LA SCIENZA DI SATANA
Medicina Naturale e Autoguarigione
 

 

 


Che cosa è realmente la Malattia?

 

Fra tutti i mali che affliggono la vita dell’uomo nulla è più ostico e crudele della Malattia. Siamo esseri umani che nascono per mezzo di un incarnato, un corpo che si presta a noi come mezzo per interagire con il tessuto sensibile e materiale di questa dimensione, un corpo che funge da intermediario fra noi stessi e il mondo. Ma non sempre questo corpo si presenta al massimo delle sue possibilità, a volte sin dalla nascita, altre volte strada facendo. E questi disagi del corpo prendono il famigerato nome di Malattia, etimologicamente niente più né meno che un derivato del termine “male”.  Allo stesso modo, però, troviamo la nostra ovvia soluzione nella Medicina, la cui radice etimologica deriva da Medha, termine che significa “sapienza”, “conoscenza”, “intendere”. Ecco pertanto che il Medico, dal latino Medeor, altro non è che “colui che cura il male”, colui che “intende” la malattia, ossia capisce, conosce e sa ciò che ci fa del Male.  La malattia è dunque questo, un male che affligge la nostra anima e si riflette sul nostro corpo, in attesa di essere inteso, conosciuto intimamente nella sua causa, nella sua origine, e solo così debellato. Conoscere il male alla radice diventa dunque l’unica vera cura per guarire e in virtù di questo noi stessi non posiamo che incarnare la forma più autentica di Medeor, i primi medici di noi stessi, stando attenti ai segnali che l’anima ci lancia attraverso il nostro corpo.

Nulla di ciò che appartiene al mondo materiale è realmente indipendente dal nostro mondo interiore, tutto, anche la cosa apparentemente più banale, si rivela nei fatti un estratto incompiuto del nostro inconscio. E purtroppo la malattia non fa eccezione. Se escludiamo, infatti, le semplici cause esterne e ambientali, spesso scopriamo che la malattia non è altro che il frutto di uno squilibrio interiore, di un male animico che l’individuo ha scelto inconsciamente di non vivere. Questo significa che a nuocerci davvero, più che l’emozione negativa in sé, è in realtà la repressione della stessa. Per farla breve, non è il dolore, la rabbia, il rimorso, o la paura a creare il male, bensì la scelta inconscia di non voler vedere e affrontare tale male, il far finta che tutto vada bene, ignorando il nostro disagio per quieto vivere, paura, vergogna o semplice sopravvivenza. E quando la coscienza sceglie di non voler vedere il male interiore che la affligge si innesca una sorta di auto difesa dell’anima che la porterà a creare la malattia, il tutto al fine di darci un messaggio, segnalandoci così il malessere che ci aggrava interiormente. Analizzando dunque il male esterno che ci tormenta abbiamo la possibilità di capire quale disagio ci lede interiormente e, curando questo male spirituale, possiamo sconfiggere più facilmente anche quello fisico e prevenire malesseri futuri.

Nella Medicina Naturale che ci appresteremo ad analizzare, non esiste nessuna divisione fra Corpo e Spirito. I grandi medici dell’antichità sapevano bene quanto i traumi dell’anima potessero influenzare il nostro corpo fisico, alterandone lo stato di salute. Oggi la comprensione delle cause spirituali e psicologiche della malattia prende il nome di Metamedicina, termine coniato dalla microbiologa Claudia Rainville, nota per aver scritto diversi libri sull’argomento fra cui un vero e proprio dizionario dove ad ogni sintomo corrisponde una probabile causa inconscia psico-emotiva. Per un maggiore approfondimento vi lascio il link alla versione on line del dizionario in modo che possiate consultarlo e verificare voi stessi l’attendibilità. Se ad esempio qualche male vi affligge, specialmente se apparso in forma acuta improvvisamente e senza una causa del tutto chiara, oppure un male cronico che vi tormenta da tempo, provate a ricercare il determinato sintomo o la patologia sul dizionario e riflettete sul suo significato inconscio. Cercate di pensare al momento preciso in cui tale disturbo è apparso e iniziate ad interrogarvi se in quel periodo stavate vivendo qualcosa di simile a ciò che il dizionario vi suggerisce.

Col tempo potreste diventare anche abbastanza bravi da interpretare le cause spirituali della malattia anche senza ricorrere per forza a un dizionario, intuendo che magari un male improvviso ad un braccio potrebbe rappresentare impotenza, difficoltà nel poter agire in una determinata situazione, così come un dolore alle gambe potrebbe parlare della vostra paura di andare avanti nella vita. Ovviamente comprendere la causa occulta della malattia non basta per poter guarire, ma se ogni sintomo si rivela nei fatti un messaggio dell’anima, una richiesta di ascolto da parte del nostro inconscio, è di conseguenza innegabile che la nostra scelta di ascoltare davvero porterà la malattia a smettere di urlare. Conosco diverse persone affette da certi disturbi fisici che, una volta scoperta la causa interiore, hanno riflettuto su se stessi, modificato alcuni aspetti della propria vita e sono di conseguenza guariti da fastidi che perduravano da tempo. Non sottovalutate quindi l’enorme importanza del comprendere le cause spirituali della malattia, perché la guarigione parte proprio dalla nostra Consapevolezza. Come dentro così fuori. La malattia è caos da riordinare, un ingranaggio nell'anima da riparare.

 

Per consultare il DIZIONARIO DI METAMEDICINA clicca qui

 

 

L’eterno conflitto fra Scienza e Natura.

 

Anima e Corpo si rivelano pertanto indissolubilmente connessi l’uno all’altro, portando così molti individui spirituali a concepire il corpo soltanto come un semplice mezzo di comunicazione dell’anima. Tanti sono, infatti, coloro che intuendo le radici inconsce della malattia si sono dati a forme alternative di medicina, come la omeopatia, la fitoterapia, il Reiki, la meta medicina, arrivando spesso anche a rifiutare la medicina moderna.  Il mondo sembra diviso fra coloro che credono nella medicina scientifica e coloro che invece credono nella medicina naturale, e questo accade da tempi immemori. Lo stesso Leonardo Da Vinci, artista, ingegnere e scienziato italiano dell’epoca rinascimentale, in merito alla medicina scrisse:

 

La scienza medica è una forma di pazzia dalla quale pochi medici riescono a salvarsi. Spalleggiata dal commercialismo, questa forma di pazzia si alimenta sulla vita e sula salute della gente. Chi crede, che l’arte medica possa compiere più di quanto la natura permette, non soffre tanto di ignoranza quanto, piuttosto, di demenza

 

Parole dure, in parte estreme, ma da cui si può evincere chiaramente come già nel 1500 esistesse una spaccatura fra metodo scientifico e metodo naturale, e di come la medicina fosse già strumentalizzata a fini commerciali. Quindi che pensare? Cosa è davvero migliore per la guarigione, la Scienza o la Natura? La mia modesta opinione è che l’una non possa trascendere dall’altra e che una coscienza più approfondita delle cause spirituali di una malattia non ci dovrebbe precludere la possibilità di una cura tradizionale. La Scienza autentica ha da sempre attinto e imparato dalla  Natura e abbracciare l’una non significa dover rinnegare l’altra. Un individuo che trova ridicole le cure naturali e le cause inconsce della malattia è profondamente ignorante, ma lo è altrettanto anche colui che in nome della spiritualità rinnega secoli e secoli di studio, ricerca ed esperienza umana in campo medico. E forse questa mia ultima affermazione attirerà l’antipatia di molte correnti spirituali odierne, quasi tutte ostili alla medicina moderna, effettivamente spesso rea di aver favorito gli interessi delle case farmaceutiche a discapito dei singoli individui. In poche parole, la malattia è diventata un business e su questo nessuno potrebbe avere niente da obbiettare. La malattia è diventata un’affidabile fonte di reddito e in quanto tale a nessuno interessa davvero curare la radice del male, le multinazionali farmaceutiche preferiscono limitarsi ad anestetizzarne i sintomi, con l’unico opportunistico scopo di vendere medicinali ed aumentare gli introiti. In poche parole, le persone più consapevoli e spirituali credono che alle case farmaceutiche non interessi curarci davvero dalle malattie, bensì offrirci dei palliativi che possano placare i sintomi senza rimuovere il male alla radice. Male che, sempre secondo questi ultimi, risiede non nel corpo ma nell’anima e che, attraverso cure naturali e profonda introspezione, potrebbe essere debellato alla radice. E se si scende nel cospirazionismo più sfrenato troveremo anche chi sostiene che esistano case farmaceutiche coinvolte in veri e propri crimini contro l’umanità, arrivando addirittura a creare segretamente certi virus per poi poterne vendere la cura.

Il discorso sarebbe davvero infinito e le argomentazioni a favore di tali tesi innumerevoli, ma non sono né un medico né un agente della CIA, quindi non posso né confermare o smentire, io posso solo informare, lasciando poi a ognuno di voi la responsabilità di interrogarsi sui molti misteri e segreti che da sempre ci circondano e che in mezzo a milioni di menzogne celano la verità.

 

Ogni malattia trova i suoi effetti nel Corpo e le origini nell’Anima

 

Scienza e Natura, chi ha dunque ragione? Gli scientisti che promuovono la medicina tradizionale e aborrano ogni forma di cura alternativa o gli spiritualisti che invece rinnegano la scienza medica moderna, perorando uno stile di vita più sano e vicino alla natura? Come sempre la soluzione sta nel trarre il meglio da ogni parte. Così come, infatti, gli scientisti dovrebbero aprirsi a un’ottica più spirituale e psicologica della malattia, così le persone più sensibili e spirituali dovrebbero smetterla di far danno demonizzando la scienza medica. Con mio enorme rammarico, infatti, vedo ogni giorno la maggior parte della popolazione mondiale affidarsi ai dottori con eccessività ingenuità, accettando di assumere farmaci come se fossero caramelle. Dottori che spesso sembrano più simili a spacciatori che a guaritori, prescrivendo farmaci con leggerezza per risolvere anche i più piccoli problemi. Molte persone sono del tutto inconsapevoli degli interessi che vigono dietro la farmaceutica e di come spesso i medici siano collusi con le stesse e tendano pertanto a proporre farmaci anche quando non servirebbe, solo per accordi opportunistici. Queste bassezze non dovrebbero però portare l’individuo a trasformare la medicina moderna in uno spauracchio da demonizzare, sarebbe un atteggiamento ottuso e ignorante, un modo di agire estremo che spesso potrebbe persino costare la vita di noi stessi o di chi amiamo. Così come esistono persone totalmente assuefatte dalla farmaceutica, allo stesso modo ne esistono moltissime altre che, essendo più spirituali e quindi più diffidenti verso le dinamiche materialistiche, sputano stupidamente sulla medicina tradizionale, portando tante persone a dubitare di cure preziose per la propria vita. In questo caso, come sempre, la verità risiede un po’ nel mezzo. Per rendere meglio l’idea di quel che penso mi vorrei avvalere di una massima di Paracelso, antico medico e alchimista.

 

Il ciarlatano studia le malattie negli organi colpiti, dove non trova altro che effetti già avvenuti, e rimane sempre un ignorante per quel che riguarda le cause. Il vero medico studia le cause delle malattie studiando l’uomo universale”.

 

La tradizione antica, la medicina naturale, la consapevolezza interiore, la meditazione, se intraprese SERIAMENTE, non sono fesserie e realmente possono favorire la guarigione dell’individuo. Ma questa consapevolezza non dovrebbe portarci comunque a sputare sulla medicina moderna e a finire magari nelle mani di ciarlatani e truffatori. Il fatto che dietro alla medicina attuale esista una forte componente capitalista non significa che la scienza in sé sia un male. Io stessa sono disgustata da certe dinamiche sotterranee, basta guardare la televisione per rendersi conto di quanti farmaci e integratori vogliano propinarci per ogni minimo malessere, enfatizzando sempre e solo i sintomi senza mai dare un minimo di attenzione alla radice reale del male. Tuttavia la Medicina, in ogni sua forma, è una scienza antica e preziosa, una conoscenza che deriva direttamente dai nostri Dei, da Lucifero, e che si è evoluta grazie allo fatica, la ricerca e l’esperienza degli antichi studiosi e di quelli odierni. Non ha nessun senso quindi bistrattare la medicina ufficiale o la scienza positiva, perché sono in ogni caso Saperi che ci appartengono, e l’uso malsano che la modernità fa di tali Saperi non dovrebbe renderci pregiudizievoli verso gli stessi.

La Medicina è una Scienza sacra che come ho anticipato ci arriva direttamente dagli Dei, i primi Caduti, i Discesi, una scienza preziosa offerta all’uomo in forma primordiale dai Primi Avi, gli Dei delle Origini, capostipiti del Culto. Questa nobile scienza si è col tempo evoluta ed è incarnata tutt’oggi dal simbolo del Caduceo, bastone di Asclepio, scettro di Hermes, emblema dell’equilibrio spirituale e fisico. Asclepio, detto anche nella sua forma latina Esculapio, era il Dio della Medicina, istruito direttamente da Chirone, colui che si sacrificò per Prometeo, figura ellenica terribilmente luciferina, raccogliendone il male pur di liberarlo. Non a caso anche in Astrologia Karmica Chirone incarna la malattia e la guarigione, il nodo animico che esige di essere risolto per curare in profondità l’anima afflitta.  Il termine caduceo deriva dal greco  “κηρύκειον kerỳkeion” ed è un bastone alato in cui due serpenti si attorcigliano, in perfetta armonia. Essi sono Ida e Pingala, le Nadi principali, i serpenti spirituali che incarnano le due primarie polarità umane, mentre il bastone rappresenta Sushumna, la spina dorsale, la base su cui si sviluppano i Chakra e su cui la Kundalini risale per portare l’essere umano all’Ascensione. Il Caduceo è quindi una simbolica rappresentazione dell’anima in equilibrio e un’anima in equilibrio, sanata dai suoi nodi, è un’anima che riflette sul corpo un benessere privo di disfunzioni. Se imparassimo a osservare la nostra esistenza in questo modo, come un perfetto sodalizio fra armonia interiore ed esteriore, ci renderemmo conto che la Medicina nella sua forma più completa non può che rappresentare una cura totalizzante, capace di includere nel suo miracolo sia il corpo che lo spirito e la mente. Esattamente come il serpente del bastone di Esculapio, capace di mutare pelle e trasformarsi attraverso la sua Ecdisi, così anche l’essere umano dovrebbe potersi perfezionare e trasformare attraverso la malattia, una sfida umana da intendersi non come una punizione o un ostacolo, ma più come una soglia da superare al fine di conseguire un nuovo stadio di evoluzione e consapevolezza. La malattia vista come principio della guarigione spirituale e non come annichilimento dell’individuo.

Vista da questa ottica, possiamo facilmente evincere che la malattia, per essere vinta, ha come sempre bisogno di una coalizione fra opposte polarità e non certo di un conflitto. Separarsi fra scientisti e naturalisti non fa altro che acuire le spaccature interiori, nutrendo la malattia. La soluzione sta nel concepire la Scienza moderna come un mezzo utile e giusto per risanarsi, per alleviare i danni creati dai sintomi che deteriorano il corpo. Allo stesso modo uno stile di vita sano, una pratica consapevole della meditazione e un approccio serio verso la tradizione naturale, sono metodi indispensabili per comprendere le reali cause dei nostri mali e scongiurarli. Ognuno di noi è sia corpo che spirito e non serve a niente curare solo il corpo attraverso la scienza o solo lo spirito tramite la natura: sappiate integrare le cose, imparando a conoscervi e a conoscere.

 

L’Anatomia dell’Anima

 

Così come l’uomo ha un corpo fisico con le sue peculiarità, allo stesso modo esiste un corpo spirituale con una sua precisa anatomia. Ovviamente non tutti gli esseri umani sono uguali e come esistono differenze fisiche fra un’etnia e l’altra allo stesso modo possono esservi sfumature e varianti anche nella struttura interiore. Il corpo eterico è ad esempio suddiviso in tre partizioni che potremmo volgarmente definire “Anima”, “Spirito” e “Mente” e analizzando ogni popolo potremmo renderci conto che queste tre parti si sono sviluppate spesso in modo differente.

La parte Anima è la più antica, è l’essenza primordiale dell’individuo, la parte immortale e immutata che conserva la memoria di ogni vita, divenendo pertanto il contenitore della nostra Sapienza. Essa è la sede dell’Alto Sentire e ci collega ai piani più sottili e alle coscienze dei nostri Avi. L’anima è anche ciò che ci rende oltre che esseri creati anche esseri creanti. Lo Spirito è invece la parte che incarna la nostra sfera emotiva, sede delle emozioni, dei sentimenti, delle passioni, dei desideri e degli istinti. Bisogna tener conto del fatto che in alcune tradizioni Anima e Spirito sono invertiti, ossia alcuni pensatori danno le caratteristiche dello spirito all’anima e viceversa, ma aldilà dei termini il senso primo non cambia. Infine la Mente, la parte razionale e logica dell’individuo, sede dell’intelligenza e della capacità di pensare, calcolare elaborare ordini e sistemi cognitivi. Queste tre partizioni del corpo eterico non vanno mai considerate come entità separate, poiché per funzionare correttamente e garantire un reale benessere psicofisico, esse devono assolutamente comunicare fra loro ed essere in perfetto equilibrio. L’assenza di comunicazione fra queste componenti potrebbe nei fatti rivelarsi la reale causa di alcuni disturbi psichici, deficit mentali e comportamenti disfunzionali. Le forme di spiritualità corrotta hanno strumentalizzato il concetto di ritorno all’Uno come di un abbandono di identità per immergerci nel distruttivo e disgregante Uno macrocosmico, mentre il vero ritorno salvifico all’Uno sta nel ricostituire l’armonia della propria monade interiore, un Uno microcosmico e non macrocosmico, un Uno interiore e non esteriore e falsamente santificato. Per approfondimenti sull’Uno clicca qui.

Tornando quindi alle diversità interiori di ogni popolo possiamo ad esempio affermare che in alcune etnie una parte si è sviluppata in modo più predominante rispetto alle altre, scoprendo così che esistono popoli che si sono rivelati nel corso della storia mediamente più intelligenti di altri, alcuni più istintivi e passionali, altri più distaccati e spirituali, alcuni più creativi, altri più distruttivi, alcuni più ambiziosi ed espansionistici, altri più statici e legati alla propria terra, e così via. Ovviamente si parla pur sempre sulla base di medie statistiche, le quali non possono andare a determinare l’eccezionalità del singolo, giacchè ogni individuo può talvolta deviare dalla propria natura primeva. Aldilà però delle possibili differenze interiori fra diverse razze spirituali, in tal sede,  essendo questo un sito satanista, mi limiterò ad illustrare soltanto la classica struttura animica di un GentileIl Corpo Spirituale è caratterizzato da alcuni elementi principali che, per facilitare la comprensione, suddividerò nelle sue singole componenti.

KI o CHI (Anche detto Prana) : Il Ki è il soffio vitale, l’energia interiore che scorre nell’uomo e che pervade tutte le cose, unendoci così ad esse. È l’essenza atavica del Tutto, il sussulto che fa vibrare la materia, generando la realtà stessa. Il Ki è ciò che connette il lato visibile ed invisibile della natura, è quell’energia perenne ed infinita che io chiamo Sangue di Dio. La maggior parte dei disturbi fisici sono determinati da quei blocchi che impediscono al Ki di scorrere correttamente dentro di noi.

AURA: L’aura non è realmente la nostra energia come molti pensano, bensì la manifestazione percepibile della stessa. Il campo aurico è una sorta di alone intorno al corpo spirituale ed è a tutti gli effetti la proiezione della nostra energia interiore. Questa emanazione luminescente e colorata è suddivisa in aura vera e propria (strato più esterno) e corpo lucente (strato più interno, ovvero più vicino al corpo). Se l'aura vera e propria è un riflesso della nostra energia animica, e che quindi varia a seconda della nostra crescita evolutiva, il corpo lucente è invece il riflesso dell'energia del nostro spirito, e pertanto varia a seconda delle nostre emozioni quotidiane. Gli animali di fatti sono capaci di percepire il nostro corpo lucente ed è per questo che riescono ad intuire il nostro umore. L’osservazione dello spettro cromatico dell’aura nei suoi diversi strati può fornire indicazioni sul grado evolutivo dell’individuo, ma anche sul suo stato d’animo e sul suo stato di salute.

NADI e MERIDIANI: I Nadi sono una sorta di sistema circolatorio del nostro corpo spirituale. Nadi deriva infatti dal sanscrito e significa “tubo”, “canale”. In effetti i Nadi sono proprio dei “canali di luce”, venature dell’anatomia sottile in cui scorre l’energia. In realtà però,  più che tubi contenenti un flusso energetico, sarebbe più consono paragonarli a delle corde, corde tese che vibrano grazie appunto al passaggio di energia, detta  Prana in India, Ki in Giappone, Chi nella tradizione cinese e Vril in quella europea. I Nadi sono 72000 di cui 3 principali, ossia Sushmna, Ida e Pingala, di cui parleremo dopo. I Nadi sono un concetto presente in molte culture, presso i Thailandesi sono conosciute col nome di Sen, mentre nella tradizione cinese vengono chiamati Mai, ossia Meridiani. Esistono diatribe sulla corrispondenza di Nadi e Meridiani. In ogni caso anche i Meridiani altro non sono che una fitta rete di canali in cui scorre l’energia, sebbene siano strutturati in un sistema piuttosto complesso.

I Meridiani principali, i Jing Mai, sono 12, traggono tutti origine dai reni e sono suddivisi in 5 Jing Mai caratterizzati da energia Yin (femminile, pesante, buio, lunare, umido), 5 Jing Mai a polarità energetica Yang (maschile, leggera, luminosa, solare, secca), e due regolatori, rispettivamente Yin e Yang. Questi Meridiani principali, i Jin Mai, sono posizionati longitudinalmente nel nostro corpo spirituale e hanno una radice molto profonda. Esistono poi 8 Meridiani straordinari, detti Luo Mai, che invece attraversano il nostro corpo trasversalmente, collegando fra loro i Jing Mai, e che sono collocati più superficialmente, in prossimità della pelle e dei muscoli. Esistono poi altri 12 Meridiani meno noti ma comunque importanti, detti Canali Collaterali; i Collaterali sono i più superficiali, sono originati dalle estremità di mani e piedi e fortemente collegati al corpo fisico. Essi hanno principalmente una funzione di difesa, una sorta di sistema immunitario spirituale, poiché in essi scorre la Wei Qi, ossia l’energia difensiva istintuale comune ad ogni specie del regno animale. Curiosamente i Collaterali sono legati anche alle articolazioni, pertanto evidenti difetti posturali possono rivelarsi indice di istinti repressi o mancata sicurezza e conformità al proprio ambiente. Secondo la tradizione i Meridiani sono soggetti ad un articolato sistema detto Zang Fu, che illustra il collegamento dei Meridiani principali agli organi e i visceri. Nota curiosa è che il sistema Zang Fu viene rappresentato iconograficamente come le “acque sotterranee”, un sistema appunto di canali e fiumi sotterranei dove le energie primordiali della vita scorrono, dando così origine a quelle regioni inconsce da cui trae linfa la nostra stessa coscienza e realtà corporale. E dico “curiosa” giacchè il Dio sumero Enki, Ea, era associato non a caso ad Abzù, ossia l’Abisso delle acque sotterranee primordiali. Stessa cosa la troviamo nella tradizione ellenica/romana dove, a mio avviso, l’antico Enki si è scisso nei due Enti Poseidone e Ade, dove il primo incarna l’aspetto visibile della natura e le immense distese delle acque sapienziali in cui alberga la coscienza, e Ade, dio ctonio dell’invisibile e delle acque sotterranee dell’inconscio, colui che abita nei reami della Morte da cui la stessa vita trae origine.

Ognuno dei 12 Meridiani principali ha un nome direttamente collegato all’organo cui è connesso. Un blocco energetico nei pressi di un Meridiano può dunque farci capire quali organi potrebbero risentirne. Altro fattore di cui tenere conto sono le maree energetiche della Grande Circolazione del Chi, dato che ogni Meridiano si rivela maggiormente attivo in certe ore della giornata. La Grande Circolazione energetica comincia all’incirca verso le tre di notte e si conclude all’una di mattina. Per due ore l’energie pranica percorre un determinato meridiano fino a raggiungere il successivo, in cui attraverserà per altre due ore. Disturbi che compaiono spesso ad una data ora possono pertanto fornire indicazioni sul meridiano afflitto e pertanto sull’organo corrispondente. Nella tabella sottostante riporto uno schema che può rendere più intuitiva la comprensione dei meridiani, la loro polarità energetica e il loro orario di attivazione.

 

TABELLA da consultare, CLICCA QUI.

Per approfondire leggi STUDI SCIENTIFICI DIMOSTRANO L’ESISTENZA DEI MERIDIANI.

 

SUSHUMNA: Sushumna è la Nadi principale. Essa è collocata longitudinalmente al centro del nostro corpo, in corrispondenza della spina dorsale e in essa si sviluppano i Chakra principali. Il suo simbolo è il loto dai mille petali e iconograficamente possiamo associarla al bastone di Hermes, colonna portante del caduceo. Alla base di Sushumna, in prossimità di Muladhara (primo Chakra) è situata la dormiente Kundalini, l’energia serpentina che, nella sua eventuale risalita lungo Sushumna, porterebbe l’individuo all’Ascensione. Ciò che però molti non sanno è che Sushumna è per gran parte della nostra esistenza inattiva e proprio per questo l’energia della Kundalini non può passare da lì. Sushumna è a tutti gli effetti una Nadi, un Meridiano, e l’energia bloccata in questo punto crea appunto un deficit nell’individuo che, come accade per la stragrande maggioranza degli individui, sarà soggetto a limiti spirituali e psichici. Molti Satanisti hanno la tendenza a concentrare la propria attenzione sulla Kundalini, meditando affinchè essa possa svegliarsi. Il problema è che per quanta benzina puoi mettere nella tua ferrari, lei non potrà mai avanzare se la sua strada è tutta dissestata. È pertanto cosa intelligente cercare prima di meditare su Sushumna, al fine di attivarla, e solo dopo la risalita dell’energia Kundalini sarà una naturale conseguenza: Rimuovere i blocchi è la chiave.

IDA e PINGALA: Queste due Nadi primarie sono simbolicamente rappresentate come due serpenti che si avvolgono intorno alla Nadi Sushumna. Esse rappresentano iconograficamente i due serpenti del bastone di Hermes, celeberrima effige della medicina, cosa che per altro ci fa ancora una volta comprendere che la Guarigione parte sempre e comunque dall’Anima. Ida è la Nadi con polarità femminile, lunare, oscura, legata al freddo, all’umido e all’argento. Parte a destra sulla base di Sushumna e termina in prossimità della narice sinistra. Essa controlla l’apparato digerente, in particolare la secrezione enzimatica, e anche la vescica e il sistema nervoso parasimpatico. Pingala è invece caratterizzata da polarità maschile, solare, luminosa, collegata al caldo, al secco e all’oro. Parte a sinistra sulla base di Sushumna e termina in corrispondenza della narice destra. Essa esercita il suo controllo sul battito cardiaco, il rilascio di adrenalina, il metabolismo e il sistema nervoso simpatico. In generale possiamo dire che Ida è la Nadi dei processi mentali, della psiche, della creatività e del distacco dall’ego, mentre Pingala è la Nadi dei processi vitali, dell’istinto di sopravvivenza, delle dinamiche fisiche, della logica e dell’ego. Il modo migliore per mantenerci in equilibrio è quello di armonizzare Ida e Pingala, rafforzando così anche Sushumna. Esiste una particolare meditazione legata alla respirazione, ma prima provate questo semplice esperimento:

Provate ora semplicemente a fare un grande respiro. Inspirate con forza e espirate. Ora valutate: l’aria vi sembra che penetri maggiormente nel vostro corpo attraverso la narice destra o quella sinistra? Se la risposta è destra significa che avete una Pingala più potente (tipico negli uomini), mentre se al contrario l’aria entra maggiormente dalla narice sinistra siete dominati dall’energia di Ida (tipico nelle donne). Un ottimo esercizio meditativo è quello di provare a respirare a narici alternate, prima ispirare dalla narice destra e espirare da quella sinistra, e viceversa. Inizialmente potete procedere con l’ausilio delle mani, tappando la narice che non usate. Come vi ho detto riequilibrare Ida e Pingala è il primo passo per riattivare Sushumna, che come abbiamo detto è la base per far risalire la Kundalini.

 

CHAKRA: I Chakra sono i nostri centri di potere, sedi in cui l’energia viene assorbita, rilasciata o trasformata. I Chakra sono realmente la nostra fucina alchemica interiore e i principali sono 7, distribuiti lungo Sushumna. Il corretto funzionamento dei Chakra contribuisce ad un buon stato di salute, così come un malfunzionamento, (determinato solitamente da blocchi, carenze o sovraccarichi energetici), può generare la malattia. Ogni Chakra condiziona fortemente gli organi vicini. Per approfondire cosa sono i Chakra clicca qui.

 

TERZO OCCHIO e PINEALE: Sul cosiddetto Terzo Occhio il discorso sarebbe molto ampio e probabilmente l’argomento meriterà un articolo a sé. In tal sede ci limiteremo soltanto a sviscerarne le principali prerogative concernenti l’Anatomia Spirituale e i processi di Guarigione. Il Terzo Occhio, che secondo la tradizione indiana corrisponderebbe al Sesto Chakra Ajna, ha un importante ruolo di connessione fra anima e corpo. Esso è il punto di collegamento fra corpo spirituale e corpo fisico, fra realtà fisica e realtà spirituale, pertanto la sua attivazione non solo amplifica le capacità cognitiva, l’intuizione, l’interazione fra coscienza e mondo fenomenico e le visioni sottili, ma garantisce anche uno stato di salute migliore, dovuto proprio alla totale coesione fra parte corporale e spirituale. Un Terzo Occhio attivo acuisce la sensibilità dell’individuo, permettendogli così di percepire le malattie nella loro radice spirituale e di conseguenza lavorare per guarirle. Gli sciamani, maestri della Guarigione Spirituale, utilizzano proprio il loro Terzo Occhio per poter vedere l’aura altrui, individuando così eventuali alterazioni energetiche e conseguenti stati di malessere. Il Terzo Occhio è un argomento vastissimo che da sempre affascina ogni cultura e molte sono le tradizioni che lo collegano alla ghiandola pineale, sebbene altre visioni lo associno alla ghiandola pituitaria, entrambe ghiandole con importanti funzioni biologiche e spirituali. In tal frangente mi concentrerò sulla pineale, nota in particolare per la produzione di melatonina, un ormone neurotrasmettitore la cui funzione primaria è di regolare il ritmo circadiano, ovvero il sonno/veglia. Essa si attiva grazie all’oscurità e in particolar modo dall’una alle tre di notte. Per Cartesio la pineale era niente meno che la “sede dell’anima” e in effetti un’altra funzione molto particolare di questa ghiandola è la produzione di dimetiltriptammina, più conosciuta come “DMT”, una molecola presente anche in determinate piante e rimedi sciamanici, come ad esempio l’Ayahuasca, usata proprio dai Guaritori per sanare da certe malattie. La pineale produce DMT in particolare alla nascita e alla morte di un individuo, confermando così il ruolo del Terzo Occhio fra mondo fisico e mondo spirituale. Altri momenti in cui la DMT viene rilasciata dalla nostra pineale sono durante la meditazione profonda, i viaggi astrali, le esperienze mistiche e quelle di premorte. Purtroppo col tempo la pineale, che ricordiamo prende anche il nome di Epifisi, tende a calcificarsi e pertanto dovremmo adottare alcuni piccoli accorgimenti per evitare o invertire il processo di calcificazione. Il più noto è senza dubbio eliminare prodotti ed alimenti contenti fluoruro. Esistono poi rimedi sciamanici che favoriscono la decalcificazione della pineale, come il collirio a base di Sananga, di origine amazzonica. Altra arma per proteggere la nostra Epifisi è utilizzare ad esempio estratti a base di spirulina e zeolite per drenare l’organismo dai metalli pesanti, o anche assumere prodotti erboristici a base di triptofano per stimolarne le funzionalità.

 

 

UNO SGUARDO AL MONDO DELLA MEDICINA NATURALE

 

Qual è la differenza fra medicina ufficiale e medicina naturale?

La natura è stata senza dubbio la più grande ispirazione dell’essere umano. Sin dagli albori essa si è rivelata all’uomo come una madre capace di proteggere, nutrire e curare, ma anche una maestra severa capace di arrecargli all’occorrenza ostacoli ed ardue sfide. Da sempre la natura è stata il tessuto divino su cui l’essere umano ha potuto riscoprire se stesso, una fonte da cui attingere sapienza attraverso l’osservazione del mondo fenomenico, nei suoi cicli, nei suoi equilibri, nelle dinamiche proprie dell’esistenza. Non è dunque difficile comprendere che la natura è stata anche la nostra prima e vera Guaritrice. La medicina naturale deriva pertanto da tradizioni antichissime fondate sul rapporto indissolubile che intercorre fra uomo e natura. Ma qual è la reale differenza fra medicina naturale e medicina moderna? Ovviamente la prima differenza che salta all’occhio è che la naturopatia si affida esclusivamente a principi naturali. Esistono, infatti, moltissime diverse forme di medicina naturale - che analizzeremo in seguito - ma tutte sono caratterizzate dall’uso di terapie fondate su elementi naturali, quali le erbe, i minerali e l’energia. La differenza sostanziale che però sussiste fra medicina ufficiale e medicina naturale è che la prima si propone come scopo primario la soppressione della malattia, la seconda ritiene invece più importante capire la malattia per poi ricostituire e mantenere l’equilibrio psicofisico dell’individuo. In parole più semplici possiamo affermare che la medicina ufficiale si concentra principalmente sui singoli sintomi della malattia, mentre la medicina naturale concepisce l’individuo nella sua totalità, valutando oltre che i sintomi del male, anche la sua storia, i suoi blocchi e la sua psiche. Proprio per questo motivo la medicina naturale viene spesso definita Medicina Olistica.

 

 Che cos’è la medicina olistica?

 

Per capire cosa è la medicina olistica dobbiamo intanto capire che cosa significhi concretamente l’aggettivo “olistico”. Il termine si riconduce a Olismo, dal greco όλος, Olos, che tradotto significherebbe “totalità”, “globale”, “tutto”. Nonostante l’approccio olistico sia molto antico, la parola per come la conosciamo viene introdotta per la prima volta negli anni venti da Jan Smuts, politico, filosofo ed evoluzionista sudafricano. Secondo Smuts l’olismo sarebbe “la tendenza, in natura, a formare interi che sono più grandi della somma delle parti, attraverso l'evoluzione creativa”. In poche parole Smuts credeva che l’evoluzione di una totalità di singoli individui creava a sua volta un “ente” a se stante più forte anche della somma stessa delle sue singole parti. Ragionamento che collima abbastanza anche con la filosofia dell’USI, dove il concetto di evoluzione dell’Io si amplifica oltremodo qualora la somma dei singoli individui si unisce in favore della più ampia evoluzione del Noi, come evoluzione stessa di un gruppo, di una famiglia, di una stirpe.
Ufficialmente l’Olismo arriva in Occidente nel XVII secolo attraverso il panteismo di Baruch Spinoza, ma tra la sua più autentica radice nella spiritualità orientale, in particolare in India, Tibet e Cina. L’Olismo era abbastanza considerato anche nel mondo ellenico, in particolare ne troviamo diversi riferimenti nel Neoplatonismo, soprattutto con Plotino. In ambito GiudeoCristiano, invece,  l’Olismo non si è diffuso particolarmente, ad eccezione del grande filosofo Giordano Bruno e appunto di Spinoza, noto per aver reinterpretato la bibbia in chiave olistica anziché duale. Come avrete potuto intuire l’Olismo quindi non è un concetto applicabile solo alla medicina ma è una posizione teorica che può essere adattata anche alla scienza, alla fisica, all’antropologia, alla politica, alla filosofia, alla società, alla religione, una visione della realtà basata sull’osservazione di qualcosa nella sua totalità anziché nelle sue singole componenti. Proprio per questo l’Olismo viene spesso contrapposto al riduzionismo, posizione scientifica e filosofica che invece, piuttosto che una visione espansa, preferisce ridurre tutto ai minimi termini, semplificando anziché ampliare,  concentrandosi sui singoli elementi anziché intuire una percezione d’insieme più estesa, globale.

E questo avviene così anche nella medicina olistica, dove viene messa in primo piano la persona nella sua totalità anziché la singola malattia, dove piuttosto che separare corpo e mente, esse vengono unite per dare un quadro completo dell’individuo da curare. In poche parole la medicina olistica non si limita come quella tradizionale soltanto a osservare la malattia per debellarla, bensì osserva i sintomi della stessa come un punto di partenza da cui scavare per raggiungere le vere cause interiori che hanno creato il problema. La medicina olistica pertanto non si propone di sostituirsi alla medicina ufficiale, ma piuttosto ambisce a stimolare nell’individuo quei meccanismi di armonizzazione che andranno poi a innescare un reale processo di auto guarigione, il tutto grazie alla comprensione psicosomatica dei vari disturbi del corpo e ad una prevenzione fatta di stile di vita sano ed equilibrio interiore. In molte parti del mondo il divario fra medicina tradizionale e medicina naturale è molto meno marcato rispetto che in paesi come l’Italia, dove i pesanti squilibri spirituali, derivanti da un cattivo esempio religioso ignorante e fideista, hanno portato moltissime persone ad auto mutilarsi della propria parte più sensibile in favore di uno scetticismo asettico e razionalista. La popolazione italiana si divide così in chi crede a qualunque cosa, abbandonandosi totalmente nelle mani di Dio o di ciarlatani, oppure chiudendosi in un dogmatico approccio “riduzionista” dove far morire ogni forma di intuizione sensibile e profonda. La soluzione è, come ho suggerito nella parte introduttiva del presente articolo, trovare la giusta armonia fra corpo e anima, fra natura e scienza, fra spirito e logica. E questo, a mia avviso, sarebbe davvero la cura migliore non soltanto per noi stessi ma anche per il nostro stesso popolo, una famiglia con una storia antichissima e con tante, tantissime, ferite da risanare.

 

 La comprensione dell’anima agisce sul corpo più del medico e di tutte le medicine” – Meister Eckhart

 

 

I diversi tipi di Medicina Naturale.

 

Spesso sentiamo parlare di medicina olistica, di naturopatia, di omeopatia, di fitoterapia, ecc. In effetti questo può creare non poca confusione. Sono tutti sinonimi di una stessa cosa? O esistono delle differenze?  Scopriamolo insieme cercando di fare un po’ di chiarezza.

 

NATUROPATIA: La naturopatia condivide gli stessi principi base della più generica medicina olistica, ossia considera la persona nella sua totalità anziché concentrarsi unicamente sui sintomi della malattia. In particolare la naturopatia si basa sull’idea che tutto sia determinato dalle energie, interiori ed esteriori e, qualora vi fosse uno squilibrio di tali energie, sorgerebbe la malattia. Questi squilibri possono essere causati da emozioni negative, traumi emotivi, stress e pensieri logoranti, ma anche da fattori esterni ambientali, come luoghi e persone con carica energetica negativa. Attraverso determinate pratiche naturali la Naturopatia si adopera per ripristinare dunque l’equilibrio energetico dell’individuo e del suo ambiente. Il concetto stesso di energie rende la scienza medica ufficiale molto scettica nei confronti della naturopatia, sebbene in molte parti del mondo sia ampiamente diffusa e spesso considerata complementare alla medicina moderna. Il termine naturopatia è stato coniato per la prima volta nel 1985, da un medico newyorkese, John Scheel. Il significato attribuito alla parola naturopatia si presta a due diverse interpretazioni, c’è chi crede derivi da Nature e Path, ossia “sentiero della natura”, e chi invece lo indica come un semplice frutto dell’unione fra Natura e Pathos, ossia sentimento, sofferenza, empatia, come in tutte le scienze mediche, cioè “empatia con la natura”, o più semplicemente “curare la sofferenza con la natura”.

OMEOPATIA: Anche l’omeopatia si fonda sull’approccio olistico, ossia non si limita a curare la malattia e i singoli sintomi ma si concentra sulla totalità dell’individuo. Proprio per questo motivo gli omeopati non cureranno mai allo stesso identico modo due individui diversi solo sulla base degli stessi sintomi, ma terranno conto della loro storia, del loro stile di vita, del loro ambiente, del periodo che stanno vivendo e altri fattori laterali alla malattia stessa. La caratteristica principale che però contraddistingue l’omeopatia è anche questa volta rintracciabile direttamente nel suo nome. Il termine omeopatia deriva dall’unione di due parole greche, Omo e Pathos, ossia “simile” e “sofferenza”. Da ciò se ne può dedurre che l’omeopatia cura la malattia attraverso il simile. Ma cosa vuol dire? Per capirlo dobbiamo spiegare come funziona la medicina ufficiale, anche detta “allopatica”. Allopatia deriva sempre dal greco e se Omo è il prefisso che sta per “simile, uguale”, allo stesso modo Allo sta per “altro, differente”. Il termine allopatia, associato alla medicina classica, lo introduce per la prima volta il medico tedesco Samuel Hahnemann, definendo la medicina allopatica come “medicina del contrasto”, giacché cura ogni malattia con il suo contrario. Faccio un esempio semplice per rendere la cosa più chiara: se abbiamo un’infiammazione il medico tradizionale ci prescriverà un ANTI infiammatorio, se avessimo un’infezione ci suggerirebbe un ANTI biotico, se avessimo una forte allergia ci darebbe un ANTI staminico. Anti, ossia un principio che vada contro il sintomo stesso, per contrastare la malattia. L’omeopatia invece agisce secondo un altro principio, ben espresso nel motto latino “similia similibus curantur”, ovverosia “il simile venga guarito dal simile”. Se pertanto avessimo appunto una forte allergia, anziché un antistaminico è probabile che l’omeopata ci dia qualche principio naturale simile allo stesso allergene che ci ha provocato tale istamina, nelle dosi idonee per guarire il paziente. Nonostante l’omeopatia venga osservata sempre con un certo scetticismo dalla medicina ufficiale, essa ha una sua dimensione di studio e ricerca ben più strutturata rispetto ad altre forme di medicina naturale un po’ più vaghe e incentrate sul metafisico. Sebbene, infatti, l’omeopatia incarni perfettamente l’approccio olistico, e pertanto non veda il sintomo come un semplice male da sopprimere bensì come un messaggio da interpretare nel contesto del “sistema uomo”, essa non è comunque priva di una sua elaborata metodologia, con suoi farmaci commercializzati - ovviamente naturali - e disponibili anche nella farmacie comuni di ogni città. Esistono farmaci omeopatici di ogni tipo, dalle compresse, alle fiale, ai granuli, supposte, persino per uso esterno, come creme, polveri, colliri.

Una scienza medica a tutti gli effetti che una buona fetta di medici hanno accettato mentre altri, con più scetticismo, ne screditano il valore attribuendo i suoi metodi ad un semplice effetto placebo. E non vorrei allungarmi oltre o aprire futili polemiche, però anche il cosiddetto effetto placebo, anziché essere usato per sminuire la medicina naturale, forse andrebbe considerato come un punto a suo favore, dato che in maniera abbastanza palese ci dimostra come la mente abbia un’enorme potere anche sui fenomeni di auto guarigione.

ERBORISTERIA: Come abbiamo accennato parlando di omeopatia, spesso i farmaci omeopatici si possono acquistare anche nelle più comuni farmacie tradizionali oppure in farmacie specializzate, come farmacie omeopatiche o parafarmacie. Ma il cuore della medicina naturale nell’immaginario comune è senza ombra di dubbio l’erboristeria. Che cosa possiamo trovare realmente nelle erboristerie? L’erboristeria è una tradizione antichissima e si fonda ovviamente sull’uso di erbe per usi medici ma anche cosmetici e alimentari. In erboristeria puoi infatti trovare erbe atte a curare determinati disturbi fisici ma anche semplici tisane, integratori o anche creme, lozioni per la cura del corpo, profumi, e via dicendo. Differentemente dall’omeopatia, l’erboristeria cura in modo naturale ma non ha un approccio olistico. Come la medicina allopatica tradizionale, infatti, l’erboristeria propone cure volte più a curare il sintomo del male piuttosto che la causa. I rimedi naturali che possiamo trovare in erboristeria si dividono in due categorie principali: erbe pure e prodotti fitoterapici. Le erbe pure sono parti di piante poco lavorate e fruibili solitamente per fare infusi, impacchi e decotti, mentre i farmaci fitoterapici, pur essendo anch’essi naturali, subiscono una lavorazione più sofisticata e agiscono concretamente come medicinali a tutti gli effetti. Proprio per questo motivo nelle erboristerie troveremo solo fitorimedi abbastanza innocui, volti unicamente al miglioramento del nostro benessere psico-fisico, mentre se si tratta di fitorimedi con finalità terapeutiche dovremmo possiamo rivolgersi soltanto alle farmacie. In tal senso possiamo affermare che i prodotti erboristici si rivelano quasi sempre del tutto innocui, mentre nel caso di quelli fitoterapici è sempre meglio rivolgersi a un medico prima di assumerli, perché “naturale” non sempre implica che sia privo di effetti collaterali. Non bisogna infatti dimenticare che molte piante interagiscono con i farmaci tradizionali, spesso annullandone l’effetto o addirittura aumentandone la tossicità e che nei prodotti fitoterapici gli estratti vegetali sono spessi ad alto dosaggio rispetto a quelli venduti nelle comuni erboristerie.

FITOTERAPIA: Il termine fitoterapia significa letteralmente “curare con le piante” ed è forse la scienza medica naturale più accettata anche dalla medicina ufficiale, sebbene ancora non riesca a trovare una sua precisa collocazione. Essa è infatti in sospeso fra la medicina alternativa, la biomedicina e la farmacologia, ed il suo scopo è quello di studiare il corretto utilizzo delle piante e dei loro derivati, contenenti sostanze medicamentose note sin dall’antichità. La fitomedicina è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e, prescrivendo farmaci ad alto dosaggio, deve sottostare alle stesse normative che regolano la medicina ufficiale. Anche le piante si sono evolute con il tempo, sviluppando innumerevoli metaboliti secondari indispensabili alla preservazione della specie e da un punto di visto farmacologico questi stessi metaboliti si dimostrano importanti anche nell’essere umano.
I fitorimedi si dividono in due tipologie principali, quelli ottenuti da piante essiccate, come tisane, decotti, infusi, polveri, estratti fluidi o secchi, e quelli ricavati direttamente dalle piante fresche,  ad esempio succhi, macerati glicerinati, oli, tinture madri. Questi rimedi fitoterapici possono essere puri, contenendo un singolo estratto, oppure possono essere combinati, unendo piante diverse per potenziare l’effetto desiderato, ovviamente sulla base dei principi attivi che tali piante contengono. Oggi la fitoterapia viene spesso sminuita, accumunata per lo più a movimenti come la New Age. In verità la fitoterapia ha una storia molto antica. Ci basta pensare che lo stesso padre della medicina moderna, Ippocrate, parlava del rimedio naturale come “terzo strumento del medico, dopo il tocco e la parola”. Ma oltre ad autori greci come Ippocrate, Teofasto ed Aristotele, o a quelli romani quali Catone, Dioscoride e Galeno, a citare la medicina naturale sono anche gli antichi assiro-babilonesi attraverso le tavolette di Ninive, gli egiziani con il papiro di Smith e persino Maya ed Aztechi, conoscenze mediche pervenute a noi tramite i codici Sahagun e Badiano. Le prime vere e proprie farmacie e scuole di medicina risalgono però soltanto all’epoca medievale, quando presso gli orti botanici dei monasteri, detti “giardini dei semplici”, ebbero luogo le prime coltivazioni di erbe a scopo curativo. Il riconoscimento ufficiale dell’uso di piante a scopo terapeutico arriva poi definitivamente durante il Rinascimento, quando personaggi del calibro di Leonardo Da Vinci, Paracelso e nobili famiglie quali i Medici e gli Estensi, contribuirono alla istituzione delle prime università e scuole mediche laiche. Da quel momento l’empirismo alchemico si evolse nell’attuale metodo scientifico, fino ad arrivare agli odierni metodi di ricerca che hanno permesso a naturalisti come il noto Carlo Linneo di catalogare le piante officinali, identificandone caratteristiche e virtù e costruendone precisi sistemi di coltivazione.

Differenza fra Fitoterapia e Medicina Tradizionale: La differenza sostanziale fra queste due pratiche si basa prettamente sul concetto di “fitocomplesso”. In poche parole, sebbene entrambe studino le proprietà benefiche delle piante e dei loro derivati, la medicina scientifica utilizza i singoli principi attivi, ovvero sostanze ben specificate chimicamente. La fitoterapia invece  si serve di più elementi insieme, cioè un complesso di sostanze medicamentose e sostanze inerti, e questo al fine di utilizzare la pianta nella sua interezza, garantendo così una migliore efficacia dell’azione terapeutica.

Differenza fra Fitoterapia e Omeopatia: Uno degli errori più comuni a chi non conosce bene l’argomento è pensare che fitoterapia e omeopatia siano la stessa cosa. In verità, sebbene entrambe rientrino nella medicina naturale, hanno alcune sostanziali differenze. La prima è che nella fitoterapia i principi utilizzati sono sempre di origine vegetale. Nell’omeopatia, invece, oltre alle piante e ai loro derivati, possono essere impiegate anche sostanze di origine animale e minerale. Altra importante differenza fra le due scienze mediche sta poi nella somministrazione stessa dei rimedi ricavati. Nella fitoterapia, infatti, vengono utilizzati direttamente gli estratti vegetali ad un alto dosaggio, esattamente come nella farmaceutica tradizionale, mentre nell’omeopatia tali sostanze vengono estratte in modi infinitesimali, attraverso processi di diluizione e dinamizzazione. Per spiegarla in modo più semplice potremmo dire che nella fitoterapia si usa il principio della pianta nella sua forma concentrata e nell’omeopatia tale sostanza viene invece diluita numerose volte, al punto tale che la presenza della sostanza stessa risulti quasi nullo. In un certo senso è come se nell’omeopatia si lasciasse soltanto “un’impronta” dell’elemento originario. La dinamizzazione invece è un passaggio successivo alla diluizione e consiste nello scuotere per un certo numero di volte, (di solito pari a cento) la sostanza diluita, giacchè attraverso lo scuotimento se ne ottiene un “potenziamento”.

AROMATERAPIA: L’aromaterapia è un ramo della fitoterapia che utilizza gli oli essenziali a scopo terapeutico e talvolta persino cosmetico. Il termine aromaterapia fu coniato dal chimico francese Gattefossè ma, esattamente come per la fitoterapia, anche qui troviamo la presenza di tale disciplina in culture molto antiche, quali sumeri, egiziani, greci, romani.  Gli oli essenziali vengono ricavati da alcune parti della pianta, come ad esempio foglie, radici, petali, corteccia, semi, radici, e anche resine, sebbene in questo ultimo caso più che di oli si parla di resinoidi. L’estrazione di tali oli essenziali avviene tramite un processo particolare di distillazione, elaborato dall’alchimista arabo Avicenna, nel X secolo d.c. L’attuale metodo di distillazione avviene tramite corrente di vapore che, in fase di raffreddamento, garantisce la scissione fra l’acqua e l’olio essenziale. Il primo olio estratto da Avicenna fu quello di rosa, la celebre acqua di rose tuttora comunemente utilizzata da moltissime persone come profumo o distillato ad uso cosmetico. Nonostante l’uso principale dell’aromaterapia derivi, come suggerisce il nome stesso, dall’uso olfattivo per via aerea, attraverso diffusori, vapori e il più antico e noto incenso, l’uso di oli essenziali può avvenire anche attraverso impacchi, creme, fanghi, e unguenti, con un’applicazione diretta basata su massaggi specifici, bagni e talvolta anche per somministrazione orale, come in certi tipi di collutori naturali. Nonostante l’aromaterapia sia un ramo della medicina naturale abbastanza innocuo non si deve pensare che esso sia totalmente immune da effetti collaterali. Inalazioni ad alto dosaggio di certi estratti possono rivelarsi tossiche, così come certi unguenti potrebbero arrecare ipersensibilità cutanei in soggetti allergici.

FLORITERAPIA: La floriterapia è una forma di medicina naturale fondata unicamente sull’uso dei fiori. Fu ideata dal medico ed erborista Edward Bach, il quale elaborò una sua particolare metodologia comunemente nota con il nome di Fiori di Bach. Questo particolare medico gallese aveva senza dubbio un approccio olistico, ossia si concentrava più sulla totalità del paziente che sul sintomo in sé della malattia. Per Bach la malattia era un solo un messaggio dell’anima e proprio per questo la floriterapia si occupa primariamente di ripristinare l’equilibrio interiore dell’individuo. La floriterapia non tenta di curare il disturbo in sé, non ha vere e proprie finalità terapeutiche, ma cerca di favorire la guarigione andando a curare il disagio emotivo che ha generato conseguentemente la malattia. I fiori di Bach sono dunque indicati per quei disturbi di origine psicosomatica, quali stress, depressione, insonnia, in generale traumi emotivi. Attraverso una sua personale ricerca durata moltissimi anni, Bach ha stilato una lista di 38 fiori con proprietà curative, a loro volta suddivisi in sette categorie a seconda del tipo di disturbo emotivo. Il procedimento suggerito da Bach era quello di cogliere i fiori durante una giornata di sole, al mattino, e di lasciarli in acqua di sorgente per atre tre o quattro ore successive, sotto il sole. Altra tecnica era quella di far seguire alla raccolta una bollitura del fiore stesso, per una durata di trenta minuti e sempre in acqua di sorgente. In poche parole secondo Bach, (teoria che può ricordare anche le ricerche del giapponese Masaru Emoto), l’acqua è in grado di “registrare” la memoria del fiore, in un certo senso conservandone la sua specifica energia, utile poi al soggetto che andrà ad assumerla per via orale. La floriterapia ha pertanto uno scopo prettamente purificatorio volto non tanto all’eliminazione dell’energia negativa quanto alla trasformazione della stessa in una consapevolezza interiore, indispensabile alla guarigione. In Italia la floriterapia è lecita, in quanto non presenta effetti collaterali per la salute, tuttavia la figura del floriterapeuta non è riconosciuta, come invece accade in altri paesi quali Spagna, Francia, Inghilterra e Germania. Non ho mai sperimentato la tecnica dei Fiori di Bach e pertanto non saprei esprimere un parere in merito. Non ho idea di quanto realmente la somministrazione di tali fiori possa contribuire alla guarigione di certi disturbi ma credo comunque che la floriterapia sia comunque un interessante stimolo dal punto di vista psicologico. Per chi volesse saperne di più, riporto un link con il Test per valutare quale fiore di Bach è più adatto a te e un piccolo approfondimento sui 38 fiori, con la relativa descrizione, suddivisi nei sette gruppi dei disturbi emotivi evidenziati da Edward Bach

 

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 Autoguarigione attraverso l'Energia.

 

Fino ad ora abbiamo trattato della medicina naturale concentrandoci su quelle discipline che fanno ricorso all’uso di erbe ed estratti naturali. Esistono però anche rami della medicina naturale che concepiscono invece direttamente l’energia come mezzo di guarigione. Questa branca prende il nome di medicina energetica. Vediamone alcuni tipi.

 

MEDITAZIONE: La meditazione è senza ombra di dubbio una delle pratiche più antiche conosciute dall’uomo, la forma più atavica e primordiale di rituale atto a connettere l’essere umano al divino, il corpo fisico alla mente e allo spirito. La meditazione è alla radice di ogni pratica spirituale, il cardine di ogni rito, il reale nutrimento dell’anima. La meditazione è un’arte spirituale antichissima e non esiste popolo che non abbia fatto esperienza con essa. Nonostante esistano un’infinità di scuole di pensiero e tecniche differenti, la meditazione trova sempre il suo fondamento nel respiro, nell’ assorbire e rilasciare energia in un continuo flusso vitale all’anima. Oggi la maggior parte delle persone, soprattutto in Occidente, ha perso totalmente il contatto con la meditazione, ma questo non ci impedisce ugualmente di entrare in contatto (e produrre) determinate energie. L’energia è nei fatti una frequenza vibratoria capace di suscitare effetti positivi e negativi sull’organismo e può essere determinata da fattori esterni come anche da fattori interni, quali ad esempio le emozioni. Per farla molto breve, la meditazione è quella pratica che ci consente di avere padronanza sulle energie con cui entriamo in contatto, è uno strumento finalizzato ad acquisire controllo e consapevolezza di noi stessi, imparando a riconoscere certe energie, per assorbirle e rilasciarle. Meditare ci permette pertanto di eliminare le negatività, i blocchi, così come ci permette di entrare in contatto con la parte più profonda di noi stessi e superare antichi traumi e ferite mai guarite. Come abbiamo spiegato prima, la malattia spesso nasce proprio da qualche ferita interiore ignorata e la meditazione, mettendo in luce i nostri traumi emotivi repressi, offre già di per sé un’attenuante alla comparsa della malattia. Tuttavia l’inconscio è un vasta abisso che anche chi è solito meditare spesso non può aver la pretesa di aver esplorato tutto. Ecco quindi che talvolta certi messaggi dell’anima vengono ignorati anche dalla persona più consapevole e introspettiva e allora tale male interiore cercherà di attirare la nostra attenzione affiorando in coscienza sottoforma di disagio fisico. Come dentro così fuori …

In questo caso la meditazione, oltre a conoscere bene se stessi e a lavorare sui propri nodi, può servire concretamente a manipolare le energie, assorbendole al fine di migliorare il nostro benessere psico-fisico. Esistono tanti metodi differenti per indurre l’auto-guarigione tramite meditazione, ma il più semplice sta nel rilassarsi profondamente e nel visualizzare una sfera di luce bianca che penetra nel nostro corpo, ancora meglio se indirizzata nell’organo afflitto dal disturbo. Dovreste immaginare questa energia bianca e pura che entra nel nostro corpo ad ogni inspirazione, avvolgendo totalmente la parte lesa e riempiendola di energia guaritrice. Respirando energia curativa e visualizzandovi immersi in essa, ripetendo mentalmente parole semplici e al tempo presente, prive di negazioni, (come ad esempio questa energia mi guarisce, io guarisco, io sto bene), la vostra mente produrrà uno stato di benessere in grado di migliorare concretamente la vostra situazione. Mi rendo conto che possano sembrare agli occhi di uno scettico cose prive di fondamento ma ho esempi concreti di persone che attraverso costanti meditazioni curative hanno favorito la propria guarigione e, in alcuni casi, scongiurato brutti malanni che stavano affiorando minacciosamente. Numerosi studi scientifici hanno inoltre appurato che la meditazione apporta realmente benefici fisici e psicologici, sia per sconfiggere lo stress, la depressione, l’insonnia, aumentando anche la capacità di concentrazione, la memoria, l’apprendimento e persino le difese immunitarie. La meditazione si è rivelata utile anche nella regolazione del sistema nervoso, linfatico e cardiovascolare, regolando anche la produzione di ormoni e contribuendo a sconfiggere diverse patologie. Questo non significa certo che di fronte ad una malattia una persona non debba rivolgersi ad un dottore, ma semplicemente il mio consiglio è quello di non sminuire a priori il potere della meditazione, perché i risultati potrebbero sorprendervi.

 

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YOGA: Lo Yoga è una pratica spirituale antichissima, talmente complessa e profonda che sarebbe davvero impossibile poterne riassumere l’essenza in poche righe. Le fonti più importanti riguardo a questa arte dell’anima risalgono alla tradizione vedica, sebbene le sue origini siano ben più antiche, quando ancora la conoscenza veniva trasmessa agli eredi oralmente. Dello Yoga si parla già nel Rgveda, padre di tutti i Veda, e nelle successive Upanisad vediche, ossia antichi testi scritti in lingua sanscrita inerenti alla filosofia religiosa dei popoli Indo-Ariani.  Curiosamente, però, sono state ritrovate alcune effigi che farebbero presumere un’origine ancora più arcaica dello Yoga, come ad esempio un particolare sigillo raffigurante una divinità cornuta, identificato in seguito come il dio Pasupati, poi associato al grande dio Shiva, signore degli animali, della natura e, appunto, dello Yoga. La stessa tradizione induista, e parte di quella buddista, trovano la propria radice nello Yoga che, differentemente da quanto si pensa oggi in Occidente, non limita affatto la sua ragion d’essere ad una mera pratica aerobica. Lo Yoga autentico non è ginnastica per rassodare i glutei e sentirsi al contempo un po’ esotici, lo Yoga è un cammino iniziatico fondato sullo spirito, sulla consapevolezza e su una comprensione elevata del Sé e del mondo naturale a cui apparteniamo. Un sano percorso yogico dura tutta la vita e conduce l’iniziato alla scoperta della propria natura divina e alla rivelazione di segreti esoterici che solo una Pratica autentica può far riaffiorare. Proprio per questo possiamo considerare lo Yoga un potentissimo strumento di perfezionamento spirituale e non a caso è sempre stato demonizzato dal Giudeo Cristianesimo. Lo Yoga è una conoscenza satanica, una conoscenza luciferina che risveglia l’anima e la potenzia, rendendo l’uomo uguale a Dio. Lo Yoga è nutrimento per il seme umano destinato a divenire albero divino. Non a caso moltissimi film sulle possessioni demoniache fanno assumere ai presunti posseduti dal demonio posizioni distorte del corpo che, ad un’attenta analisi, richiamano proprio le “Asana” dello Yoga, le posture dello Yoga. Questa è la solita arma che la Chiesa usa per allontanare le persone da ogni pratica in grado di liberare e risvegliare l’anima: la paura.

Come vi ho detto, sullo Yoga non basterebbe nemmeno un libro intero, pertanto mi concentro unicamente sugli aspetti curativi racchiusi nella sua pratica. Per capire meglio il ruolo che lo Yoga svolge nel ripristino della salute fisica basterebbe osservare l’etimologia stessa del suo nome. Yoga, infatti, deriva dal sanscrito e significa “giogo”, “unire”, “legare”. Il giogo è propriamente ciò che collega i cavalli al carro, così come lo Yoga ho lo scopo massimo di unire il corpo fisico a quello sottile, il corpo all’anima, il mondo fisico ai nostri sensi, e così via verso la perfetta unità fra microcosmo personale e macrocosmo fenomenico. Ecco quindi che lo Yoga diventa pertanto una sorta di “meditazione in movimento”, una meditazione del corpo, attiva, dove l’energia torna a fluire correttamente dentro di noi. Lo yoga rende l’individuo totalmente collegato al proprio interiore, elimina ogni grado di separazione fra anima e corpo, garantendoci così la totale padronanza di entrambi. Lo Yoga genera armonia, elimina ogni blocco e permette alla nostra linfa vitale di tornare a fluire. Lo Yoga più adatto a guarire l’anima e il corpo è sicuramente l’Hatha Yoga tradizionale, dove Hatha significa letteralmente “Forza”, “Vigore”, proprio in riferimento al fatto che la sua pratica è volta a offrire forza e salute al corpo e realizzazione interiore. Le pratiche più importanti dell’Hatha Yoga, utili alla guarigione del corpo e della mente, sono diverse, ne citiamo brevemente alcune:

 

Asana: Con questo nome vengono identificate le tipiche posture dello Yoga. Ogni asana ha un suo specifico nome e coinvolge una differente parte del corpo e dello spirito. Certe asana possono pertanto far fluire l’energia in determinate parti del corpo, sciogliendo nodi e ripristinando l’equilibrio psicofisico. Senza contare che secondo la tradizione yogica, la pratica corretta e costante delle asana può produrre effetti non soltanto curativi ma anche rivitalizzazione e ringiovanimento delle nostre cellule.

Mudra: I Mudra sono gesti simbolici, posture di alcune parti del corpo, quali ad esempio mani, dita, lingua, usati per muovere determinate energie durante la meditazione o per completare alcune asana.  Il termine deriva dal sanscrito e significa “sigillo”.

Mantra: Mantra è una parola sanscrita che nella nostra lingua potrebbe essere tradotta come “mezzo per liberare la mente”. E in effetti il mantra è una pratica millenaria atta proprio a liberare la mente durante la meditazione. Per mantra s’intende infatti una formula da pronunciare ripetutamente durante la fase meditativa, al fine di escludere ogni altro pensiero e anche per muovere determinate energie. Sebbene alcuni mantra più moderni abbiano dei significati di senso compiuto, i più antichi, risalenti ai Veda, sono invece fondati sul potere del suono stesso. Il suono, infatti, ha in sé un’energia creante e su questo argomento ne abbiamo lungamente parlato nel seguente articolo:  IL POTERE DEL SUONO. Non è pertanto difficile comprendere che determinati mantra possano modificare lo stato del nostro corpo e della nostra mente, ripristinando salute e benessere.

Pranayama: Pratica yogica fondata sulla respirazione e che, oltre a ripristinare l’equilibrio psicofisico, è determinante nello sviluppo dei poteri psichici dell’uomo, ossia i Siddhi. Prana, infatti, significa “energia” ed esso incarna il respiro, il soffio vitale che scorre nell’uomo e nell’universo. Ayama significa invece “espansione” e da ciò possiamo quindi dedurre che le tecniche respiratorie del Pranayama servono a espandere il prana, dirigere energie a scopi benefici per noi stessi, come appunto la guarigione. Praticare il pranayama migliora infatti la circolazione sanguigna e linfatica, ottimizza le funzionalità di memoria, stomaco, milza e reni, rinforza il sistema immunitario e equilibra il sistema ghiandolare.

Sodhana: Con questo termine vengono identificate quelle pratiche di purificazione fisica, esteriore ed interiore, (e per interiore parliamo di organi interni) volte ad eliminare dal nostro corpo le impurità. Il clistere anale per la purificazione intestinale è, ad esempio, un Sohana molto comune in certe tradizioni orientali. Nell’intestino si creano moltissimi batteri e parassiti che affaticano il nostro corpo e lo indeboliscono, pertanto attraverso il clistere anale vengono eliminati, restituendoci salute e vigore. Ma in questo frangente ammetto di essere molto occidentale e credo proprio che mi terrò i miei simpatici batteri.

 

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TAI CHI: Il Tai Chi è un’arte marziale che si concentra prettamente sullo sviluppo graduale dell’energia interiore e dei conseguenti benefici fisici. È a tutti gli effetti una meditazione dinamica, una meditazione in movimento, e non a caso viene definito volgarmente una sorta di “yoga cinese”. Le sue origini sono molto antiche, sebbene tutt’oggi siano ancora avvolte dal mistero. Una leggenda narra che il Tai Chi sia stato ideato nel 1200 dal monaco Chang San Feng, mentre osservava la lotta fra un serpente e una gru. Chang rimase molto sorpreso dall’eleganza e sinuosità del serpente, i suoi movimenti fluidi e la sua concentrazione rendevano il serpente un avversario più potente e temibile della gru e su questo principio il monaco fondò la disciplina del Tai Chi.  Secondo invece lo storico delle arti marziali Tang Hao, il Tai Chi sarebbe stato creato da Chen Wang Ting, durante la dinastia Ming.   Il Tai Chi, come suggerisce il nome, è un’arte di combattimento fondata sul Chi, sull’energia interna che deve circolare in modo fluido e circolare, esattamente come i movimenti di tale pratica, morbidi, in armonia con la respirazione e circolari, spesso a richiamare una spirale. L’etimologia più corretta di quest’arte marziale ci parla di “estrema e suprema polarità”, proprio perché il principio di base del Tai Chi è proprio l’armonizzazione e la ciclicità perpetua di poli opposti, come la mobilità e l’immobilità, il pieno e il vuoto, negativo e positivo, in un concetto riassumibile con lo Yin e lo Yang. La filosofia taoista impregna buona parte del pensiero Tai Chi e le 13 posture principali di quest’arte, infatti, sono definite le 8 Porte, corrispondenti appunto ai Bagua, gli otto trigrammi della tradizione taoista, e i 5 Passi, corrispondenti ai Wu Xing, ossia i 5 elementi naturali principali della cultura cinese.  I benefici di questa disciplina fisica e mentale sono innumerevoli, soprattutto come tecnica di medicina preventiva, non solo da un punto di vista muscolare e osseo, (sono state infatti riscontrare aumento dell’elasticità muscolare e diminuzione di disturbi vertebrali e cervicali), ma anche diminuzione dello stress, della glicemia, del colesterolo e delle patologie a carico dell’apparato cardiovascolare. Oltre a questo è stato dimostrato come il Tai Chi offra benefici a livello celebrale, armonizzando i due emisferi (destro e sinistro) della neocorteccia. Secondo la Psiconeuroendocrinoimmunologia il Tai Chi offre realmente dei benefici concreti nella prevenzione di determinate malattie, poiché secondo la stessa esisterebbe una reale comunicazione fra mente e corpo, un dialogo in grado di regolare il  rilascio di alcuni ormoni (come neuropeptidi e citochine) capaci di potenziare il nostro sistema immunitario e garantire così un aumento del benessere psicofisico.

CROMOTERAPIA: La cromoterapia è una pratica fondata sull’energia dei colori. Ogni cosa in questo mondo ha una sua energia, una sua frequenza vibratoria, e tale irradiazione andrebbe ad innescare anche nel soggetto la stessa frequenza oscillatoria, come in una sorta di effetto risonanza.  Il colore è nei fatti un’emissione luminosa che possiede una diversa lunghezza d’onda a seconda della sua gamma cromatica.  In poche parole, se al colore rosso sono attribuite certe qualità, come ad esempio favorire gli istinti primordiali, la sua frequenza energetica farà vibrare i corpi vicini alla stessa frequenza, liberando magari un individuo represso dai suoi blocchi, così come magari il verde, in grado di rilassare e dinamizzare il sentimento, avrà una frequenza utile a chi invece è molto stressato, bloccato e tendente all’aridità emotiva. L’uso della cromoterapia è molto antico, da sempre il potere energetico dei colori è stato compreso e sfruttato a fini spirituali, curativi e magici. Questo rende pertanto la cromoterapia una pratica totalmente ignorata dalla medicina ufficiale, sebbene esistano pratiche alternative riconosciute in alcuni paesi, come ad esempio la cromopuntura che vanta numerosi successi documentati anche in ambito accademico. Essa trova  fondamento scientifico nella teoria dei biofotoni del fisico tedesco Fritz-Albert Popp. La cromopuntura fu ideata negli anni ‘70 in Germania da Peter Mandel e consiste in pratica nel posizionare fasci di luce colorata sui determinati punti recettori del corpo,  i quali vengono stimolati mediante le vibrazioni emesse, ovviamente di diversa frequenza a seconda del raggio dello spettro cromatico utilizzato nel trattamento.  La stimolazione del colore sulla pelle dell’individuo trattato provoca una reazione diretta sul suo organismo, in particolare sul sistema nervoso, linfatico ed energetico. Nelle pratiche spirituali la cromoterapia viene usata anche per il ripristino dell’equilibrio dei chakras, ossia i centri di potere del nostro corpo.
Per il trattamento di cromopuntura viene utilizzata una sorta di penna con punta a forma piramidale. Ogni punta è removibile, a seconda del colore da utilizzare, solitamente i sette colori principali dell’iride per ristabilire il benessere fisico e i quattro colori dell’anima per il ripristino di quello psichico, ossia il verde, il turchese, il rosa e il porpora. Non ci sono dubbi che l’uso della cromoterapia possa suscitare ancora molti dubbi negli animi più scettici, giacchè la funzione curativa dei colori merita ancora molte altre ricerche e verifiche. Esiste tuttavia un ruolo innegabile dei colori nell’ambito della psicologia, dato che i colori sono da sempre uno strumento comunicativo della nostra psiche, poiché sono costituiti da lunghezze d’onda che vengono percepite fisiologicamente da chiunque e registrate nel sistema limbico, parte del nostro cervello che controlla il comportamento emozionale dell’individuo. La preferenza o il rifiuto di determinati colori è pertanto tutto fuorchè casuale e spesso può essere un importante strumento conoscitivo per la psicologia. Esempio è acclarato è quello del celeberrimo Test dei Colori di Max Lüscher, ideato nel 1947 e presentato per la prima volta al Congresso internazionale di psicologia di Losanna. Il Test consiste nel proporre al soggetto in analisi una serie di carte colorate, chiedendogli di disporle in ordine di preferenza. Le preferenze e le repulsioni dell’individuo, adulto o bambino, permettono così allo psicologo di tracciare il suo profilo psicologico ed emotivo.

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CRISTALLOTERAPIA: La cristalloterapia si basa sull’idea che ogni minerale abbia una sua energia intrinseca, con relativo campo energetico radiante, e tale irradiazione avrebbe la capacità di influenzare gli altri corpi con cui entra in contatto. Secondo questo ramo della medicina alternativa la collocazione di certi cristalli su di un corpo potrebbe favorirne la guarigione psichica, fisica e spirituale. Ad ogni pietra è attribuita una differente carica energetica e pertanto nei trattamenti con la cristalloterapia viene scelta quella con le caratteristiche più adatte al disturbo del soggetto. La prima cosa che ci colpisce di un cristallo è senza dubbio il colore e pertanto molti credono che la cristalloterapia sia solo una sottoforma di cromoterapia. In realtà i cristalli non si differenziano fra loro solo per lo spettro cromatico ma anche per classe, composizione, struttura cristallina e formazione litogenetica, pertanto la loro unicità energetica è determinata da tanti fattori uniti e non soltanto il colore. Solitamente la cristalloterapia fonda la sua tecnica sul contatto fra pietra e corpo del soggetto, posizionando il cristallo direttamente sulla pelle, di solito in prossimità dei chakra. I cristalli però possono essere utilizzati anche come amuleti per caricare il nostro ambiente di un certo tipo di energia oppure come amuleti e talismani da portare con noi, sottoforma di monili o direttamente in tasca. Nel caso dei monili occorre fare attenzione, poiché nella creazione di gioielli la pietra viene lavorata, perdendo così parte di quel potere che invece viene totalmente riconosciuto nella sua forma grezza. Altra pratica consona alla cristalloterapia è la creazione di elisir, ossia, esattamente come per i Fiori di Bach, la pietra viene direttamente immersa in acqua pura e sottoposta a processi d purificazione sotto l’influsso di astri dominanti quali il sole e la luna. In seguito l’acqua carica dell’energia del cristallo può essere somministrata oralmente per produrre l’auto-guarigione di certi disturbi o riequilibrare lo spirito. Se devo parlare per esperienza personale non attribuisco poteri curativi alle pietre, ho sperimentato anni fa la cristalloterapia per curare una leggera gastrite e non ho ottenuto alcun beneficio. Per quanto riguarda invece la meditazione con le pietre posso dire che i cristalli hanno realmente effetti positivi, favorendo l’attivazione di certe energie e andando a rimuovere determinati blocchi. Allo stesso modo posso confermare la concreta funzione dei cristalli come amuleti, assistendo a episodi molto curiosi in cui realmente ho potuto riscontrare un’intrinseca capacità di assorbire certe energie e rilasciarne altre. Dopo aver percorso i sentieri della medicina naturale legata all’uso di erbe ed estratti, dopo aver compreso le tecniche di auto guarigione attraverso l’utilizzazione dell’energia, proviamo ad esplorare il mondo delle manipolazioni corporee.

PRANOTERAPIA: La pranoterapia appartiene anch’essa alla medicina alternativa e oggi possiamo dire che sia spesso ammantata da un’aura New Age che la rende poco credibile, colpa soprattutto di molti ciarlatani che ne abusano impropriamente nel goffo tentativo di spacciarsi per “grandi guaritori”. Tuttavia, la tecnica curativa dell’imposizione delle mani, a cui si rifà appunto la pranoterapia, è in verità molto antica e conosciuta da popoli come gli Indo-Ariani, gli Egizi e in modo abbastanza diffuso nelle tradizioni orientali. L’Occidente inizia invece a riscoprire questa tecnica a partire dal XVII secolo, complici soprattutto i noti studi del medico viennese Franz Mesmer. A metà del ‘700 Mesmer teorizzò che ogni cosa presente in questo mondo, animata o inanimata, fosse attraversata da un’energia magnetica che egli definì col termine di “fluido”. Ebbene secondo il mesmerismo ogni persona possiede un suo fluido energetico, il quale entra in contatto con fluidi energetici esterni. Secondo la pranoterapia, dunque, mantenendo in equilibrio i rispettivi fluidi si garantirebbe così il benessere psicofisico dell’individuo. Nella lingua sanscrita il termine “prana” indicherebbe l’energia, il soffio vitale che permea tutte le cose, esattamente il corrispondente mesmerico di “fluido”. Ecco dunque che nella pranoterapia si usa questa energia vitale per curare organi afflitti da malattia, quest’ultima il più delle volte generata da uno squilibrio energetico all’interno dell’organo stesso. Il pranoterapeuta impone la sua mano sulla parte offesa del paziente e gli trasferisce la sua energia, al fine di migliorarne lo stato e ristabilire la salute del malato.

REIKI: Il reiki è, come la pranoterapia, una tecnica spirituale di medicina alternativa basata sull’imposizione delle mani. Il nome reiki è l’unione di due termini giapponesi che ne incarnano a pieno il senso, poiché “Rei” significherebbe “spirituale”, “universale”, “ultraterreno”, mentre “Ki”, l’equivalente giapponesi di Chi,  indicherebbe invece l’energia, il soffio vitale. Ecco dunque che reiki assume così il significato di energia spirituale, energia universale ed ultraterrena, ad indicare che tale energia è presente in ogni cosa visibile e invisibile del cosmo. Il praticante di reiki in effetti agisce sfruttando proprio questa energia illimitata per curare le persone affette da disturbi fisici o emotivi. La differenza sostanziale che intercorre fra pranoterapia e reiki è che nella prima il pranoterapeuta impone le mani sul malato e gli trasferisce la propria energia vitale per curarlo, mentre nel reiki l’operatore non utilizza la propria energia personale bensì si offre come “mezzo” dell’energia universale, ovvero si pone come una sorta di filtro fra il malato e l’energia stessa del mondo.

Il Ki attraverserebbe dunque il suo corpo per passare poi direttamente al paziente. Secondo la tradizione più moderna, portata in Occidente da Hawayo Takata, i Master (maestri del reiki) assorbirebbero l’energia attraverso i chakra principali collocati lungo la spina dorsale per poi trasferirla al malato tramite i piccoli chakra delle mani. Nel reiki esistono ormai moltissime scuole di pensiero, alcune più fedeli alle origini ed altre decisamente più discutibili. Secondo alcuni Master, ad esempio, l’energia verrebbe trasmessa direttamente al paziente per sanare le ferite, mentre secondo altri l’energia negativa che ammorba il malato sarebbe “estratta” dall’operatore per innescare così il processo di auto guarigione. Anche nel reiki la malattia è concepita come il risultato di uno scompenso energetico, uno equilibrio perduto da ristabilire attraverso appunto l’aiuto del Master. I princìpi del reiki sono molto apprezzati dalla New Age, giacché riportano ad una filosofia di pace e amore universale, motivando  di conseguenza gli iniziati stessi ad uno stile di vita scevro da emozioni negativi quali rabbia, paura e preoccupazioni. Tale disciplina ci perviene dal suo antico fondatore, Mikao Usui, personaggio la cui storia è tuttora avvolta nel mistero.

Mikao Usui nacque nel 1865 in Giappone e venne cresciuto secondo la tradizione del Buddhismo Tendai, studiando in un monastero ed entrando in contatto anche con i fondatori di diverse tecniche marziali. Mikao si distinse tutta la vita per la sua cultura e la sua profonda spiritualità. Non sorprende dunque che un bel giorno del 1914 Mikao decise di intraprendere un estremo ritiro ascetico, restando per 21 giorni sul monte Kurama, in totale solitudine, digiunando e meditando. Questa profonda esperienza aprì definitivamente la sua coscienza all’energia universale e ascese ad un grado di evoluzione che gli permise di comprendere i segreti dell’auto-guarigione. Egli comprese che non esisteva una reale separazione fra l’uomo e la realtà circostante, imparando così a curare se stesso e gli altri e sfruttando proprio l’energia che continuamente intercorreva fra se stesso e l’universo. A quel punto Mikao elaborò un metodo, il reiki, e da lì cominciò a diffondere il suo insegnamento, formando altri maestri. Come vi dicevo l’Occidente apprende il Reiki attraverso uno di questi discepoli, Takata, il quale però si è drasticamente allontanato dalle origini della tradizione giapponese per rendere ai suoi “clienti” occidentali un più semplice apprendimento. Per Takata il reiki divenne un ottimo business e fu così che la storia del maestro Mikao Usui si adornò di fallaci coloriture che, addirittura, lo descrivevano come un fervente cristiano capace di curare le persone esattamente come faceva Gesù. Iniziarono a girare leggende più o meno fantasiose sul come Usui avesse creato il metodo reiki, come ad esempio il suo ritrovamento di un antico libro in lingua sanscrita in uno sperduto tempio del Giappone, scritto niente meno che da Buddha. La verità è che Misao non era cristiano, era un giapponese che amava la propria terra e la propria tradizione, un uomo dai molteplici talenti, studioso di medicina e amante della letteratura. A tal proposito sorge un’altra stramba contraddizione storica, ossia che Mikao Usui fosse un grande estimatore degli scritti dell’imperatore Meiji. La storia ufficiale ci presenta questo imperatore come un grande eroe giapponese, un uomo rivoluzionario che trasformò la sua nazione da terra chiusa, povera ed arretrata, a grande potenza economica e militare, liberata e rinnovata. Questo evento storico avvenuto fra gli anni 1866-1869, prende il nome di “Rinnovamento Meiji” ed è noto alle cronache come un cambiamento positivo per il Giappone. Ovviamente ognuno di noi, di fronte a certi eventi, è libero di avere una propria opinione, ma per quanto riguarda la mia posso affermare che l’imperatore Meiji fu in realtà il traditore della sua nazione, colui che assassinò una tradizione secolare in nome di una modernizzazione che in realtà sarebbe più giusto identificare con un sordido Capitalismo occidentale. Il Rinnovamento Meiji ha occidentalizzato il Giappone, disonorando così la memoria degli Avi. Nella società pre-Meiji esisteva un ordine sociale basato principalmente su quattro caste, al cui vertice troviamo i Samurai e alla base i mercanti, fortemente disprezzati. Con l’industrializzazione di Meiji si è passato invece ad una società che metteva il denaro e i mercanti al primo posto e i grandi valori della tradizione Samurai all’ultimo. Ai miei occhi quindi Meiji non è stato un eroe ma solo un traditore che si è lasciato corrompere dalle false luci del mondo Occidentale. E in virtù di quanto detto dubito fortemente che un uomo come Mikao Usui, di famiglia tradizionale e cresciuto sulla base della Tradizione, abbia mai potuto apprezzare colui che invece l’ha tragicamente distrutta. Pertanto credo che la presunta stima di Usui verso Meiji e la conseguente occidentalizzazione del Giappone sia, come nel caso del cristianesimo, una mistificazione di discepoli come Takata che per guadagnare avevano bisogno di rendere il proprio insegnamento più allettante per gli occidentali.

Chiusa questa doverosa digressione, possiamo concludere tornando al metodo curativo reiki. La mia opinione su questa tecnica non è del tutto positiva, sia per il suo approccio che per quello che nei fatti oggi è diventata. Quando parlo di “approccio” intendo il ruolo stesso che nel reiki acquisisce il guaritore. Se nella pranoterapia troviamo infatti un uso puro della antica tecnica dell’imposizione delle mani, dove l’operatore agisce utilizzando proprio la sua energia personale, nel reiki invece il master si pone come “intermediario” fra il malato e l’energia universale. In poche parole nella pranoterapia il guaritore ti offre qualcosa di suo per aiutarti in un momento di difficoltà, mentre nel reiki il guaritore ti cura con un’energia non propria e che quindi il malato stesso potrebbe attingere da sé. Il reiki avrebbe dunque molto più senso se, anziché formare Master che si pongono come “filtri” tra il malato e l’energia, insegnasse direttamente alle persone l’auto-guarigione, a sfruttare da soli l’energia eterica per guarirsi in modo indipendente.

Ovviamente però in questo modo i Master non guadagnerebbero nulla, pertanto conviene sempre mantenere le persone nell’ignoranza e far credere loro che solo “il Master” può trasferirgli quell’energia che in realtà appartiene già a tutti. Altra prerogativa del reiki che comprendo ma che sinceramente non collima troppo con la mia natura è la tipica tendenza New Age ad anestetizzare i sensi e le emozioni. Tutte queste filosofie che promuovono l’atarassia spirituale e la demonizzazione dell’ego entrano abbastanza in conflitto con la mia idea di evoluzione. La vera ascensione spirituale è in discesa, non è fatta di pace dei sensi e castrazione emotiva, ma di totale resilienza di fronte alla propria guerra interiore, mettendosi sempre alla prova e nuotando nei torrenti impetuosi, sprofondando con coraggio e passione negli abissi dell’anima, non galleggiando indolenti sulla superficie di stagni placidi. Logicamente tutto sempre nell’equilibrio, senza estremizzazioni antitetiche. Un ego esasperato, infatti, ti porta lontano dalla saggezza e dalla comprensione del tutto, ma anche un ego totalmente rinnegato ti porta lontano dalla tua identità e personalità, rendendoti quindi più facilmente manipolabile. Emozioni “negative” come la paura o la rabbia possono distruggerci se vissute con troppo abbandono, ma allo stesso tempo annullarle significherebbe uccidere una parte di noi, sedarla, assopirla, illudendosi che non esista più quando invece ci sarà sempre, pronta a riaffiorare in coscienza per esplodere in modo irreparabile. Le emozioni, anche le peggiori, vanno vissute intensamente, sperimentate e conosciute quanto basta da imparare a controllarle, non annullarle. La Via iniziatica che ritengo più sana non elimina ciò che è scomodo o difficile, semmai lo assoggetta alla nostra Volontà, rendendoci totalmente padroni di noi stessi. Infine, ultima cosa che mi rende poco simpatizzante dell’attuale reiki sono i Master stessi, persone che credono realmente di poter apprendere una simile disciplina soltanto attraverso dei corsi a pagamento. E mi spiace dovervelo dire, ma l’evoluzione spirituale non si può comprare e non ce la conferisce certo un diploma scritto in un accattivante carattere Old English da appendere sulla parete di casa. Quindi, a coloro che realmente volessero apprendere l’arte dell’auto-guarigione, consiglio vivamente di non sperare nelle tre settimane di corso a pagamento da qualche autoreferenziale “Master”. Usate piuttosto quelle tre settimane per fare come l’antico fondatore Mikao Usui, e se ne avete il coraggio statevene su un monte, isolati, a digiuno, meditando. L’evoluzione spirituale non si ottiene con comodi corsi, ma con tenacia, costanza, passione, audacia, tempo e sacrifici. Fatevene una ragione.

SHIATSU: Lo Shiatsu è una tecnica manipolatoria di digitopressione, ossia una disciplina fondata sul massaggio come metodo di medicina curativa e preventiva. Nonostante lo Shiatsu sia nato e ampiamente diffuso in Giappone trae in realtà la sua origine dalla tradizione cinese e da discipline spirituali come il Do In. Le finalità dello Shiatsu sono come sempre orientate al ripristino dell’equilibrio energetico, attivando attraverso precise pressioni le riserve energetiche del nostro organismo. Colui che pratica il trattamento Shiatsu è detto “Tori”, che significa letteralmente “Colui che opera con rispetto”, mentre il paziente che riceve il trattamento prende il nome di “Ukè”, appunto “colui che riceve con rispetto”. Lo Shiatsu non è però un massaggio del tutto comune, non esistono infatti manipolazioni tipiche della massoterapia come l’impastamento, lo sfioramento o la frizione, ma solo la semplice pressione, e non vengono utilizzati nemmeno oli sul corpo per evitare che possa scivolare il dito. Non a caso il termine Shiatsu significa “pressione” (Atsu) effettuata con le “dita” (Shi), sebbene comunque i Tori eseguano i trattamenti utilizzando oltre che alle dita anche piedi, ginocchia, palmi delle mani e gomiti. Secondo lo Shiatsu il nostro organismo è suddiviso in dodici meridiani (anche se i meridiani essendo bilaterali sarebbero da considerarsi 24) e lungo questi scorrerebbe il Ki (o Chi), ossia l’energia vitale che per un reale benessere psicofisico deve poter fluire correttamente. I punti in cui il massaggiatore va ad effettuare la pressione prendono il nome di “Tsubo” e in questo modo l’energia bloccata torna a scorrere attivando il meccanismo di auto-guarigione. Lo Shiatsu si basa su di una precisa polarità identificato con “kyoJitsu”, corrispondenti al concetto di pieno e vuoto, concetto se ricordate molto simile al Tai Chi, anch’esso di origine cinese. Un malessere fisico può essere pertanto dovuto ad una zona Jitsu, che rappresenta un punto in cui scorre un eccesso di KI, oppure da una zona Kyo, che al contrario ci informa di una sua carenza. Scopo del Tori sarà quindi andare a riequilibrare i punti Jitsu da quelli Kyo, seguendo i cinque principi fondamentali dello Shiatsu: Respirazione, Postura, Pressione, Movimenti perpendicolari e sensazione. Esattamente come per il Tai Chi anche lo Shiatsu fa uso degli Wu Xing, i 5 elementi naturali cinesi, e ognuno dei quali associato ad un particolare organo. Nonostante il Tori sembra avere un ruolo molto meccanico deve in realtà spendere molta della propria energia per riuscire nella perfetta pratica dello Shiatsu, facendo uso del suo “hari”, ovvero la riserva energetica che alberga nell’addome, sede dell’energia spirituale secondo la tradizione cinese, (Non a caso nell’induismo il Dio Agni, associato allo stomaco, viene identificato come “il fuoco nella pancia”). In ogni caso esistono molte scuole di pensiero nello Shiatsu, sebbene le più celebri siano il metodo Namikoshi e quello Masunaba. Lo Shiatsu senza dubbio ha una grande influenza sul nostro stato psichico, favorendo lo stato di rilassamento e diminuendo stress, ansia e depressione. I trattamento Shiatsu possono allentare la tensione nervosa ed emotiva, elementi negativi che favoriscono l’insorgere dei malesseri. I massaggi Shiatsu possono rivelarsi utili nella cura di disturbi muscolari e articolari, ma anche in casi mal di testa e cervicali, problemi digestivi, circolatori e per rafforzare il sistema immunitario. Tale pratica risulta invece sconsigliata nei casi di problemi cardiaci, renali, epatici, respiratori, oncologici ed anche nel caso di sciatalgie o forme acute di ernia o frattura.

AGOPUNTURA: L’agopuntura è una pratica anch’essa ampiamente diffusa in Oriente, in particolare Cina, ma anche Corea ed India. Le sue radici sono molto antiche sebbene incerte, dato che i primi ritrovamenti collegati a tale disciplina risalgono addirittura al neolitico. Sono stati, infatti, rinvenuti numerosi ossa e pietre appuntiti, nonché pittogrammi in cui venivano illustrate forme rudimentali di agopressione. Fonti più certe e recenti inerenti all’agopuntura le troviamo invece nel celebre trattato di medicina tradizionale cinese, il “Huangdi Neijing”, del 300 a.C. Per molto tempo l’agopuntura ha viaggiato di pari passo con la misteriosa pratica cinese della “moxibustione”, tecnica che si avvale del calore al fine di stimolare il flusso di Chi all’interno dei meridiani. Nella moxibustione viene utilizzata la polvere di artemisia, lavorata in modo tale da creare dei piccoli coni o sottili cilindri simili a sigarette, e poi accesa ad un’estremità similmente agli incensi. A quel punto il guaritore attua la sua pratica avvicinando alla cute l’artemisia incandescente e riscalda la parte. Simile processo accade con l’agopuntura che soltanto recentemente si è resa indipendente dalla moxibustione. L’agopuntura è fondata sulla stessa teoria dello Shiatsu, essa serve infatti per sbloccare le energie trattenute lungo i meridiani e per farlo si serve di pressioni attuate con aghi metallici anziché con le dita. Attraverso la stimolazione della parte dolente, l’agopuntirista va a rimuovere il blocco energetico, consentendo così il normale flusso di Chi e rimuovendo così il dolore. Non a caso uno dei principi di tale pratica di medicina naturale è proprio “Ad ogni dolore corrisponde un blocco, via il blocco via il dolore”.

 

Se fossimo in grado di fornire a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico, né in difetto, né in eccesso, avremmo trovato la strada per la salute” – Ippocrate.

 

 

CONCLUSIONI.

Siamo finalmente giunti alla fine di questo lungo viaggio alla scoperta della Medicina naturale, dove antiche tradizioni ci rivelano come utilizzare al meglio le potenzialità della natura e dell’energia al fine di guarire noi stessi.

Nel celebre Padre Nostro, preghiera cristiana, il fedele termina la sua implorazione a Yahweh con la frase “liberaci dal male”. E sebbene nella tradizione cristiana il male sia rappresentato dal Demonio, in realtà per me l’unico vero “male” sarà sempre e solo la malattia. La malattia fisica che sfibra i corpi e consuma lo spirito dilaniato dal dolore, la malattia della mente che confonde e fa smarrire, la malattia stessa dell’anima che corrompe e distrugge la nostra natura più vera. E con la nostra anima che si ammala si ammala il corpo, ma anche la società, la storia, le tradizioni, il mondo intero, in una progressiva metastasi che divora ogni cosa, lasciando il deserto laddove prima era esistito un giardino. Questo è il male, non un diavolo con le corna e la coda su cui scaricare tutto il nostro sudiciume, l’unico vero male siamo noi ogni volta che cediamo alla tentazione non del piacere ma della DISARMONIA, ogni volta che accettiamo di corrompere e ottenebrare la nostra natura, ogni volta che reprimiamo la nostra vera essenza vitale, spirituale ed emozionale in nome di uno sterile apparire votato alla ricerca del consenso e dell’accettabile. La cosa più grave che possiamo fare a noi stessi è vivere in dissonanza con ciò che siamo davvero, accettando condizionamenti che nutrono la nostra mente di illusioni e deteriorando definitivamente la nostra anima. Esistono fin troppi Mangiafuoco che da bravi imbonitori vogliono farci credere che libertà sia “poter essere tutto ciò che vogliamo”, ma nessuno vi ha ancora detto che l’unica vera liberazione è poter essere semplicemente ciò che siamo. Questo guarisce, il poter vivere in equilibrio con la nostra natura, riscoprendo il sacro anche nella terra, senza più perdersi in astrazioni contorte elaborate da un dio trascendente e privo di immanenza. Eccolo il male, vivere separando noi stessi da noi stessi, vivere cercando di abbracciare il cielo senza confidare nella forza ctonia delle nostre radici, scegliere di risiedere in una perenne schizofrenia dell’anima in cui ci scindiamo, spaccandoci perennemente in due. Carne e Anima, Materia ed Energia, non sono mondi separati. La carne e il sangue di chi per sua natura è sacro sono sacri. Allo stesso modo l’anima afflitta genererà afflizione al corpo. Oggi la scienza ufficiale, così come le religioni predominanti, tendono a fare della dualità un dogma invalicabile, separando “la carne impura dallo spirito puro” oppure, nel caso della scienza, ridicolizzando lo spirituale in favore di un materialismo razionalista esasperato.

Questo articolo non è stato scritto per andare contro alla Scienza, ma soltanto come critica alla sua degenerazione moderna che, anziché operare per superare i nostri limiti, li crea. Spirituale e materiale sono diversi fra loro nella stessa misura in cui potrebbero esserlo il vapore acqueo e il ghiaccio: stati diversi ma di comune natura. E non è forse vero che lo stesso Albert Einstein, attraverso la sua celebre formula E=mc2, dimostra fondamentalmente che massa e luce sono la stessa cosa? La teoria di Einstein non dimostra forse che l’intero universo è condizionato da un perpetuo processo duale di materializzazione e smaterializzazione, e che ogni fenomeno è così parte di un unico flusso energetico? Non ha forse dimostrato Einstein, uno dei fisici più amati dalla scienza moderna, che ogni cosa che vediamo è in continua trasformazione e che nei fatti ogni cosa è puramente energia?

Ho cominciato questo epilogo all’articolo citando la frase finale del Padre Nostro, dove i cristiani supplicano Yahweh di “liberarli dal male”. Ma la cosa buffa è che l’Ente che loro identificano come “male” è l’unico dio che i mezzi per “liberarci dal male” ce li ha forniti davvero. Satana e gli Antichi Dei, oggi demonizzati dalle dottrine abramitiche, sono Coloro che discesero e diedero all’uomo il Sapere, la vera Scienza antica, la base genetica e sapienziale che ci ha permesso nel tempo di evolverci e guarire anche dalle malattie, appunto “il male”. Satana è quel dio che ci ha offerto il frutto proibito della conoscenza, l’entità che ci ha reso liberi di “liberarci dal male” da soli, con le nostra forza e intelligenza, senza più dipendere da un dio assente a cui perennemente appellarsi. È pertanto che la Scienza di Satana è senza dubbio la Medicina, la sapienza della guarigione in ogni sua forma, possa essere quella antica, quella naturale, quella energetica e, sicuramente anche quella moderna, anch’essa frutto di ricerca, studio, tempo, speranze e scoperte.

Nulla è più nobile del Medeor, il Medico, il Dottore, il Guaritore che dedica la sua vita alla cura del male. Questo articolo, come già sottolineato più volte, non nasce per acuire il divario fra medicina ufficiale e medicina naturale, bensì semmai per dissipare una reciproca diffidenza che non ha senso di esistere. Disprezzo profondamente chiunque possa avere una visione parziale del Sapere, così come disprezzo chi lo inquina con la propria faciloneria mercenaria. Non è Medicina quella scienza moderna che porta il Medico a dimenticarsi dell’anima, a trattare il paziente come un pezzo di carne in cui ammutolire sintomi, del tutto incapace di ascoltare ciò che realmente stanno urlando. Non è Medicina chi in nome della scienza moderna sfrutta il male della gente per renderci dipendenti da farmaci, al solo fine di far guadagnare le ditte farmaceutiche. E allo stesso modo non è Medicina il vile ciarlatano che, pur non avendo passato nemmeno un giorno della sua vita a studiare seriamente la scienza della guarigione, si arroga comunque il diritto di praticare la medicina naturale, truffando così la gente e facendo perdere di credibilità a tradizioni antichissime. Tradizioni per altro in molte parti del mondo ancora vive, come ad esempio la Medicina Tradizionale Cinese, la Medicina Ayurvedica dell’India, la Medicina Tibetana, e le diverse forme di guarigione sciamanica.

È invece Medicina il Medico sano, sano nell’anima, capace di unire le sue infinite conoscenze alla sua altrettanto infinita empatia, il Medico capace di non separare l’anima dal corpo, capace di conferire al suo paziente la dignità di un individuo con una sua storia, dei suoi trascorsi e pertanto anche una sua unicità clinica. Il Medico capace di  intuire il male non solo nella sua conseguenza fisica ma anche nella sua radice spirituale, sapendo alleviare i sintomi della malattia ma anche ristabilire l’equilibrio interiore, rendendo il paziente consapevole delle ragioni più profonde di quel male. È Medicina, è Scienza di Satana, quella che davvero punta al miglioramento della qualità della vita del paziente, quella che non si limita a far tacere il sintomo, bensì lo ascolta in modo da non farlo più tornare. Quella che non solo cura il corpo ma anche l’anima, educando il paziente, mostrandogli la via che ancora non vede. E soprattutto è Scienza di Satana quella Medicina che insegna a ognuno di noi a essere in primis medico di se stesso. Questo ovviamente non significa che da domani dovete iniziare a farvi autodiagnosi o che non dovete più assumere farmaci se state male, tanto meno rifiutare il parere di un dottore per affidarvi a guru e santoni. Sarebbe però saggio se ognuno iniziasse ad ascoltare il proprio corpo, a capire realmente il vero significato della malattia, vedendo in ogni sintomo un messaggio dell’anima, magari cominciando così a lavorare su se stessi e a farsi domande attraverso mezzi come la Metamedicina. Altrettanto utile sarebbe, se ad esempio siete stanchi e stressati, evitare di farsi adulare da pubblicità tendenziose che vi vorrebbero riempire di inutili integratori, sostituendo magari queste pseudo droghe da banco con della sana meditazione, lo yoga o degli estratti naturali. Se ad esempio aveste un male che vi affligge, oltre alle cure tradizionali, potreste provare ad integrare con la Medicina Naturale, facendo esperienza della malattia e insegnando così qualcosa a voi stessi, aumentando la consapevolezza di ciò che accade dentro e fuori di voi e cominciando a confidare nelle vostre risorse.  Insomma, come sempre la parola d’ordine è EQUILIBRIO. Sappiate curare e amare vo stessi completamente, sia come entità biologiche che come entità energetiche, prendendo coscienza totale di voi stessi, una consapevolezza autentica e scevra sia dall’ignoranza tipica degli scettici che da quella della New Age dozzinale.

Abbiate cura di voi stessi, usate la scienza di Satana per liberarvi dal male e vivere in armonia con la natura che siete e abitate. L’Universo non è solo materia, tanto meno l’uomo è solo mera massa organica; l’essenza del Tutto è fiamma spirituale, soffio di vita, anima. Semplicemente pura energia.

 

 

 Jennifer Crepuscolo

Anno MMXVIII

 

 

 

 

Bibliografia:

Medicina antica. Giuramento del medico, di Ippocrate.

La malattia sacra, di Ippocrate.

Paramirum. Trattato sulle cinque cause di malattia, di Paracelso.

Il labirinto dei medici, di Paracelso.

Paracelso. Magia, medicina e profezia alla fine dei tempi, di Charles Webster.

Medici Eretici, di Fioranelli Massimo; Roccia Maria Grazia.

Naturalis historia, di Plinio.

Sulle rocce, di Teofrasto.

Hierà Biblos, Libro Sacro, di Ermete Trismegisto.

Medicina Lulliana, di Giordano Bruno.

La Metamorfosi delle Piante e altri scritti sulla scienza della natura, di Johann Wolfgang Goethe.

Introduzione alla Magia come scienza dell’Io, (3 volumi), di gruppo di Ur.

Official Naturopath and Herald of Health: Official Journal of the American Naturopathic Association and the American School of Naturopathy, di  Benedict Lust.

My Water – Cure, di Sebastian Kneipp.

The Cold Water Cure, di Vincent Priessnitz.

Olismo ed evoluzione, di Jan Smuts.

Psiche e natura, di Wolfgang Pauli.

Fisica e conoscenza, di Wolfgang Pauli.

Il grande dizionario della meta medicina, di Claudia Rainville.

Il segreto per guarire di Claudia Rainville.

Malattia come simbolo. Dizionario delle malattie. Sintomi, significato, interpretazione, di Rüdiger Dahlke.

Organon dell'arte del guarire, di Samuel Hahnemann.

Le malattie croniche, di Samuel Hahnemann.

Trattato di medicina olistica. Fondamenti metodologici biofisici e metafisici di una medicina di frontiera, di Giuseppe Rossi.

Il medico di se stesso. Manuale pratico di medicina orientale, di Naboru B. Muramoto.

Guida clinica alla medicina naturale, di Joseph Pizzorno, Michael T. Murray, Herb Joiner-Bey.

Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, di Enrica Campanini.

Meditare per guarire. Terapie orientali e occidentali. Esercizi di respirazione, rilassamento, concentrazione e meditazione. Tecniche fisiche e mentali,

di Fabrizio Ruta e Rossana Tursi.

Hata Yoga, di Constant Kerneiz.

Lo yoga della potenza, di Julius Evola.

Il Tao del Tai-Chi Chuan, di Jou Tsung Hwa.

Tai Chi - Teoria e potenza marziale, di Yang Jwing-Ming.

L'Anima del Reiki: Origini, fondamenti spirituali e guida pratica del metodo originale di Mikao Usui, di Dario Canil.

Iniziazione allo shiatsu. La pressione digitale per la salute e il benessere, di Toru Namikoshi.

Manuale pratico di cromopuntura, di  Peter Mandel

Il test dei color, di Max Lüscher.

L'Arte di Curare con le Pietre, di Michael Gienger.

Il Grande Libro dei Fiori di Bach, Guida completa teorica e pratica alla floriterapia di Bach, di Mechthild Scheffer.

Anatomia Sottile, di Roberto Zamperini.

Fondamenti di Medicina Tradizionale Cinese, di Franco Bottalo.

Agopuntura cinese, di George Soulié de Morant.

Fondamenti di Medicina Ayurvedica, Diagnosi e trattamenti, di Vaidya Bhagwan Dash.

Storia della medicina e della chirurgia (dalla preistoria agli inizi del XXI secolo, di Stefano Pellicanò.

Le parole della cura: medicina e filosofia, di Umberto Curi.

Dizionario dei termini di medicina, di Marcel Garnier,Jacques Delamare.

Dizionario enciclopedico di medicina, nursing e scienze associate, di B. F. Miller, C. B. Keane.

Atlante di anatomia umana, di Frank H. Netter.

Dizionario dei farmaci, di Roberto M. Suozzi.

 

 

 

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