, andando a ledere l’organizzazione dell’esercito e i costumi classici del civis romanus.

La chiesa, quel tumorale e marcio organismo che continua a nutrirsi delle menti di giovani infanti e vecchi superstiziosi che ahimè, altro non possono fare se non sperare in un “qualcosa”, si è appropriata di qualcosa che non le appartiene perchè priva di un proprio sapere. Lo ha rubato e lo ha corrotto, arrivando a definire la filosofia per qualcosa che non è! E quel tanto ammirato Agostino che in un epoca di decadenza per Roma con la sua “teoria dell’illuminazione “ prova a spiegare l’esistenza di dio, in realtà, come i tanti filosofi cristiani dopo di lui, non riesce a spiegare proprio niente. Con la sua visione di inferiorità delle donne altro non è stato se non un irriconoscente verso un Impero che lo ha fatto studiare e gli ha dato CULTURA. è qui che con un briciolo di attenzione si capisce l’abisso tra pensiero cristiano e pensiero pagano. Questa impellente necessità di andare a spiegare l’esistenza della divinità attraverso modi di vedere che non appartengono affatto al mondo cristiano. La filosofia pagana no, essa riflette sull’uomo e la sua posizione nell’universo, sulla natura, l’origine del mondo, la felicità interiore dell’individuo e il concetto di “moralità”.

Questa è la VERA filosofia, è pensiero, cultura, comprensione, riflessione, gli stoici stessi, da cui la chiesa ha, tanto per cambiare, rubato, avevano compreso la pericolosità di una schiavitù subdola che incatena gli ignoranti, da cui invece il saggio attraverso l’uso della ragione sarebbe invece stato in grado si liberarsi. Questa è la filosofia cristiana, schiavitù, e questo è la filosofia pagana, ricerca, qualcosa che, a differenza di altre, mai si è data per scontato e mai ha avuto quel carattere di intoccabilità che il cristianesimo si vanta di possedere. Ma a questo servono i Satanisti, a riportare in vita qualcosa che è stato non ucciso, bensì maltrattato, perchè la paganità non è mai morta, mai si è piegata di fronte a questo tiranno mistico, mai si è data per vinta, mai ha perso.

IL PAGANESIMO VIVE. IL SATANISMO VIVE. IL SATANISMO è FILOSOFIA.

 

 

 

LUCIUS WAGNER

 

 

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