FEDE E SATANISMO

 

 

/'fede/ (poet. fé/fe/) s.f. [lat. fìdes]. 1.a. [credenza piena e fiduciosa che si fonda su intima convinzione o sull'autorità altrui (…)] credenza, fiducia. (Treccani)

 

Si nasce nell'Italia cattolica, si viene battezzati presto e di quel giorno non si conserva memoria. Le famiglie più credenti battezzano il figlio affinché 'sia figlio del signore', oppure si fa perché 'i nonni ci tengono', per i regali, per il fatto che poi quando è grande e si vorrà sposare 'farà prima' e non dovrà perdere tempo a 'mettersi in regola'. Soprattutto si fa per la consuetudine: si fa, perché è 'normale'. In questo modo si contribuisce a perpetuare (o sarebbe più corretto perpetrare?) una tradizione che diventa sempre più radicata ogni giorno che passa. Con il battesimo, ogni cittadino viene trascritto nei registri della chiesa cattolica, e fa numero. Tutti praticanti? No, ovviamente. Ma tutti cattolici, registrati e contati, tutti quanti appartenenti alla stessa 'fede': una fede in cui alcuni credono e altri no, ma che innegabilmente viene percepita come legittima, in virtù della sua normalità sociale.  Alle elementari si fa la prima comunione, alle medie la cresima, da grandi ci si sposa: sempre la stessa storia. E ci si ritrova adulti che ormai ci si è abituati, e non si riesce ad immaginare niente di diverso da questo, semplicemente ci si colloca in un punto ideale compreso tra 'cattolico praticante' e 'ateo', a seconda del proprio coinvolgimento (e magari deviando verso una qualsiasi deriva, capace di mixare la doverosa 'fede' a qualsiasi altra amenità che faccia comodo all'italiano medio per permettergli di fare come gli pare) mantenendogli aperta la possibilità di snocciolare avemarie nel momento del bisogno.

E intanto ci si abitua a vivere sommersi nella cristianità. Nelle scuole, negli ospedali, negli uffici pubblici: così tanti cristi che neppure ci accorgiamo più di quanto siano stati disseminati in giro. Qualcuno ha detto di levarli, ma non è questo il punto. Il punto è che piuttosto che levare, sarebbe necessario aggiungere. Se nelle scuole si mettesse in ogni aula un tabellone, o uno scaffale, con sopra tutti i simboli e le rappresentazioni di tutti i credo; se ogni alunno portasse in classe una rappresentazione del suo dio o dei suoi dei; se i giovanissimi venissero educati nella pluralità, nell'apertura mentale, nel rispetto della fede di ciascuno: nel giro di poche generazioni vivremmo in un mondo libero, dove ogni credo verrebbe vissuto in piena autonomia decisionale, e le persone imparerebbero a mettersi in discussione, ad ascoltare, a sperimentare, a scegliere consapevolmente (senza contare gli innumerevoli benefici sociali che ne conseguirebbero, meno pregiudizio, più integrazione, più cultura, meno isolamento per le minoranze e tante altre cose di questo genere che tutti invocano, ma che nessuno fa nulla per concretizzare).

E invece no. L'italiano medio è cristianizzato, gli hanno detto di non farsi domande e quindi non se le fa, al massimo 'non crede', o 'crede a modo suo', ma il suo termine di paragone è sempre la stessa fede che gli hanno indicato da bambino come unica opzione possibile, come normalità rassicurante: e per la maggior parte della gente, tra 'normale' e 'giusto' ci passa ben poca differenza. A quanto pare, si deve continuare a stare tutti quanti sotto la cappella, e credenti o non credenti si deve restare convinti che sia questo il credo superiore.Il cattolicesimo è la rassicurante tradizione, l'appartenenza all'italianità, la normalità sociale ed omologata. Siamo tutti cresciuti con questa idea di fede: una dottrina su cui non porsi interrogativi, nella quale rifugiarsi se qualcosa non fila nella giusta direzione, così tanto radicata che per liberarcene, dobbiamo estirparcela da dentro. In questo modo, 'avere fede' è diventato sinonimo di 'accettare supinamente una credenza superstiziosa e irrazionale, resa più autorevole dall'obbligo morale di partecipare ad una ritualità codificata'. Quelli di noi che si risvegliano, che prendono coscienza dell'immane agglomerato di stronzate che ci hanno venduto come 'fede', si scontrano sovente con il nemico più difficile da battere: il condizionamento operante. Un senso di colpa misto di superstizione, fitto di dolorose venature di paura e di sgomento: è il condizionamento operante che lavora, che non ci lascia scampo fino a quando ci riusciamo a liberare da ogni catena, da ogni ceppo, e anche dopo tende di quando in quando a rispuntare, come la saliva in bocca al cane che Pavlov rese celebre.

Purtroppo alcuni Satanisti non se ne liberano mai, e inconsciamente continuano a considerare Satana come una via oscura, proibita, come se in fondo al loro cuore restasse ancora in piedi tutta quanta l'impalcatura di cattolicesimo che è stata messa là nel trascorrere degli anni: purtroppo, molti di noi non possono neppure parlarne in famiglia, o al lavoro: questo non è un mondo libero, e purtroppo la non-libertà porta ad associare, erroneamente, la necessità di riservatezza ad un senso di non liceità del Culto. Ma nessuno ha mai detto che debba essere sempre tutto facile! Una sera, girovagando in internet mi è capitato sotto gli occhi il commento di un tizio a caso, che come tanti tizi a caso era venuto a punzecchiare sotto un post di USI: diceva che siamo tutti bravi a fare i satanisti, ma poi 'appena muore o si ammala qualcuno, torneremo tutti quanti a pregare la madonna'. Sul momento mi sono fatta una risata, ho pensato che i cristiani potrebbero anche decidere di badare ai fatti propri, invece che trollare sulle pagine degli altri. Ma poi ci ho ragionato, e mi sono detta che magari non a tutti, ma a qualcuno potrebbe capitare. E allora mi sono chiesta perché così tanti Satanisti siano restii a pregare il Dio, con parole semplici e affetto sincero.

Mi sono chiesta  perché così tanti Satanisti non hanno Fede in Satana. Intendo una Fede reale, profonda, non la supina accettazione di dogmi incomprensibili e la pedissequa sottomissione a regole soffocanti: Fede come Fiducia, nella Grandezza e nell'Amore del Dio. C'è una differenza abissale tra 'fede cattolica' e Fede Satanica. Il cattolico viene educato alla fede, ed è moralmente condizionato a sottostare alla fede che gli viene imposta. Il cattolico non si pone domande, accetta i dogmi, apprende fin da subito che la fede non è cosa che si possa comprendere, e che pertanto va accettata come dato di fatto. Il Satanista che ha Fede in Satana invece, resta comunque responsabile di se stesso e delle proprie azioni, prosegue la sua ricerca, continua a porsi domande e a promuovere il proprio avanzamento spirituale. Avere Fede in Satana non significa abbandonarsi alla corrente, né dare nulla per scontato. Avere Fede nel Dio significa fidarsi del Dio, riconoscerlo come Anima reale, concreta, giusta. Avere Fede nel Dio significa rendersi conto che possiamo fidarci di Satana, e ricambiare il Suo Amore. Il Satanista che ha fede in Satana sa che deve camminare con le proprie gambe, ma sa anche che Satana non lo lascerà solo. Satana non ci forzerà mai, così come non ci ha forzati negli anni precedenti, quando inconsapevolmente lo offendevamo identificandolo nell'archetipo cattolico. Ma resterà sempre al nostro fianco. Alcuni Satanisti disprezzano la parola 'fede', considerandola prerogativa della mentalità cattolica. Molti Satanisti hanno fatto fatica, per liberarsi dalla fede imposta dalla chiesa, quindi rifiutano di riporre fede in qualsiasi altro Dio. Identificano Satana come il simbolo della ribellione, e presi dal terrore di creare un doppione di Yahweh, rifiutano di associare qualsiasi forma di 'fede' nel Dio.

Ci sono anche molti Satanisti che si rivolgono a Satana o agli Dei soltanto tramite riti ben codificati, come se non fosse appropriato pregare amorevolmente il Padre o il proprio Guardiano. Credo che la ragione di questo sia da ricercare, per la maggior parte, nella forte influenza del tradizionalismo, che personalmente trovo molto limitante e anche un po' offensivo: non dico che i rituali non siano cosa buona, di certo i rituali appropriati sono utili e graditi, ma frequentemente chi vive il Satanismo solo ed esclusivamente in questo modo, tende a produrre rituali coercitivi, rigidi, nei quali mancano completamente amore, gratitudine e fiducia.

 

Non c'è nulla di volgare, di irrispettoso, di inopportuno nella spontaneità.

Non c'è nulla di degradante nel chiedere aiuto, nel ringraziare, nel dichiarare il proprio amore.

Non c'è nulla di infantile o di incauto, nell'avere fede nelle Divinità che sappiamo essere reali.

Non c'è nulla di maleducato o di melenso, nell'esprimere con parole semplici l'amore, l'orgoglio e la gratitudine che proviamo verso il nostro Guardiano.

 

C'è invece un errore di fondo, nel considerare gli Dei come i geni della lampada: gli Dei non esaudiranno prontamente ogni nostro desiderio: vuoi perché i nostri desideri a volte sono cose allucinanti, vuoi perché esiste in tutti i casi un equilibrio che non sempre può venire modificato a nostro piacimento. Difficilmente potremo abbracciare appieno l'immensa, stupefacente, meravigliosa essenza del Divino, ma talvolta la possiamo intravedere, e se la smettiamo di arenarci continuamente negli ostacoli della nostra natura umana, allora la comprenderemo.

Satana e i Grandi Dei, vogliono fortemente che noi diventiamo capaci di comprendere. Siamo noi ad ostacolare il conseguimento della conoscenza, lasciandoci frenare da tutte le sovrastrutture dure a cedere, cercando disperatamente di replicare una ritualità che non ci appartiene più, o al contrario dibattendoci nel timore di ritrovarci invischiati in una ritualità che rifiutiamo, tentando di contenere e inscatolare una potenza che mai avevamo conosciuto prima: siamo noi a mettere limiti, a qualcosa che per sua natura non ne avrebbe nessuno. Non serve a molto -a mio parere- concludere ogni post sui forum con 'Hail Satan', se poi non siamo in grado di dire ad alta voce: grazie Satana. Ti voglio bene, resta insieme a me. Così come non serve a molto fare l'emoticon con il nome del proprio Guardiano, svolazzante tra tante stelline luccicose, se poi non siamo in grado di dire ad alta voce: sono molto onorato che tu sia il mio Guardiano, grazie. Ti voglio bene, resta insieme a me.

Satana non è un 'archetipo'. L'unico archetipo è quello che i cattolici hanno creato per diffamare il Dio. Gli Dei non sono 'diavoli'. Non vanno usati, sbeffeggiati, tenuti a debita distanza. Il Guardiano non è il geniodella lampada, non va coercito, interrogato, sfruttato. La magia rituale è uno strumento potentissimo e un immenso dono, ma non deve essere l'unico collegamento con Satana e con i Grandi Dei: il Cammino della Mano Sinistra è una strada di equilibrio, di libertà e di Amore, e come tale va percorsa con la testa e con il cuore.  Forse dovremmo provare a farlo tutti. Magari oggi stesso, trovare un angolo tranquillo, e guardarsi dentro all'anima. E poi dirlo, con parole semplici, istintive, senza tante formule e senza sentirsi in imbarazzo: Ti voglio bene. Grazie. E poi da qui ricominciare, perché la Strada è lunga, e piena di Luce sfolgorante e di Ombra che ti culla.

 

In Nomine Dei Nostri Satanas Luciferi Excelsi, Onore a Satana, Onore ai Grandi Dei.

 

E tutto il mio Amore, e tutta la gratitudine e l'estatica meraviglia che il mio piccolo cuore umano è in grado di provare.

 

 

 

Kate Ecdisys

Anno MMXV

 

 

 

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