DEFINIRSI SATANISTI

Fra etimologie e significato

 

 

Questo breve articolo nasce allo scopo di fare un po’ di chiarezza sull’origine etimologica di alcuni termini sul cui reale significato regna non poca confusone.  Nonostante certe definizioni costellino il nostro panorama spirituale, capita sovente che chi li apprende per la prima volta, o addirittura chi li usa da tempo immemore, non ne abbia carpito la vera essenza. Il nome SATANA è un termine che fa paura, una parola che tanti hanno in bocca senza tuttavia comprenderne la potenza. In questa sede ne approfondiremo dunque il senso primordiale, basandoci fondamentalmente sull’origine stessa del nome ed analizzandone le diverse possibili versioni, facendo anche luce sul perché un individuo sceglie di definirsi Satanista

 

 

Il senso primo del Definirsi.

 

In questi anni di attività nel Culto e più genericamente nel mondo esoterico, ho conosciuto davvero tantissime persone, alcune sulla mia stessa lunghezza d’onda ed altre molto diverse da me. Se c’è però una cosa che mi son sempre sentita contestare è la mia sfacciata fierezza nel DEFINIRMI. Chiunque mi conosce sa bene che non ho mai avuto problema nel definirmi Satanista e non di rado mi capita di interagire con gli altri chiedendo apertamente: “Tu che cosa sei?”. Ebbene posso dire che “incomprensibilmente” questa semplice domanda spesso smuove nel mio interlocutore uno strano fastidio, un vago stordimento che talvolta  nemmeno lui sa comprendere fino in fondo. Ed io non posso certo esimermi dall’ammettere che la mia domanda è in parte provocatoria. Sta di fatto che la maggioranza delle persone, di fronte ad una domanda diretta che pretende in qualche modo di definirle, si rivela il più delle volte avversa all’idea stessa di DEFINIZIONE. E in certo senso non posso dargli torto. Per restare in tema con l’articolo, possiamo infatti scoprire come la parola Definizione tragga la sua origine dal latino De-Finire, altresì traducibile con “circoscrivere”, “limitare”, e analizzando ancora più a fondo questa etimo troviamo che De-Finire indica letteralmente il “porre fine”, “terminare”, da cui deriva anche il diretto sinonimo DETERMINARE, il quale possiede la stessa etimo di Definire, ossia De-Terminus, “porre fine”, “porre limite”, e più specificatamente: “circoscrivere  chicchessia medianti linee e segni distintivi, posti effettivamente o idealmente, i quali gli servono come termine”.

Non ho dubbi che un’etimologia simile possa far storcere il naso ad ogni spirito libero, il quale tenderà senza dubbio a vedere dunque il concetto di Definizione come appunto un muro, un limite, una prigione rea d’ingabbiare la sua Natura. E pur scommettendo che la maggior parte delle persone ostili al definirsi non abbia mai indagato prima sull’origine della parola stessa, i motivi che inducono questo rifiuto permangono comunque gli stessi. Le frasi che più spesso mi sento dire sono infatti, “io non voglio etichette”, “io non voglio limiti a ciò che sono”, “io non voglio confini”. Su questo niente da ridire, di fronte a questa prospettiva il termine Definizione non può che inorridire, me compresa. Tuttavia, pur rispettando le singole opinioni, mi sento di offrire al lettore un altro punto di vista, quello che nei fatti porta le persone come a scegliere senza riserve di Definirsi qualcosa. Abbiamo appena scoperto che l’ etimologia di Definire sta ad indicare il circoscrivere, il porre un termine, e che fra i suoi sinonimi etimologici spicca Determinare e, aggiungo ora, DECIDERE. Decidere deriva, infatti, dal latino De-Cidere, ovvero “tagliare via”, “mozzare”, “estirpare”. Ed è proprio davanti a queste considerazioni che il significato di Definire assume un’accezione tutt’altro che negativa. La reale radice di De-Finire è infatti  “porre un limite”, ma non a ME, quanto più che altro a qualcosa di esterno ed estraneo. Il “porre un confine” di De-Finire non è inteso come un “circoscrivere” la nostra natura entro dei limiti, bensì semmai “tagliare fuori” nature a noi estranee ree di danneggiarci.

 

Il “porre un confine” , “il limite” di Definire non nasce per segregare noi stessi quanto piuttosto per proteggerci da elementi esterni che potrebbero corrompere e snaturare. Definire non è quindi per me qualcosa di negativo e castrante, ma la semplice volontà di auto determinarsi, di segnare un confine fra ciò che siamo e ciò che non siamo, proteggendo l’integrità della nostra atavica essenza.

 

Definire, Determinare, Stabilire, Decidere, Scegliere! Tutti termini che indicano chiaramente la Volontà di Essere ciò che siamo senza sconti e mezze misure, la Volontà di accettare ciò che siamo senza permettere a niente e nessuno di disorientarci, la Volontà che semplicemente si traduce in Azione e che non si disperde nei meandri ingannevoli di un’omologazione assassina. Definirsi è a tutti gli effetti la manifestazione della Scelta e curiosamente l’etimologia di SCEGLIERE calza a pennello più di quanto potreste immaginare. Scegliere deriva infatti dal latino Ex-Eligere, ossia letteralmente: “Separare la parte migliore di una cosa dalla peggiore, quindi eleggere ciò che par meglio”.  Ecco quindi che qui torniamo al senso più puro di Definirsi, nient’altro che scegliere ciò che è meglio per noi poiché più in linea con la nostra natura, circoscrivere ciò che siamo non per costruire una gabbia in cui rinchiuderci ma per costruire uno scudo con cui proteggerci.

Oggi viviamo in una società che fa di tutto per convincerci che noi non esistiamo. Siamo tristemente assoggettati ad un sistema oclocratico fondato sull’acquisizione di consensi e nessuno ha più il coraggio di contrastare i pregiudizi del buonismo imperante. È in atto una sorta di ipnosi collettiva che ci sta facendo affogare nella demagogia più becera, schiavi di un sistema politico e religioso che demonizza ogni voce fuori dal coro e che in nome di un fantomatico “bene” istiga la massa a sbranare chiunque si riveli scomodo. Ecco quindi che un sistema tiranno che ambisce a farci perdere memoria ed identità al fine di controllarci, insinuerà nella mente della massa che ogni forma di Definizione è male. Approdano così in ogni ambito della nostra vita dei prontissimi deviatori culturali, in prima fila per disseminare trappole sul nostro cammino e distruggere definitivamente la possibilità di farci giungere ad una verità autentica e senza filtri.Un individuo senza radici, senza memoria, senza identità, è un individuo facile da controllare. Se vieni svuotato di tutto ciò che sei sarai certamente più facile da riempire con tutto ciò che altri vogliono che tu sia. Ogni grande popolo è stato distrutto davvero solo quando si è potuto cancellarne la memoria! Ogni volta che qualcosa deve essere ucciso va semplicemente dimenticato. Ecco perché oggi l’IDENTITA’ fa così paura. Identità significa infatti ricordare, significa onorare la propria terra, la propria tradizione, i propria avi, i propri veri Dei, la propria origine. Identità significa conoscere la propria Natura e pertanto avere il coraggio di Definirsi. Oggi vogliono farci credere che non esistiamo, che non esiste il concetto di identità, che non esiste il sesso, che non esiste la razza, che non esiste il senso di appartenenza al proprio sangue, alla terra, alla propria Famiglia Spirituale. Oggi vogliono farci credere che tutti possiamo essere tutto e così siamo così confusi che finiamo per non essere NIENTE.

Vedo una marea di ragazzini totalmente disorientati, incapaci di capire chi davvero sono e cercandosi quasi per moda nelle nature a loro più estranee, forzandosi di essere qualcosa che non possono essere e generando così dentro se stessi soltanto disagio e squilibri. E per quanto la mente possa farsi convincere da queste assurde filosofie “progressiste”, l’anima dentro si ammala e impazzisce. Vi basterebbe guardarvi attorno per notare come l’essere umano per sua stessa natura ricerchi con tutte le sue forze un’Identità, un gruppo di appartenenza che gli permetta di definire se stesso. Per quanto infatti il sistema faccia di tutto per privarci di ogni identificazione nazionale, razziale, sessuale o religiosa, l’anima in qualche modo la ricerca e non potendolo fare nei modi a lei più naturali, ossia seguendo semplicemente la terra, il sangue e lo spirito, la ricostruisce aggregandosi in comunità basate su valori fittizi, come l’abbigliamento, la musica, lo sport, l’alimentazione, e chi più ne ha più ne metta. Da ciò possiamo evincere che lo spirito identitario è insito nell’essere umano, una condizione naturale che, qualora venisse in qualche modo soppressa, si ricreerà comunque in nuove forme.

Concludo dunque questa digressione definendomi fieramente Satanista, fiera di affermare la mia natura spirituale senza troppi astrattismi, orgogliosa di accettare ciò che sono, consapevole della mia origine e aspirando ad essere come il grande Dio da cui provengo. Tengo però a precisare che Definirsi non significa cristallizzarsi in un ruolo, non significa vestire dogmaticamente una parte, ciò che io intendo per Definirsi è da circoscriversi unicamente entro i confini di una natura genuina, un’essenza ancestrale, istintiva, spontanea, la parte di noi più pura e incontaminata, quella base innata su cui poi andremo a costruire la nostra personalità e la conseguente scala di valori. È per questo che non posso sentirmi ingabbiata nella Definizione di Satanista, perché non m’impongo nessun ruolo, mi limito semplicemente a vivere la mia natura e per me questa è l’unica vera Libertà degna di tal nome. State molto attenti a chi nel nome della Libertà cerca di creare in voi sempre più dubbi e confusione, lo scopo di un certo potere è quello di disorientarci, cercano di sedurci continuamente promettendo una “libertà” che in vero ci sta rendendo schiavi. Sappiate distinguere la vera Libertà dal moderno Liberalismo”, è stata creata solo per confonderci, indebolirci, degradarci, controllarci, facendoci lentamente sprofondare in un caos fine a se stesso, un caos malsano che non ha niente a che vedere con la visione romantica del Caos creativo.

Forse qualcuno potrebbe vedere la mia visione a tratti troppo dualistica, troppo separatrice, come se volessi dividere una certa natura da un’altra nemica. E purtroppo è proprio così. So bene che a qualcuno non piace il termine nemico, fra le varie degenerazioni del volgare populismo vi è anche questa insopportabile tendenza ad esasperare il concetto di “pace”, rendendo la gente sempre più debole e anestetizzata, una manica di drogati di buonismo e ipocrisia, salvo poi scannare chiunque abbia la dignità di pensarla diversamente. Ma aldilà dei bei sogni di chi ci vorrebbe far credere che siamo tutti fratelli che danzano in cerchio per mano sulle note deprimenti di “We are the world, we are the children”, la realtà è un’altra. Gli esseri umani non sono tutti uguali ed alcune nature sono incompatibili fra loro. E per quanto mi riguarda una natura a me estranea che invade la mia terra per strappare le mie radici e innestare la sua pianta velenosa, è un Nemico. Chi viene nella mia Casa per uccidere i miei avi, distruggere le mie tradizioni, insultare i miei Dei, indottrinare i miei fratelli ed i miei figli rendendoli sempre più vuoti, deboli e corrotti, è un Nemico. Chi sta bene attento nel corso dei millenni a mantenere salda la propria tradizione fittizia, fondata unicamente su ciò che ha sottratto ai miei avi, e continua a prendere da noi senza dare, facendo di tutto per farci perdere la Memoria, è un Nemico. Quindi chi vive nel puro astrattismo può anche dirmi che la mia è una visione “dualistica” ma per me invece è semplicemente REALTA’.

La vita non è una fiaba, ciò che considero per ovvie ragioni un nemico non è un archetipo, non è un simbolo, tanto meno lo sono io. Qui si sta parlando d una storia reale, che si è compiuta e si compie ancora ogni giorno sotto i nostri occhi. Ognuno è libero di agire secondo il proprio sentire e vedere fin quanto i suoi occhi sono disposti a vedere, ma io non posso fare a meno di avvertire reale la minaccia di un nemico che come un cancro ha lentamente ucciso un’Epoca Dorata che forse non tornerà mai più. E per me l’unica vera arma contro questo nemico non è la violenza, non è l’odio, l’arma in cui credo non sta nel distruggere il nemico, bensì nella costruzione (o meglio restaurazione) di ciò che siamo. Restaurare le nostre tradizioni, la nostra famiglia, recuperare le nostre radici, credere nella nostra Identità, rispettarla e onorarla. La Memoria è Forza. Definirsi non è un rinchiudersi in noi stessi ma un proteggerci da chi da sempre cerca di insinuarsi fra noi per distruggerci dall’interno. E anche se lo avete dimenticato lo hanno fatto e ancora lo stanno facendo! E chiunque nega a se stesso questa verità, senza agire per difendersi, è loro complice. E se proprio devo essere schifosamente sincera credo di rispettare di più il nemico invasore che se non altro vive secondo la sua natura, rispetto a chi invece la sua l’ha rinnegata e dimenticata. Definirsi è rafforzare se stessi ma avere un’identità non significa chiudersi all’esterno, amare ciò che siamo e riconoscerlo non significa odiare chi è diverso da noi. Anzi, ritengo che un individuo consapevole della sua identità saprà godere ancora di più dello scambio e del confronto, arricchendo se stesso di esperienze e realtà diverse ma avendo abbastanza personalità da non permettere a nature sleali di corromperlo o indottrinarlo secondo propria convenienza. Chi ha un’identità è meno plagiabile, per questo il sistema in mano al nemico cerca di imbonirci filosofie uniformanti.

Mi definisco Satanista perché il sentiero che percorro porta alla consapevolezza e la prima cosa che distingue un profano da un iniziato è la conoscenza di sé stesso. Ed io mi riconosco nella natura che sono, nell’etica innata che vive nel mio sangue e in quello dei miei avi e in quello del mio Progenitore Ancestrale. Mi definisco Satanista perché così come esiste il popolo di Yahweh esiste anche il popolo di Satana. Io mi Definisco perché sono fieramente un’Eretica. E per concludere restando in tema, vi riporto testualmente l’etimologia di ERETICO: “dal greco Hairetikòs, Colui che Sceglie”. E Scegliere onestamente di seguire la mia vera natura è per me la più alta e nobile forma di Libertà.

 

 

 APPROFONDIMENTO DELLE ETIMOLOGIE

 

Pagano o Satanista?

Una fra le obiezioni più comuni che ci vengono rivolte è: “Perché usare la definizione Satanista e non Pagano?” Contestazione frequente fra gli Esterni al Culto ma purtroppo anche fra coloro che si dichiarano in cammino lungo il Sentiero degli Antichi. E il cavallo di battaglia di chi discrimina il termine Satanista in favore di Pagano è il seguente: “la parola Satanismo è stata creata dai giudeocristiani per indicare l’avversario”. In poche parole i Neopagani, così dicendo, vogliono dimostrare che il termine Pagano è migliore poichè indipendente dal cristianesimo. Ebbene, per quanto riguarda l’etimologia di Satanista ne parleremo fra poco, ma intanto mi sembra doveroso ricordare a tutti quale sia nei fatti l’origine reale del tanto amato termine Pagano.

 

PAGANO: il termine Pagano deriva dal latino “Pagus” che significa villaggio. Paganus pertanto inizialmente significava niente meno che “paesano”, “villano”, “contadino”,  “campagnolo”, “colui che abita nel piccolo paese”. In seguito il termine Paganus venne usato dai Cristiani con accezione negativa, per indicare appunto gli idolatri, i seguaci dei falsi Dei. Ciò accadde poiché gli abitanti delle campagne, essendo lontani dalle grandi città ormai convertite, furono più restii nell’abbandonare le proprie antiche tradizioni. Ecco quindi che per i cristiani il Pagano diventa appunto “il contadinotto”, lo “zotico”, il sempliciotto che vive nelle campagne sperdute e ancora celebra i falsi Dei.

 

Da questa breve illustrazione etimologica si può chiaramente evincere che il termine Pagano è anch’esso un’attribuzione cristiana. Tutti quei paganelli 2.0 che con arroganza (e ignoranza) si lanciano in audaci filippiche contro i Satanisti, accusandoci di usare una definizione made in BibbiaLand, dovrebbero invece tenere ben a mente che anche il termine pagano è un’alterazione cristiana. Su questa semplice disquisizione linguistica, laddove noi Satanisti saremmo gli “avversari”, i fieri pagani sarebbero nei fatti i “contadinotti”.  In origine il termine Pagano non significava certo “seguace dell’antica religione”, Pagano era unicamente l’abitante del Pagus, il villaggio di campagna. Solo in seguito i Cristiani utilizzarono il termine Pagano per designare gli idolatri, i miscredenti da convertire, in senso totalmente dispregiativo, così come fanno con il termine Satanisti. Quindi, basandoci unicamente sull’etimologia cristiana, è davvero tanto meglio definirsi pagani?

Oltre a questa semplice considerazione, aggiungo una particolare interpretazione proposta dal professor Luigi Casale, il quale associa il termine Pagano a “civile”, da contrapporsi al ceto militare. Non a caso anni fa feci un chiaro distinguo fra Pagani e Satanisti, evidenziando la differenza di ruoli ed approccio al divino, nonostante le nobili radici in comune. Paragonai infatti il Pagano al civile, che vive quotidianamente del suo Culto, e descrissi il Satanista invece come la forza militare ed esecutiva, il guerriero che si opponeva al regime giudeocristiano reo di aver contaminato le nostre antiche tradizioni. Il Satanista è per sua intima natura in lotta, sempre in perpetuo movimento, non si limita come certi “paganelli” odierni a vivere la spiritualità come un hobby da integrare forzatamente con il sistema sociale giudeocristiano. Negli anni la stessa USI ha lottato in nome delle nostre radici più di quanto ogni altro pseudo gruppo pagano abbia mai fatto e ciò nonostante ci siamo sentiti attaccati dalle stesse comunità pagane che, esattamente come i cristiani, cadevano nell’isteria medievale dell’antisatanismo. Insomma, in questi anni spesso siamo stati discriminati persino da coloro che in soldoni abbiamo difeso, vivendo una moderna caccia alle streghe dove i figli degli antichi perseguitati si sono vigliaccamente uniti ai perenni persecutori.

Ma aldilà di queste piccole amarezze, ci sono Pagani che hanno invece ben compreso il ruolo che oggi assume il Satanista, spesso abbracciandone la missione e altre volte limitandosi a sostenerla. Coloro che invece tuttora si rivelano ostili al Satanismo non fanno altro che dimostrare la loro natura di Gentili corrotti, unicamente pavidi ignoranti che vedono nei “demoni” il male, incapaci di capire che questi Enti altro non sono che i loro stessi Dei demonizzati dal nemico. Occorre però anche dire che alcuni invece comprendono benissimo cosa sia il Satanismo, ma per pura convenienza preferiscono utilizzare il termine “pagano”, socialmente più comodo e accettabile. Noi Satanisti invece dell’accettazione mondana ce ne freghiamo altamente e continueremo a dichiararci ciò che siamo, degni Figli della Sophia e fieri oppositori di un sistema marcio e informe. Noi Satanisti non ci limiteremo mai a vivere il Culto come un hobby, come una folclorista rivisitazione storica fra bei vestitini da sfoggiare nei boschi, il nostro approccio al divino non è un fottuto gioco di ruolo. Il Satanista sarà sempre la forma eroica del pagano. Il Satanista è l’essere dinamico, l’assassino della stasi, l’irrefrenabile uomo del compito che da sempre sa dove deve arrivare e soprattutto da dove viene. Il Satanista è colui che attualmente incarna la forma più pura del Gentile. Ma quale è l’etimologia di Gentile?

 

GENTILE: La parola Gentile è l’equivalente italiano di un aggettivo latino derivato da “Gentes”. Le Gentes erano le grandi Famiglie Romane, i Nobili, coloro che formarono nei fatti l’Impero. Gentes per la precisione trae la sua origine primeva da “generare”, inteso poi come nascita, stirpe, discendenza. Inizialmente le Gentes erano unicamente coloro che per diritto naturale avevano “cittadinanza romana” ma in seguito ci fu una sorta di Ius Soli e la cittadinanza fu estesa anche agli abitanti delle province, fra cui purtroppo anche l’ebreo Paolo di Tarso. Solo in seguito il nobiliare termine Gentile venne attribuito a tutti coloro che non erano Ebrei, coloro che appunto nella Torah vengono definiti dagli Ebrei stessi come “Goym”, ossia letteralmente “bestiame” o “animali parlanti”. Purtroppo, infatti, chiunque si trovasse a dover leggere i sacri testi ebraici non potrebbe non notare il profondo razzismo che i Giudei rivolgevano verso i non Ebrei, cosa che gli stessi Cristiani imitarono, rivelando tutta la loro feroce intolleranza nei confronti dei non Cristiani. I Gentili erano dunque coloro che non appartenevano alla comunità ebraica e in seguito la definizione di Gentile venne allargata anche a coloro che non erano Cristiani. In poche parole Gentile è chiunque non sia un appartenente alle religioni di Yahweh.

 

Da questa breve parentesi capirete bene che, forse, il termine Gentile è assai migliore del termine Pagano, tanto amato dai newagiani di oggi ma decisamente sopravvalutato. Io ad esempio mi definiscono a tutti gli effetti una Satanista che condivide con i cosiddetti Pagani le medesime radici Gentili.

*In questa sede abbiamo illustrato le differenze etimologiche fra Satanismo e Paganesimo, ma qualora voleste approfondirne anche quelle ideologiche vi rimando a questo articolo: SATANISMO E PAGANESIMO.

 

 

 Qual è la reale etimologia di Satana?

 

E su questo punto, cari amici, non avete idea delle diatribe che nel tempo si sono create. Satana è forse una delle parole più controverse della storia, e informazione e disinformazione si sono fatte strada nel tempo per confondere non poco i ricercatori della verità. Il fatto è che la parola Satana non ha una sola etimologia, anche se come è facile immaginare la “storia ufficiale” ha fatto prevalere la propria versione. Conosco Satanisti molto attaccati ad un’etimologia piuttosto che un’altra, io sinceramente trovo che ognuna di esse abbia una sua ragion d’essere e nei fatti non disprezzo nemmeno quella affibbiata da chi voleva darne un significato negativo. A seguito riporterò testualmente l’etimologia proposta dalle diverse scuole filologiche, commentandole a mia volta secondo la mia ottica di Satanista.

 

VERSIONE EBRAICA: Da Satan, ossia nemico, avversario, oppositore, accusatore. Secondo le antiche idee degli Giudei Satana era colui che partecipava ai consigli di Dio in veste di oppositore e solo dopo l’esilio di Babilonia, sotto gli influssi della teologia di Zoroastro, gli Ebrei diedero a Satana il carattere negativo di genio del male. Satana nella sua forma verbale indicava l’azione di “accusare”, “opporsi”, “attaccare”, ma anche “resistere”, e solo nei testi del Secondo Tempio ha assunto il significato definitivo di “oppositore del bene”. Inizialmente Satana era usato come un aggettivo attribuibile a chiunque si rivelasse un nemico di Yahweh e del popolo ebraico, qualsiasi Entità fisica o spirituale che si opponeva al regime yahwhista diventava un Satana e solo in seguito venne utilizzato come nome proprio per identificare il principale oppositore del Dio d’Israele.

Dalla etimologia ufficiale possiamo dunque evincere che “Satana” è secondo gli ebrei un appellativo idoneo a chiunque si riveli il loro nemico, umano o divino che sia. Vedere pertanto Satana come “avversario” e il Satanista stesso come “oppositore” è a mio avviso tutt’atro che un problema. Se lottare contro un sistema immondo significa essere un oppositore allora ben lieta di definirmi Satanista.  Se “accusare” e “attaccare” chi da sempre cerca di schiavizzarci e distruggerci significa essere un avversario, allora ben venga che io sia una Satanista. Se “resistere” alle corruzioni e alla morale innaturale delle religioni abramitiche significa essere un nemico di Dio, allora eccomi, sono Satanista e lo grido forte e chiaro. A molti Satanisti l’etimologia ebraica non piace, (perché gli l’intento giudeocristiano era logicamente volto a demonizzare), ma io in verità sono ben fiera che il mio Dio sia considerato l’Avversario di questi padroni invisibili che da millenni banchettano sulle nostre anime. Quindi a differenza di tanti non ho mai avuto problemi ad accettare di buon grado anche l’etimologia più acclarata, sebbene ve ne siano altre che preferisco. La cosa che invece mi fa sorridere è che taluni possano sostenere che Satana nasca con la Bibbia. No, Satana non nasce con la Bibbia, con la Bibbia nasce semmai la sua ingiusta demonizzazione e con essa “casualmente”, il  lento degrado della nostra civiltà.

 

VERSIONE SANSCRITA: Partiamo dal presupposto che il sanscrito è probabilmente la lingua più antica del mondo, o almeno di quello che conosciamo. Essa precede anche quella ebraica e come ogni cosa antica e originale ha in qualche modo un’influenza diretta su tutto ciò che è posteriore. Detto questo possiamo affermare che la radice SAT nella lingua più antica del mondo significa Verità. Da questo presupposto le teorie sul termine Satana sono state molteplici e ve ne riporto alcune. La prima è quella che collega Satana all’antico mantra Sat Nam. Sat Nam significherebbe “Il cui nome è verità”, più precisamente Sat “verità” e Nam “identità”. Molti hanno contestato questa teoria etimologica sostenendo che un mantra non può essere accostato a un nome, ma a mia volta rispondo che per quanto sia evidente che un mantra ha un uso differente rispetto a un appellativo, resta innegabile che il mantra Sat Nam ci parla esso per primo di “un’identità”. Un mantra nei fatti è una parola di potere usata nello yoga e nella meditazione ma niente esclude che tale parola di potere sia il nome conferito anticamente al divino. La radice Sat ricorre spesso in tutti quei termini che ci parlano di saggezza, alti sentimenti, ispirazione, spiritualità, illuminazione, e nel glossario del Kriya Yoga troviamo: “SAT: Verità e beatitudine assoluta. Il Creatore aldilà della Creazione”. Da questo si può tranquillamente appurare che Sat non si limita al concetto di verità, tanto meno all’espletamento della verità stessa. Sat è anche “creatore” e pertanto assume un’identità definita e reale.

Anni fa io stessa introdussi nello scetticismo generale l’idea di un “Culto delle Origini” dal quale in seguito si formularono tutti gli altri culti pagani e yahwhisti, teoria largamente contestata da chi invece sosteneva che ogni culto si sia sviluppato in maniera indipendente. La mia convinzione è invece che esista un pantheon di Dei originali e che il loro messaggio e vicende siano stati soggetti a mutamenti nel tempo, riadattandosi di volta in volta in culti differenti, poiché ogni interpretazione variava a seconda della natura del popolo che li assimilava. Questo Culto delle Origini è esistito in quell’epoca oggi ricordata come Età del’Oro, un era fiorente dove Dei e Uomini hanno camminato a fianco e dove la Conoscenza era svelata e mai occultata. Casualmente quest’era in sanscrito prende il nome di Satya Yuga, ovvero l’età d’oro, il tempo della verità. Attualmente ci troviamo invece nella Kali Yuga, l’epoca buia dove la degenerazione spirituale regna sovrana. Tuttavia io credo che anche il Kali Yuga abbia un suo ruolo decisivo nel nostro viaggio verso l’Ascensione, Kali Yuga prende infatti il nome dall’omonima Dea, conosciuta con tantissimi nomi e sotto molteplici aspetti, sia magnanimi che feroci. Nella veste di Kali, Ella riveste il ruolo di distruttrice, di Giudice che soppesa e punisce le anime degli indegni. Il Kali Yuga è pertanto utile al Cammino dell’Iniziato, è un’epoca in cui ognuno mette alla prova se stesso, una Notte dell’Anima che porterà all’Ascesa, ossia una nuova età dell’oro, una nuova Satya Yuga. Non a caso l’etimologia di Kali è “nero” e “morte”, ed esso non può non farci pensare alla fase alchemica della Putrefactio e Mortificatio, la Nigredo che distrugge e riconduce ad una nuova Albedo.

Il significato letterale di Satya sarebbe: “La verità, il giusto, l’onesto, il vero. Ciò che rimane immutato nel tempo, nel passato, nel presente e nel futuro. Verità che non si deteriora mai, né nel tempo né nello spazio, né attraverso l’influenza di qualsiasi Guna”.  Per Guna s’intendono le tre qualità costitutive del mondo materiale, ossia tamas (l’ignoranza), rajas (la passione) e Sattva (la saggezza). E tra l’altro Sattva (torna la radice SAT) è anche collegata alla luce della creazione, l’origine di ogni cosa, esattamente come Satana è Dio delle Origini. Chiusa questa breve digressione, torniamo al significato di Satya, che come riporta lo stesso dizionario sanscrito indica una verità immune al tempo, allo spazio e alle corruzioni. Questo conferma la mia idea che la stessa Kali Yuga sia nei fatti parte della Satya Yuga, perché i valori e l’essenza stessa dell’epoca dorata è qualcosa di eterno e immutabile che permarrà sempre nel sangue e nello spirito dei suoi Eredi. Infine, altra teoria scovata in un sito straniero, è che Satana significhi Verità Eterna, dalla radice Sat, Verità e Sanat, ossia Eterno.

 

VERSIONE DI MANDY LORD: Sull’etimologia sanscrita credo di aver detto abbastanza, ma per completezza voglio aggiungere un estratto della ricerca condotta anni fa dal Satanista Mandy Lord, riportando alcuni stralci dell’articolo “Origine di un Nome” direttamente dal suo Blog:

“…Per quanto riguarda l’etimo ancora più profondo della radice nominale SATANA, Se alla S aggiungiamo una A troviamo l’inizio della parola Shakti o energia creatrice indù e quella di Sani, l’Essere, la Causa Principale e Shadu, ancora in Sanscrito, che vuol dire buono, giusto. Se a questo SA uniamo una “T” formiamo la radicale sanscrita SAT che contiene tutto il mistero della vita perché è causa ed energia creatrice. Asat è la menzogna ma SAT è la Verità. Sai Baba, il mistico indù considerato da milioni di persone un’incarnazione divina o avatar, asserisce che Sat “è la base fondamentale della vita, la realtà. Senza Sat non può esservi Cit o la consapevolezza. Quando Sat si combina con Cit ciò che risulta è la beatitudine”. La radice di Satana, SAT, sempre in sanscrito, significa Verità. ANA viene considerato un sostantivo d’azione verbale, sostantivo che deriva da verbi e assume la finale di ana, designando perciò un’azione (Es. vedere – l’atto di vedere Darsanam). Quindi Sat Ana potrebbe tradursi con “mettere in atto la verità”, “agire nella verità”. Da questo breve escursus etimologico si capisce che Satana in una delle lingue più antiche del mondo ha avuto e può avere una rintracciabilità associativa priva di una qualsiasi valenza negativa… “

 

VERSIONE DIETRICH: Secondo la Satanista americana Maxine Dietrich l’origine del nome Satana risalirebbe sempre dal sanscrito ma avanza un’ulteriore ipotesi legata al mantra SA TA NA MA, dove SA significherebbe Nascita, TA vita e NA morte. Il MA finale indicherebbe la rinascita, motivo per cui, sempre secondo la Dietrich, gli Ebrei avrebbero stroncato la parola sul NA.

 

VERSIONE SEMERANO: Secondo Giovanni Semerano, filologo italiano e studioso delle antiche lingue europee e mesopotamiche, l’etimologia di Satana corrisponderebbe al babilonese Satam. (šatām, šatāmu, šatāmmu) che aveva inizialmente il significato di “controllore” e “capo di una amministrazione”. Il Semerano ci informa anche che Satam era nome poi anche di divinità e successivamente dal sumero ša-tām venne usato anche per identificare il  "capo di un tempio". La teoria del Semerano è a mio avviso molto interessante, anche se “casualmente” poco battuta. E dico interessante perché secondo la paleo astronautica alcuni Dei detti Annunaki scesero sulla Terra e suddivisero il territorio in diverse amministrazioni, governando su questo mondo. “Capo di un amministrazione”, detto dai babilonesi, fortemente influenzati dal precedente culto sumero, poteva quindi avere proprio questo senso. Senza contare inoltre il semplice termine “Controllore” che inevitabilmente mi porta alla mente il testo apocrifo di Enoch, il quale definiva gli angeli caduti niente meno che “Vigilanti”. Considero pertanto molto probabile che gli ebrei giunsero a coniare il termine Satàn durante la permanenza nella terra babilonese, conferendovi un connotato dispregiativo proprio per odio nei confronti dei Gentili e degli Dei che adoravano. Questa idea sulle origini del termine Satana è naturalmente soltanto una teoria, ma visto e considerato che anche secondo le fonti ufficiali la Bibbia è stata redatta proprio negli anni seguenti alla traumatica esperienza babilonese, è a mio avviso del tutto possibile che gli ebrei abbiamo voluto negativizzare un termine originariamente positivo per coloro che consideravano nemici. Altro particolare interessante è che il termine Satam era sia il nome conferito alla Divinità ma anche all’amministratore del tempio, cosa che ci fa ipotizzare che Satam avesse quindi il significato di “capo” e “massima esponenza”, il punto di riferimento.

 

SATANA NELL’EGIZIANO: Parlando con Kate Ecdysis, una sorella appassionata di culture africane, fra cui gli Egiziani e gli Yoruba, siamo arrivate a ricercare collegamenti col nome Satana nella lingua egiziana e appunto yoruba. Nel dizionario egiziano abbiamo ad esempio notato che “Sata” significa “perfetto”, così come nella lingua yoruba “Samtan”, sempre “perfetto”. Se poi si gioca a scomporre il termine, oltre a Sata come “perfetto” si trova il termine “Tan” che invece indica “completo”. Kate poi, scomponendo il nome, avanza l’ipotesi di “Se”, in egiziano “Creare”, “Ta”, ossia “Crescere, Germogliare” e Nam “Divinità delle acque”, il che ci riporta ad alcuni ruoli cardine del Dio Satana, ossia la creazione, la crescita spirituale e fisica, e il collegamento all’acqua. Aggiungo io anche l’ipotesi di “Se”, appunto “creare” e “Tan”, completo, ad indicare nell’opera di Satana una creazione completa, o anche Sata, perfetto e Nam, dio delle acque. Ovviamente questa teoria è solo una curiosità non supportata da nessuno studio filologico ufficiale.

 

ESPERIENZA PERSONALE: Non sono un filologo, quindi lungi da me avanzare teorie etimologiche sull’origini linguistica del nome Satana. Quello che però posso fare da Satanista è cercare di illustrarvi ciò che deriva dalla mia stessa esperienza diretta con Satana, riportando a grandi linee qualcosa che mi disse il Dio stesso quando gli chiesi quale fosse il suo nome. Satana mi rispose di aver avuto tanti nomi e che comunque si riconosceva nel nome Satana; allora domandai quale fosse il vero significato del suo Nome e il Dio mi rispose mostrandomi qualcosa che io potrei umanamente tradurre come “immanenza”, “il dentro che è in tutto”, “l’essenza che vive in tutto ciò che è”, “l’eterno presente”. E per immanenza non intendo qualcosa di statico, unicamente materiale ed estraneo allo spirito, bensì l’immanenza stessa come forma esperienziale della trascendenza, senza separazione fra materia e spirito. Satana è immanenza in quanto Dio vicino, reale, presente nel tessuto stesso della Natura e dell’Esistenza, differentemente dal Dio delle religioni abramitiche che è invece trascendente, inteso come distante, astratto, estraneo e assente. Satana è il presente nella sua forma immanente, “Ente” inteso proprio come participio presente di Essere, contrapposto al Nulla, ossia appunto al Ni-Ente. Questo mio contatto con i Dio ha confermato la mia predilezione per l’etimologia sanscrita, perché la radice Sat, oltre che verità, è incredibilmente anche il participio presente del verbo As, ossia Essere. Questo per me è una totale conferma su come il termine Satana sia il vero nome del Dio delle Origini, il nome più appropriato per il Dio dei Gentili, la cui reale etimologia trae chiaramente origine dall’antico sanscrito.

Aggiungo inoltre una piccola curiosità che lascia il tempo che trova: durante la stesura di questo articolo feci alcuni sogni molto intensi per tre giorni consecutivi. Il primo giorno sognai una grotta buia e umida, dentro v’incontrai un grosso scorpione che teneva fra le chele una rosa e me la regalò. Il secondo giorno sognai di essere all’interno di quello che presumo fosse il pianerottolo di un alto edificio. Era molto buio e la poca luce affiorava solo dal vetro bollato di un vecchio ascensore. Cerco di guardare dentro ma vedo solo del sangue e la sua origine indefinita mi inquietò parecchio. Cominciai a scendere le scale di corsa ma ad ogni piano mi ripresentava l’ascensore insanguinato. Continuo a discendere e dopo alcuni piani vedo una donna sospesa in aria, aveva una veste simile a quella delle tipiche apparizioni mariane ma era rossa. Le sua mano era sporca di sangue e da essa fuoriusciva uno sciame di farfalle blu. Chiunque mi conosce sa che le Blue Morpho sono un elemento che sogno frequentemente da anni. Continuai a discendere le scale e di piano in piano la finestrella dell’ascensore insanguinato veniva ricoperta dallo sciame di farfalle, fino a non vedersi più l’angoscioso interno. E se vi ho raccontato questi primi due sogni è perché il terzo sembra direttamente collegato, ovvero sogno di nuovo questo edificio, stavolta l’ascensore è pulito, entro e discendo per quello che pare un tempo infinito. Credo persino di essermi svegliata e riaddormentandomi ho continuato a sognare di discendere con questo ascensore. Infine l’ascensore si ferma ed io esco, ritrovandomi in quella che mi sembrava a tutti gli effetti la stessa grotta dello scorpione di due notti prima. Mi avvicino alla parete della grotta e leggo SATAS. Mi chiedo cosa significasse e una voce non identificata nella testa mi dice che era il modo in cui chiamavano il Dio; allora chiesi (o meglio pensai) come mai Satas e non Satan e la risposta fu: “perché gli Dei prediligono sempre le parole palindrome”. Ora, questo alla fine è solo un sogno e continuo a chiamare il mio Dio semplicemente Satana, ma spero comunque che questo aneddoto possa magari esservi utile a qualche riflessione.

 

I nomi propri narrano le vicende delle cose a cui appartengono” – J.R.R. Tolkien

 

 

Il valore di un Nome.

 

In questo articolo abbiamo principalmente trattato il tema del Definirsi e del Nome. Ho cercato pertanto di illustrare i motivi per cui non demonizzo la scelta di riconoscersi in una “definizione”, spiegando che avere un’identità non è qualcosa che limita la nostra natura, bensì casomai ci consente di consolidarla, rafforzandoci come individui. Detto questo non significa che nella vita occorra per forza “etichettarsi” o che basti scegliere di definirsi in un certo modo per esserlo davvero. Quando io mi definisco Satanista non mostro alle persone un abito che ho scelto di indossare, semplicemente svelo la mia vera pelle, un processo naturale senza sovrastrutture di sorta. Quando dico di essere Satanista io non mi etichetto, semplicemente mi racconto. Stessa cosa potremmo dire per la spinosa questione dei nomi. In questo articolo ho cercato di illustrare le varie teorie etimologiche sul nome Satana ma nei fatti un nome resta solo un nome e in quanto tale il suo valore lascia il tempo che trova. Gli Dei nel corso del tempo hanno avuto un’infinità di nomi ma come cerco di ricordare da anni la forma non può cambiare l’essenza”.  Un nome serve solo a noi esseri umani per capirci, per riconoscerci e comunicare, ma nei fatti un nome è solo una scelta. E noi Satanisti abbiamo scelto Satana, abbiamo scelto di definirci e riconoscerci nel nome di Satanisti, nelle sue molteplici sfumature etimologiche, nel suo intimo e profondo significato. Un nome resta solo un nome, così come una definizione, ma ciò che distingue un uomo libero da uno schiavo inconsapevole è la sua capacità di Scegliere. E noi abbiamo scelto Satana, oltre i mille nomi che ha avuto, abbiamo scelto questo Dio per la sua essenza, per gli insegnamenti e i valori che ci ha trasmesso. Abbiamo scelto Satana per il significato che gli attribuiamo, degna effige della nostra lotta. E per citare una frase di Mandy riassuntiva:

 

 I nomi cambiano come le epoche stesse, la sostanza no”.

 

 

Altre Etimologie legate a Satana.

 

Per una panoramica completa propongo altre etimologie connesse al Gentile Dio dell’Anima.

 

LUCIFERO: Dal latino Luciferus, ossia Lucerm, luce e Ferre, portare. Lucifero significa quindi il portatore di Luce. Lucifero viene anche associato al pianeta Venere, detto Stella del Mattino. Tale termine viene anche foggiato sul modello del greco phōsphóros (fosforo). Sul termine Lucifero spesso nascono discussioni, dato che alcuni Satanisti abbracciano la visione gnostica secondo cui Satana e Lucifero sarebbero due entità separate, mentre altri li identificano come la stessa entità. La tradizione classica ci suggerisce che Lucifero sia semplicemente il nome con cui era conosciuto Satana prima della sua caduta e anche nelle classiche opere di demonologia, come ad esempio lo Pseudomonarchia daemonum, il Dictionnaire Infernal e la successiva Ars Goetia, non si fa distinzione tra Lucifero e Satana. Correnti di studiosi sostengono che il passaggio da Satana a Lucifero sia avvenuto soltanto nel momento in cui il cristianesimo si distaccò dall’ebraismo e questa tesi parrebbe suffragata dai testi sacri, ma resta aspramente criticata dagli gnostici.

Io credo che Satana e Lucifero incarnino due aspetti differenti del Dio, differenti ma complementari. Satana è l’aspetto oppositore, ribelle, irriverente, dissacrante, che  non riconosce l’autorità in quanto desidera autodeterminarsi anziché seguire la strada che altri hanno tracciato per lui. Satana incarna il caos naturale, la Notte, la Tenebra in cui rafforzarsi e ritrovarsi, l’aspetto più oscuro del culto. Lucifero è invece l’aspetto più luminoso, l’ordine, quello che porta all’uomo la luce, ovvero la conoscenza in grado di liberarlo. E se pensiamo al mito di Prometeo, fortemente legato a Lucifero, troviamo un Dio disposto al sacrifico, esattamente come Odino, un Ente pronto a smarrire il suo status di grazia pur di raggiungere questo obiettivo, e pertanto effige della lotta e del sacrificio eroico e disinteressato. Come potrete facilmente capire Satana e Lucifero sono pertanto l’uno imprescindibile dall’altro, così come l’uomo e la donna, il giorno e la notte. Il Dio è completezza e nella sua essenza ritroviamo l’esempio migliore per forgiare il nostro Cammino, fatto di luce ed ombra, in un eterno perpetuarsi di esperienze e crescita. È pertanto puerile ogni diatriba fra il nome Satana e Lucifero, perché nessuno può arrogarsi il diritto di scaricare sul Dio i propri limiti morali e squilibri interiori. Un’anima più lunare non può negare la solarità di Lucifero, così come un’anima solare non può negare la tenebra di Satana. Mettetevi dunque l’anima in pace quanto basta da esser pronti alla vostra guerra, poiché chiunque percorrerà le vie di Satana arriverà a Lucifero e chiunque avanzerà per le vie di Lucifero giungerà a Satana.

 

DIAVOLO: L’etimologia classica, ossia quella latina Diabolus e greca Diabolos, ci informa che diavolo significherebbe ancora una volta “calunniatore”, anche se letteralmente sarebbe “gettare di traverso”, da DIA, traverso, e BALLO, gettare, mettere. Da qui l’idea di “mettersi di traverso”, ossia opporsi, o anche, azzarderei io stessa, “sbarrare la strada”, cosa che richiamerebbe sempre al ruolo del Guardiano della Soglia o anche più semplicemente al cercare di frenare i propositi distruttivi di Yahweh.

Non a caso sempre dal greco troviamo un’altra possibile traduzione, cioè DIA BALLEIN, “porre barriera”, “porre frattura”, o più semplicemente “separare”. Diavolo quindi significherebbe “colui che divide” e secondo il pensiero cristiano questo viene interpretato come “colui che vuole dividere l’uomo da Dio”. La mia teoria è che Satana, in quanto creatore, sia colui che divide, ossia crea la polarità per poter dar luogo al mondo fenomenico, permettendo così alla nostra anima di fare esperienza. Colui che divide l’Oroboro, simbolo dell’assenza di spazio, forma e tempo, e crea il Caduceo, il doppio serpente, la dualità del mondo materiale, fatto invece di forma, spazio e tempo, un luogo in cui conoscere, imparare e ascendere. Non a caso il caduceo ha un significato positivo, di illuminazione e sapienza. Diavolo diventa colui che separa l’Uno e genera la vita, genera le differenze, la varietà; Diavolo chi separa la Stasi e ne crea il Dinamismo, il suono, la vibrazione. Diavolo che come una folgore che separa il mare magnum uniforme delle tenebre e ne ricrea nuove forme, immagini e colori. Diavolo quindi come creatore, Bagatto,  alchimista, precursore della vita. Non a caso se ricerchiamo il contrario greco di DIA-BALLEIN troviamo SYN-BALLEIN, che significa niente meno che “Simbolo”. E cosa è il simbolo se non appunto un’immagine che ci riporta all’essenza di qualcosa? Precedentemente abbiamo scoperto che fra i vari appellativi di Samael vi è Samech Mem, dove Samech indica proprio il concetto stesso di “coagulare”, cristallizzare l’energia per generare la creazione, mentre Mem era il suo contrario, ossia riportare all’origine, solvere. Questo è ciò che troviamo nel ruolo del Diavolo, colui che separa l’energia primeva per trasformare l’essenza in forma da cui trarre esperienza, così come il Simbolo ci porta a un viaggio contrario, ossia unifica la forma per darci un’immagine della sua essenza archetipica.

Secondo la visione del filologo Marco Antonio Canini, la parola Diavolo avrebbe invece la stessa etimo in comune con il termine Dio, facendola risalire direttamente all’antico sanscrito dove DIV, DIU significherebbe “rilucere” e DYAUS sarebbe nientemeno che “aere luminoso”. Il Canini aggiunge che originariamente la parola Diavolo non avesse nessun valore dispregiativo e che solo in seguito alla comparsa del Cristianesimo assumerà un’accezione negativa.  Nella lingua zingara, inoltre, la parola DEVAL sarebbe “santo” e, fatto interessante, “DEVLA” sarebbe il nome della Madre di Dio.

 

DEMONIO/DEMONE: “Dal greco DAIMON, genio sovrumano, che in principio non può aver avuto mai, come in seguito, sinistro significato”. Così recita letteralmente la citazione tratta dal dizionario etimologico. Continuando: “Indi la greca voce, come avviene in genere delle divinità di una religione antica, cui si sostituisce la nuova, prese il significato di genio dannoso, funesto”. Fin qui veniamo semplicemente informati di ciò che da sempre sappiamo, ossia che anche il termine Demone aveva in origine un significato positivo e solo a seguito dell’avvento della religione giudeocristiana assume invece un valore negativo. Ed ecco quindi che l’aggettivo greco DAIMONIOS prese diversi significati molto diversi fra loro come ad esempio “misero”, “tristo”, “pessimo”, ma anche “divino”, “venerabile”, “ottimo”, “beato”. Ma andiamo avanti sempre riportando direttamente dal dizionario etimologico: “In Esiodo son detti Demoni le anime umane dell’Età dell’Oro, le quali avviluppate nell’aria dimorano sopra la terra, osservano le azioni degli uomini e li difendono”. Come possiamo chiaramente vedere i Demoni anticamente non erano considerati incarnazioni del male, bensì spiriti benefici che proteggevano l’essere umano. Altro fatto da considerare è il periodo a cui vengono fatti risalire, ossia l’Età dell’Oro, il Satya Yuga di cui abbiamo già parlato, l’epoca a cui facciamo appunto risalire il Culto delle Origini. Particolare è anche il fatto che si definiscano “anime umane che dimorano sopra la terra”, cosa che in parte conferma un’informazione che mi diede il mio Guardiano quando gli chiesi quale fosse la differenza fra Dei e Demoni. Egli mi rispose che i Demoni erano anime umane che dopo la morte continuavano il loro cammino verso l’Ascensione, i nostri stessi Avi. Ma aggiunse che Demone poteva essere anche chi invece sceglieva il percorso inverso, ossia un Dio che decideva di reincarnarsi nel mondo degli uomini. In poche parole Demone è chi vive in una fase intermediaria e diventa egli stesso un “ponte”, un intermediario fra i mondi, qualcuno che appunto cammina sulle acque. Non a caso il dizionario etimologico prosegue dicendo: Demoni sono entità che mantengono l’unione fra gi Dei e gli uomini, simili in tal modo ai Lari dei Romani”. Avete sentito bene? Qui addirittura non solo si mostra il Demone appunto come intermediario fra uomini e Dei, ma viene addirittura definito come chi mantiene l’unione fra questi.

Ma come? Secondo il Cristianesimo il Diavolo non era appunto colui che separa, colui che divide gli uomini da Dio? Ebbene qui ci viene in soccorso anche August Friedrich Pott, filologo tedesco che fa risalire la voce Demone a DAIO, che come per Diavolo significa “divido”, ma che non aveva il significato di divisore fra uomini e Dio bensì, citando: “Distributore, dispensatore del bene e del male”. E questo non può che richiamare alla mente il ruolo dei Demoni come giudici e signori del Karma. Poi ovviamente a ognuno la sua interpretazione. Dulcis in fundo troviamo il filologo orientalista Franz Bopp, il quale ci informa che la parola Demone deriva esattamente come Diavolo dalla stessa radice della voce “Dio”, trovando riscontro nel sanscrito DEVAS e lo zend DAEVAS, demonio, ambedue derivanti dalla radice ariana DIV, ossia “Splendere”. Demone, diavolo, demonio, tutti termini che originariamente avevano un significato puro e glorioso e che con il cristianesimo hanno invece acquistato un significato opposto. E non credo che a questi punti serva un luminare per capire che forse, all’occorrenza, sarebbe il caso che ognuno si guardasse dentro e si chiedesse quanto di ciò che fin da piccoli ci hanno abituato a vedere come “verità” nei fatto lo sia davvero.

 

 Quando Lucifero andò all’inferno con tutti i suoi, allora l’uomo è nato. Riflettete a quel che hanno ottenuto Lucifero e i suoi compagni di lotta. Essi erano puri e innocenti” – Otto Rahn.

 

 

Altre Etimologie legate alla Religione e all’Occulto

 

RELIGIONE: Dal latino RELIGIO, il cui significato si presta a diverse interpretazioni. Secondo Cicerone il termine deriverebbe da Relegere, ossia “Rileggere”, inteso come una rilettura dei fenomeni naturali come opera di entità soprannaturali

Nonostante non sia una fan del termine religione trovo comunque questo passaggio interessante, dato che ho sempre pensato che l’osservazione della Natura possa raccontarci la storia divina e che nulla si possa davvero Vedere se non si è capaci di “interpretare”. In un certo senso potremmo dire che se comunemente si tende a pensare che il mito nasca al fine di spiegarci i fenomeni naturali, io credo che forse sia vero anche il contrario, ovvero che sia la stessa natura a narrarci la verità racchiusa nel mito. L’idea dunque di saper cogliere nel visibile l’essenza dell’invisibile mi è sempre appartenuta. Ritengo che lo stesso mondo naturale sia un grande libro da leggere, solo che la gente si ferma ad analizzare il significante e ritiene “soprannaturale” ogni possibile significato colto da menti più intuitive.

Ma andiamo avanti. Secondo Lattanzio, invece, ripreso poi anche da Sant’Agostino, la parola Religione deriverebbe dal verbo RELIGARE, cioè “legare”, “vincolare”, nel senso di legare l’uomo alla divinità. Religare può significare anche l’idea di vincolare gli uomini della comunità sotto le stesse leggi. In questo caso religione assume le sfumature che possiamo riconoscere attualmente nelle religioni predominanti, ovvero il voler vincolare l’essere umano a un Dio e ciò mi fa subito pensare al Patto del popolo ebraico con Yahweh. Voglio inoltre aggiungere che un ulteriore possibile significato di Religione lo troviamo in RELEGARE, che al contrario di Rilegare, significa invece “dividere”, “separare”, inteso secondo i cristiani come “dividere il sacro dal profano” e “il bene dal male”. E allora io mi chiedo, con un velo di sorniona malizia, come mai si debba far due pesi e due misure: perché se il termine diavolo significa per i cristiani “colui che divide” e viene interpretato come “dividere da Dio”, come mai per la parola religione all’interpretazione di Relegare viene indicato come un “dividere il sacro dal profano”? Non potrebbe indicare anche in questo caso dunque che “la religione divide l’uomo dal divino?” E per quanto possa sembrare un controsenso spesso è proprio ciò che ha fatto.

 

CULTO: Dal latino CULTUS, ossia il participio passato del verbo Colere, letteralmente “Coltivare”. Tale voce simboleggia in senso figurato il riguardo e la cura verso qualcosa, onore e venerazione affettuosa anche verso divinità, persone o cose che ne siano degne, manifestazione interiore ed esteriore del sentimento umano verso ciò che si ritiene sacro. Ho sempre preferito il termine culto a religione, trovo nel concetto di culto una radice migliore. Se nella religione troviamo infatti l’intento di vincolare gli uomini, di legarli tutti sotto una stessa legge, il culto ci parla invece di “coltivare”, facendomi subito pensare alla crescita, alla cura di quel che ci è caro, compresi noi stessi. Culto mi richiama alla mente una visione più intimista, un approccio al divino più libero e più votato al sentimento. Culto, in quanto “coltivare” fa pensare allo stesso cammino spirituale, letteralmente il coltivare se stessi, il suolo della propria anima affinchè essa dia frutto, il coltivare il rapporto di onore e affetto con i propri Dei e Avi.

 

ESOTERISMO: Dal greco ESOTERIKOS, dove la radice ESO indica “interiore”, “dentro”. Nell’antichità le scuole filosofiche dividevano i saperi esoterici da quelli essoterici, ossia quelli segreti e riservati ad una ricerca stretta di “interni” e quelli adatti alle menti comuni destinati appunto alla massa, ossia gli “Esterni” (Da Exo, cioè “fuori”). Questa è una definizione molto importante e ci rivela come la maggior parte della New age sia nei fatti puro Essoterismo. L’Esoterismo è invece per sua natura più elitario, un insieme di segreti iniziatici che vengono appresi solo da chi realmente vive con serietà un certo cammino. Qui si parla di scuole filosofiche dove un maestro rivelava a una piccola cerchia, io in modo ancora più elitario vedo la forma più pura dell’Esoterismo in una cerchia ancora più ristretta, composta soltanto dall’Iniziato e il Dio. Aldilà di queste considerazioni personali credo che esistano informazioni idonee per essere trasmesse anche agli Esterni, vedere ad esempio quelle che noi stessi Satanisti inseriamo in un sito web per informare, e poi ci sono invece i segreti iniziatici, quell’insieme di conoscenze intime che scegliamo di non rivelare a nessuno o al massimo ad un’esigua minoranza di persone ritenute degne.

 

OCCULTO: Dal latino OCCULTUS, participio passato di Coulere, letteralmente “sottrarre con un velo agli occhi altrui”, “nascondere”, “celare”, “occultare”.  Altra etimo è data dalla preposizione OB (che indica “dinnanzi, verso, contro, di fronte a, in vista di, per causa di”) e il participio passato Cultus, ossia culto, già analizzato in precedenza. Infine dal greco troviamo Kalypto, “copro”. Occulto quindi indica ciò che è segreto, il lato nascosto del culto, quello celato agli Esterni. Per collegarci alla voce precedenze potremmo dire che Esoterismo è l’insieme delle conoscenze nate dall’osservazione dell’Occulto, ossia ciò che è nascosto agli occhi dei profani. Occulto riguarda quindi la sfera misterica, quella segreta che può recepire solo l’Iniziato. Occulto è anche il lato invisibile della natura, un po’ lo stesso concetto di cui accennavo alla voce Religione. Occulto è, infatti, ciò che è nascosto sotto il velo delle apparenze, il reale significato oltre la trama del mondo fenomenico. Ciò che purtroppo molto spesso la gente ignora è che quello che comunemente viene definito “sovrannaturale” non è affatto “sopra” il naturale, ma dentro. Grave errore degli scettici pensare che lo studio dell’Occulto sia estraneo al Naturale. L’Occultista è infatti a tutti gli effetti il vero uomo di Scienza, colui che non solo si impegna nella comprensione delle leggi che regolano la natura, ma ha anche l’audacia e la sana curiosità di indagare nel suo lato nascosto, quella parte subliminale che forse è persino causa stessa di ogni ordine appartenente alla sfera del visibile.

 

MAGIA: Dal greco MAGHEIA, dove Màgos era il nome con cui erano conosciuti gli appartenenti a una casta sacerdotale zoroastriana. Magia prende pertanto il nome dai Magi persiani, di cui ci racconta anche Erodoto nelle Storie. La fine dei Magi corrisponde all’avvento della religione islamica, ma la Magia ha comunque continuato il suo cammino attraverso i Maghi e le Streghe di ogni tempo, depositari degli antichi saperi occulti. La Magia è quindi quell’insieme di credenze, arti e pratiche occulte volte a esercitare un dominio sulle forze naturali e soprannaturali. Per mantenere quindi un filo conduttore nella nostra ricerca filologica potremmo dunque affermare che la Magia è la messa in pratica di quelle conoscenze occulte tramandate dalle tradizioni esoteriche. L’Arte Magica non è infatti soltanto osservazione e comprensioni di certe leggi, ma anche la loro diretta esecuzione; l’Iniziato che si addentra nella Magia conosce il potere delle energie naturali, visibili e invisibili, e impara quindi a lavorare con esse, richiamandole a sé e dirigendole per il conseguimento dei propri scopi.

 

STREGA: Dal latino Strix, ossia civetta, uccello notturno. Non a caso la civetta è considerato tradizionalmente animale sacro di Lilith, quasi a confermarne la discendenza. Altro collegamento è stato fatto con la parola Stige, fiume infernale che farebbe pensare alla strega come anima in contatto con entrambi i mondi o proveniente dall’altro mondo. Strega viene anche legata alla radice star, stor-ah, Staar, connessa così direttamente allo stridere degli uccelli notturni e al concetto di storno, ma che a me richiamano subito alla mente per assonanza anche il nome Istar, Astartem, Astaroth, Astrea.

 

INFERNO:Dal latino INFERNUS, “che si trova in basso” o “sottoterra”. Luogo sotterraneo secondo l’antica mitologia, ove andavano le anime dei mortali per essere giudicate e ricevere pena o premio delle loro opere. Secondo i cristiani, invece, inferno è il luogo dove sono relegate le anime di chi si è ribellato a Dio, i peccatori, per subire i castighi alle loro colpe”. Interessante notare come anche il significato di inferno prenda un senso negativo solo dopo l’avvento del cristianesimo, mentre nell’antichità rappresentasse semplicemente un luogo in cui le anime dei defunti venivano giudicate. Anche questo ci riporta al ruolo di Giudice e Signore del Karma conferito a Satana. Tuttavia il concetto di karma non può a mio avviso svilupparsi esclusivamente lungo la retta di bene e male, ma si espande anche laddove esistono nodi e traumi da superare. Lo scopo del Giudizio non è banalmente quello di punire, bensì quello di insegnare e compensare. Altro dettaglio interessante da notare è che inferno originariamente non era utilizzato come oggi come un sostantivo, bensì era considerato aggettivo attribuibile a tutto ciò che era posto in “basso”, “al di sotto”.  Inferno era dunque “mondo sotterraneo”, non certo il lago di fuoco dei cristiani. Esso corrispondeva più all’Ade, ‘Oltretomba. Il concetto di mondo sotterraneo non può poi che portare la mia mente ad Agarthi, regno sotterraneo ben noto ai teorici della Terra Cava, luogo in cui si rifugiarono i Nephilim superstiti durante la Grande Guerra degli Dei, luogo leggendario sospeso fra i mondi che tuttora affascina e fa discutere appassionati ed esoteristi. Infine come non ricordare l’Abzù (o Apsù) delle religioni mesopotamiche, dove Abzù era appunto l’Abisso sotterraneo in cui regnava il Dio Enki. In origine però l’Abzù era la personificazione stessa delle acque primordiali, le acque sotterranee da cui traeva origine ogni fonte acquifera del mondo terreste. Abzù era considerato sposo di Tiamat e progenitore degli Dei. In seguito l’Abzù divenne considerato un luogo e le virtù della sua personificazione assimilate ad Enki, Signore dell’Absù. Le acque mi riportano inoltre alla mente la possibile etimologia di Satana nella lingua egizia, ossia Se Ta Nam, dove Nam è appunto signore delle acque.

 

 

Etimologia di Cristiano, Islamico, Ebreo e Ariano.

 

CRISTIANO: Cristianesimo deriva logicamente da Cristo, dal greco Christòs, e a sua volta dall’ebraico Maschìach ed aramaico Meshìach, che significa “Unto”. Cristo significa unto perché a quei tempi gli ebrei coltivavano soprattutto la vite, il fico e l’ulivo, e se queste piante davano frutto questo significava che il loro Dio li avesse benedetti. Pertanto olio, vino e fichi erano visti come segni della benevolenza di Dio. L’olio in particolare non poteva essere smacchiato, gli antichi non conoscevano solventi idonee per eliminare una macchia di unto e proprio per la sua permanenza indelebile gli ebrei usavano ungere con olio ciò che si desiderava consacrare a Dio. Ciò accadeva anche nei confronti delle personalità importanti, come ad esempio Re, Sacerdoti o anche Profeti, veniva versato sul loro capo l’olio e questo li rendeva rappresentanti del divino e portavoce di Dio. Cristo non era pertanto un attributo conferito solo al Gesù cristiano, Maschìach era infatti un titolo che fu dato a tanti re e sacerdoti antichi. Solo con l’avvento del Cristianesimo Gesù divenne l’Unto per eccellenza, il Cristo che tutti oggi conosciamo. Sul termine cristiano ci sono state diverse controversie a causa della presunta origine del termine Cretino che, secondo il dizionario etimologico, deriverebbe appunto dal latino Christianus. Addirittura nelle prealpi lombarde si usa ancora il termine Cristian per indicare un cretino, un povero di spirito. La questione spinosa venne riportata all’attenzione pubblica nel 2007, quando il matematico Piergiorgio Odifreddi pubblicò un libro dal titolo “Perché non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici”, dove fra le varie cose evidenziò appunto anche l’origine comune con il termine cretino. Nacque logicamente un grande polverone mediatico e alla fine l’Accademia della Crusca provò ad aggiustare il tiro “correggendo” il matematico. Tengo comunque a precisare che in ogni caso non sarebbe il termine cristiano ad aver tratto origine dal termine cretino ma tutt’al più il contrario.  Cristiano deriva dunque da Cristo, figura messianica che però non è mai stata riconosciuta dagli Ebrei, nonostante l’origine religiosa comune. Bisogna però dire che le profezie messianiche degli Ebrei parlano di un re giudeo che avrebbe riunito tutti gli ebrei in terra di Israele e che avrebbe portato nel mondo una totale uniformità, senza più attriti e soprattutto differenze. Il messia avrebbe creato una religione universale, o meglio il Dio d’Israele sarebbe stato l’unico Dio e l’Uno avrebbe regnato sovrano. In questo ci ha pensato a tutti gli effetti la Chiesa Cattolica, non a caso “cattolico” trae la sua etimo nel termine “universale”. Ai più attenti ora il compito di trarre le proprie conclusioni.

 

ISLAMICO: L’etimologia della parola islamico deriva dall’arabo “islam” e significa totale sottomissione a Dio, rassegnazione, assoluto abbandono a Dio, totale consegna e resa a Dio. Secondo l’islamismo dunque sottomettersi a Dio rappresenta l’unico modo per raggiungere la pace spirituale.

 

EBREO: Approfitterò di questa circostanza per fare un po’ di chiarezza sull’argomento. Capita infatti che spesso si usino termini come giudeo, ebreo o semita, come se fossero sinonimi. In verità esistono delle piccole differenze e cercheremo di illustrarle brevemente. Partiamo da SEMITA, ossia colui che appartiene ad un GRUPPO ETNICO che comprende diverse popolazioni del medio oriente e del nord africa, popoli che parlano o hanno parlato lingue collegate appunto al ceppo semitico. Pertanto non tutti i semiti sono ad esempio ebrei, giacchè anche altre popolazioni non ebree sono semite, come ad esempio Arabi e Cananeo-Fenici. Secondo la bibbia i popoli semiti derivano dal capostipite Sem, figlio di Noè. In ogni caso spesso si usa impropriamente il termine Semita e parole derivanti come antisemita. Gli stessi Palestinesi, ad esempio, sono a loro volta Semiti, quindi è assurdo definire i Palestinesi antisemiti solo perché hanno astio nei confronti degli Ebrei. EBREO, invece, deriva etimologicamente da “Abiru”. Gli Abiri vissero circa 2.000 anni a.c. tra i Cananei, sebbene non furono mai completamente assimilati. Gli Abiri erano per lo più un popolo nomade, lo stesso popolo che emigrò poi  in Egitto e a Babilonia.  Il termine Ebreo è perciò da usarsi in riferimento ad un POPOLO specifico, ossia ai discendenti diretti di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Per spiegare meglio il concetto di Ebreo riporto direttamente da un sito ebraico: “Ebreo è appartenenza al Popolo e non indica necessariamente appartenenza alla religione ebraica, vi sono infatti anche ebrei agnostici, atei o cristiani, e se un Ebreo si converte ad un’altra religione non per questo cessa di essere Ebreo. Secondo l’Alakah, cioè la normativa religiosa, si è ebrei per nascita da parte di madre o per conversione religiosa al Giudaismo (che include nel popolo ebraico). I figli nati da matrimoni misti sono quindi Ebrei se la mamma è Ebrea, se lo è solo il padre devono se vogliono fare Ghiurim, percorso di studio, e sostenere un esame di fronte ad una commissione rabbinica, come i gentili neo-convertiti, ma vengono comunque accettati in comunità. Questa modalità di definire chi è Ebreo e chi invece no è però fortemente contestata nell’ambito dell’ebraismo stesso da parte ad esempio degli Ebrei laici ed è a volte molto discussa in ambienti reformes. Ebreo non indica appartenenza ad una razza, non indica appartenenza ad una fede religiosa, non indica appartenenza ad una nazione (un Ebreo può essere italiano, tedesco, francese, spagnolo, russo, americano ecc...). Essere Ebreo significa appartenere ad un popolo specifico, condividerne la cultura, la tradizione (di cui indubbiamente la religione è una componente fondamentale), riconoscersi nella sua storia e condividerne il destino”. Aggiungerei io che Ebreo è colui che discende da quel popolo che anticamente stipulò un’Alleanza con Yahweh e che ora ritroviamo in coloro che io chiamo i “Custodi del Patto”, ossia quella frangia di Ebrei che tuttora è depositaria di questa determinata conoscenza e che pertanto porta avanti la missione dei propri patriarchi. GIUDEO, deriva invece da Giuda, capostipite di una delle dodici tribù di Israele. La storia dell’antico Israele vide la scissione in due regni, la “casa di Giuda” e  la “casa di Israele” formata dalle undici tribù. Mentre la tribù di Giuda potè sussistere essendo stata fedele alla Legge, le undici tribù di Israele furono disperse tra le nazioni. Proprio per la fedeltà alla Legge, il termine Giudeo oggi fa riferimento specificatamente alla religione ebraica, ossia il Giudaismo. La sovrapposizione del termine "giudeo" ad "Ebreo" può risultare perciò accettabile solo ed unicamente in considerazione del fatto che le undici tribù di Israele sono appunto le "tribù perdute" e che quindi gli Ebrei odierni discendono dalla tribù di Giuda. L’anti-giudaismo è avversione alla fede giudaica, non all’Ebreo in quanto tale e non ha quindi basi razziali ma piuttosto religiose.Infine ISRAELIANO, da Israele, nome dello Stato Ebraico. Al di là dell’uso riferito alla storia del popolo ebraico in cui Israele e popolo ebraico sono termini sovrapponibili, Israeliano è oggi riferito alla nazionalità. Israeliano non è sinonimo di Ebreo, vi sono infatti arabi, palestinesi ed anche europei nati in Israele, tra questi e molti non sono appartenenti alla religione giudaica, come islamici e cristiani.

Ci sarebbe poi da prendere in esame anche il Sionismo, ma credo si finirebbe per entrare in discorsi troppo complessi di natura politica, dove profezie e nazionalismo si confondono in un movimento che ad oggi risulta molto frammentario e che comprende sia frange laiche che religiose. Per riassumere comunque potremmo dire che Semita è il ceppo etnico, in cui rientrano diversi popoli odierni e antichi, non solo ebrei. Poi abbiamo l’Ebreo, forse il termine più controverso, nome che racchiude il concetto in sé di popolo legato a una certa storia e a un certo Dio. Poi abbiamo il Giudeo, termine specificatamente usato per indicare chi condivide e pratica la religione ebraica, il quale può comprendere ebrei religiosi e anche non ebrei convertiti. Infine il termine Israeliano per indicare la nazionalità di chi abita attualmente in terra d’Israele, il quale può essere ebreo ma anche non ebreo, giudeo ma anche cristiano, ateo o islamico.

 

ARIANO: So che probabilmente la ricerca si è fatta molto lunga, ma da cosa nasce cosa, e ricercando nei vari ceppi linguistici, oltre a quello semita non potevo non approfondire anche quello indoeuropeo. Pertanto per completezza vorrei far un breve appunto sul termine Ariano, termine che a seguito della Seconda Guerra Mondiale, per capricci ideologici e ignoranza, è caduto lentamente in disuso, fino ad arrivare ad assumere addirittura un significato ingiustamente sinistro. Oggi si collega erroneamente l’Ariano al tedesco alto, biondo e occhi azzurri, quando in realtà il termine Ariano sarebbe radicato in tutti quei popoli appartenenti al mondo “indoeuropeo”. Diversi popoli d’Europa e dell’Asia Occidentale sono pertanto considerati di ceppo Ario, e non soltanto quindi quelli settentrionali. La stessa lingua sanscrita viene fatta risalire agli antichi Arii, come quella celtica, quella ellenica e quella latina. L’origine di questo antico popolo si perde nella notte dei tempi, viene fatto risalire addirittura agli Iperborei, mitica razza evoluta delle origini, maestri primordiali delle civiltà indoeuropee. Personalmente ho sempre collegato questo popolo all’Età dell’Oro, quando gli Dei discesero sulla terra e si unirono carnalmente agli uomini, dando vita alla stirpe dei Nephilim e per questo indubbiamente collegata a Satana e ai Caduti. Oggi a molti il termine Ariano fa paura a causa dell’ideologia Nazionalsocialista che ha innalzato tale termine per rivendicare la supremazia razziale dei bianchi, ma nei fatti chiunque andasse oltre i propri pregiudizi storici potrebbe scoprire che anche molti altri popoli, fra cui asiatici, indiani d’America, tibetani, egiziani e tantissimi altre civiltà antiche, entrarono in contatto con questa razza spirituale, e non soltanto quindi i bianchi. I bianchi, semmai, sono coloro che teoricamente ne conservano i principali tratti biologici e fisiognomici, e di conseguenza la memoria genetica legata agli Avi.

L’etimologia della parola Ariano deriva dal sanscrito Ariy, ossia “nobile”, “signore”. Questo mi riporta subito alla mente un collegamento con il termine Gentile, che significava proprio “nobile”, chi apparteneva alle Gentes. E la nobiltà di cui parlo io è più che altro una nobiltà dell’anima, una sorta di “aristocrazia spirituale”. Gentile indicava però inizialmente anche l’appartenenza a un gruppo specifico, in questo caso proprio a quello Romano. Anche in Ariano curiosamente troviamo una connessione simile. Nel testo “The Oxford Introduction to Proto-Indo European and the Proto-Indo-European World”, J.B. Mallory e D.Q. Adams affermano che i termini Aryan e Arya derivano dalla ricostituita parola proto-indio-europea “Haeros” o “Haeryos”, la quale significherebbe genericamente “membro del proprio gruppo”. Stessa cosa avviene per la lingua degli Ittiti, dove “Ara” significa “membro del proprio gruppo”, o anche “consimile”, “giusto”, “amico” ed “appropriato”. Poi se ricordate Gentile era collegato anche al significato di “cittadinanza Romana” e nella lingua dei Lici, anch’essi indoeuropei, troviamo che “Arus” significa proprio “cittadino”. Nell’antico irlandese poi “Aire” significa “uomo libero” e nell’avestico “Ayria” significa “fedele”. Nell’iranico la parola “Arya-man” significa “compagno”, mentre la parla sanscrita “Arjuna” significa semplicemente “bianco”. Tutti questi termini legati alla parla Ariano secondo me hanno in comune con il termine Gentile lo scopo, ossia sancire una differenza fra i membri di uno stesso gruppo d’appartenenza con gli estranei a quel gruppo. Aggiungo infine, per completezza, che nel testo “A Sumer Aryan Dictionary”, del professor L.A. Waddell, si afferma che Aryan, o Arya, o più genericamente il prefisso “Ar” e le parole ad esso affini hanno i seguenti significati: nobile, glorificato, governatore, fama reale, padrona, Dea, colui che ascende, genere umano, uomo, nobile, padrone, signore, nobile, possente, coraggioso, uomo libero, gentiluomo, guerriero, comandante, onorabile, valoroso e via dicendo. Occorre inoltre aggiungere che all’Ariano è connesso il simbolo dell’Aratro, come a indicare che l’Ariano fosse precursore dell’agricoltura e della civiltà, ma anche con tutti i significati esoterici che questo simbolo antico racchiude. Secondo i Sumeri, infatti, la stessa civiltà fu introdotta dagli Dei; stesso dicesi per gli Egiziani, dove l’era predinastica, suddivisibile nei periodi Naqada I e Naqada II, fu caratterizzata dal dominio prima degli Dei e poi dei Semidei (appunto i Nephilim). Andando avanti con le etimologie, troviamo anche qualcosa dal greco, ossia “Areion”, (pronunciato ah-ray-hon), e che anche qui significa “migliore”, “possente”, “coraggioso”, probabilmente collegato ad “Ario”, ovvero “elevato”, quindi “Aristos”, e cioè qui si torna ancora a “aristocratico” e “nobile”. In gotico “Harri” significa “re”, o “signore”, così come “Her” significa sempre “nobile” ed “Her.Sir”, “colui al comando”. Anche nel norvegese troviamo che “Herre” significa “signore”, “capo”, “gentiluomo”, idem per il germanico “Herr” e l’olandese “Heer”. Il celtico “Arhu” significa anche qui “comando”, mentre “Ariak”, significa “ottimale”, “nobile”, “elevato”, “libero”. Nell’antico inglese “Hearra” significa ancora una volta “signore”, così come “Eorl”, “Erl”, significa “eroe”, “capo”, “uomo di valore”. Infine troviamo riscontro anche nel latino “Herus”, ossia “signore”, ma in questo caso anche “divinità”, forse un collegamento all’origine divina di questa razza spirituale che facciamo risalire appunto agli Eredi viventi dei Vigilanti, gli Angeli Caduti che si unirono all’essere umano nella creazione di una nuova stirpe semidivina. Prima della caduta del partito Nazionalsocialista e il conseguente rifiuto sociale verso il termine Ariano, possiamo comunque dire che tale parola era utilizzata più genericamente dagli studiosi per indicare “i bianchi”, seppur gli Arii abbiano influenzato notevolmente tantissime altre culture.

Ora, questo approfondimento sul termine Ariano non volge assolutamente nel condizionare le vostre idee politiche, quelle sono personali e l’Unione Satanisti Italiani, in quanto progetto apolitico, non entra nel merito. Tuttavia il mio invito è semplicemente quello di andare sempre oltre i vostri eventuali pregiudizi, che essi siano politici o storici, perché se un’ideologia politica vi limita nel vostro percorso verso la Conoscenza, allora diventa un problema. La ricostruzione della verità deve renderci capaci di mettere tutto in discussione, anche la storia stessa. Se un’ideologia politica vi porta a rifiutare a prescindere un termine, impedendovi di trovare lo stimolo a ricercare e informarvi, allora siete schiavi di un preconcetto. In questo frangente avete ad esempio appreso che Ariano è un termine ben più antico del Nazionalsocialismo e persino simboli come ad esempio la svastica o il sole nero sono a loro volta simboli antichissimi. La stessa svastica è un simbolo solare di buon augurio, essa rappresenta il moto dell’universo, il sole e il potere divino. È forse uno dei simboli più antichi del mondo, legato ovviamente agli antichi Arii, e incredibilmente lo ritroviamo addirittura in reperti del Paleolitico, ma compare anche su edifici bizantini, iscrizioni buddiste, monumenti celtici, monete greche, motivi ornamentali precolombiani, in Africa tra i tuareg, persino nell’arte dei nativi americani. Anche nella nostra stessa Italia son state ritrovate svastiche incise nel tufo risalenti al periodo etrusco, o n alcune ceramiche nel Salento, e pure ad Ercolano e Pompei. Popoli molto diversi fra loro nel tempo e nello spazio, eppure accumunati da alcuni simboli che si ripeto, come ad esempio la svastica o anche, scoperta più recente di un archeologo, l’effige di una Dea con due serpenti in mano. Tutto questo per me non è altro che la conferma di un Culto delle Origini, di cui spesso appunto abbiamo parlato in barba ai numerosi detrattori.

Insomma, come vedete le cose da imparare sono infinite ma per farlo si deve essere disposti a scavare e ad andare oltre i propri preconcetti. Se pertanto avete un’ideologia politica che vi porta a dissentire dal Nazionalsocialismo nessuno vi chiede di modificarla, ma sappiate andare oltre la stessa qualora vestiate i panni dell’onesto ricercatore, giacché la Verità non ha mai bandiera ed esige il suo tributo di dogmi da sacrificare sull’altare dell’autentico Sapere.

 

 

Conclusioni

 

Siamo arrivati alla fine di questa lunga ricerca ed abbiamo affrontato diversi argomenti, facendo definitivamente chiarezza su temi che spesso vengono trattati con fin troppa superficialità. Il tema centrale di questo articolo resta però il Satanista, l’Erede Gentile che si auto-determina, scegliendo di definirsi Satanista e riconoscendosi a pieno in tale definizione. Giunti quindi alla fine di questo breve excursus etimologico, mi auguro che la lettura di questo articolo abbia potuto in parte dissipare qualche dubbio o quanto meno ampliare le vostre conoscenze. In questo mare magnum di confusione e ignoranza, dove la verità deve spesso scontrarsi con le menzogne e i luoghi comuni, non è certo facile discernere la genuinità di una fonte e quel che ne deriva.  Oggi il web ha purtroppo assunto contorni babelici e in questa confusione delle lingue 2.0 spesso tutto pare disporsi appositamente per deviare l’iniziato e rendere così il suo percorso sterile. Ciononostante confido ancora in quella marcia in più che da sempre contraddistingue i veri eredi della Sophia. Ed è pertanto che anche in questo caso auspico che in mezzo alla marea di patetici istrioni, in preda ad un’isteria medievale dinnanzi alla parola SATANA, vi sia ancora un’esigua minoranza di persone degne, spiriti intelligenti capaci di comprendere il significato più profondo di quella scelta che porta ogni autentico Gentile a definirsi con orgoglio SATANISTA.

 

 

 Jennifer Crepuscolo

Anno MMXVII

 

 

 

  

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