IL RUOLO SOCIALE DEL SACRO

 

 

 

 


Ovvero, ÈmileDurkheim visto con gli occhi del Satanismo Razionalista.

Emile Durkheim nasce a Epinal (Francia) in una famiglia ebrea praticante nel 1858. Rifiutando di diventare rabbino, diventa un fervente sostenitore dell'evoluzione parallela dei progressi scientifici e tecnici a pari passo con quello sociale e morale. Cade nella disperazione all'atto della deflagrazione del conflitto mondiale del 1914 che infrange il suo ideale di armonia tra le nazioni a mezzo delle conoscenza, a cui segue la sua morte pochi anni dopo a Parigi, nel 1917. Le sue teorie ebbero una notevole espansione in Europa e in America venendo, però, spesso mutilate o semplificate; conobbero un rinato interesse a partire dagli anni '50 del Novecento, soprattutto per via del suo rifiuto dello psicologismo e per i suoi lavori di sociologia della conoscenza. Al giorno d'oggi è considerato il padre della scuola sociologica francese.

Nell'ottica di Durkheim l'incontro etnografico aveva le caratteristiche non di un confronto tra storie culturali diverse, ma piuttosto di un rapporto tra due aspetti, o stadi, di una storia unica e globale. Storia che ha portato nei secoli la nascita delle società complesse di oggi, e per comprenderle, è necessario ritrovare il germe originale ovvero il senso autentico del fenomeno religioso. Da questa idea estremamente laica e positivista, nasce Le Forme Elementari della Vita Religiosa (1912), che affrontando una tematica alla volta, smontando in maniera graduale ogni pratica e ogni pensiero comune a molti (o tutti) i culti religiosi antichi e moderni riportandoli su un livello equivalente. Decise di dedicarsi allo studio dei culti tribali e totemici dell'Australia dell'inizio del xx secolo, in quanto erano ciò di più primitivo l'uomo avesse scoperto. Si trattava di popoli nomadi con complicate regole esogamiche, ovvero che i matrimoni si dovevano svolgere tra componenti d clan diversi, usanza grazie alla quale si evitavano matrimoni tra parenti stretti ed in cui le idee si sono mescolate tra loro. I resoconti e le testimonianze da lui usate vengono da altri etnografi che lavorarono sul campo, Spencer e Gillen, Strehowl, Howitted altri; pur sempre tenendo in considerazione che a volte erano contraddittorie tra loro anche perché il sistema di conoscenze dei popoli in questione era volte insufficiente per spiegare in maniera chiara un fenomeno complicato come una religione e semplicemente il modo in cui veniva posta una domanda influenzava la risposta. In un suo trattato precedente aveva già aspramente criticato il metodo dei suoi colleghi del tempo ed i limiti di un certo pensiero scientifico.


La Scienza, nel senso stretto del termine, combatte per dimostrare che l'animale "uomo" è abitante di un pianeta che segue regole definite e che la natura può essere limitata nei danni e controllata nei benefici che può darci; tutto il resto è illusione, superstizione e menzogna. Ma ci sono cose tangibili e reali che possono innalzare un individuo a un livello più alto di quanto possa raggiungere con le sue sole forze, è quando si unisce ad altri della sua specie in quello che Durkheim definiva un sistema solidale di credenze e di pratiche relative a cose sacre, cioè separate, interdette, le quali uniscono in un unica comunità morale, chiamata Chiesa, tutti quelli che vi aderiscono [p.65; trad. it. p. 97].

 

 

Secondo Durkheim non c'era nulla che nasceva ed era riconosciuto universalmente come oggetto sacro, eppure in un dato ambiente, cose sacre e profane non potevano assolutamente incontrarsi perché le loro proprietà erano contagiose ed è quindi estremamente facile incorrere in una profanazione o comunque in un contatto che la società non poteva tollerare. La causa di questa impalpabile comunicazione è quella più ovvia, ovvero che tra una pietra di fiume e un churinga dei nativi australiani non c'è differenza molecolare. Vero che molte di queste pietre sacre avevano impresso il simbolo totemico, che era il grado più alto di sacralità; vero che alcune venivano forate e utilizzate durante alcuni riti fatte roteare con delle corde; ma non tutte. Alcune sono niente di diverso da pietre di fiume, ed è possibile che nei secoli nessuno se ne fosse mai accorto? Ma gli oggetti sacri sono realmente sacri, perché è reale la sicurezza del guerriero durante una lotta munito di un talismano che sente che le sue forze sono ampliate dal contatto con qualcosa di superiore. Reale è l'estremo sacrificio del soldato che si fa ammazzare per difendere la sua bandiera che in quel momento ha smesso di essere un pezzo di stoffa attaccata a un bastone, ma qualcosa di molto più alto. Il valore di una festa sacra degli Arunta per celebrare le gesta di un antenato civilizzatore non è differente a una festa moderna per ricordare la stesura di una carta costituzionale o dei diritti.

Quando si parla di culti tribali viene utilizzato il termine zoolatria, ovvero il culto degli animali, o la teoria naturista (il senso d'impotenza dell'uomo di fronte ai grandi fenomeni atmosferici), ma nell'Australia da lui studiata queste teorie non funzionavano. Un membro del clan del canguro che sosteneva di essere sia identico alla sua immagine riflessa che a quella di un canguro, non è che non si rendeva conto della differenza, semplicemente ammetteva la convivenza e la sovrapposizione del reale con il sacro (che potremmo chiamare anche simbolico). È anche interessante come in alcuni clan l'animale totemico fosse completamente taboo, in altri lo si poteva mangiare in caso di estrema necessità, in altri era obbligatorio nutrirsene se si è arrivati a un livello superiore alla vita mondana, ad esempio un anziano o un mago. Bisogna ricordare che in Australia la stragrande maggioranza dei totem sono animali, anche il bruco e la zanzare; quindi anche l'idea di voler attingere la forza dell'animale, come molto diffuso tra i nativi americani, qui non funzionava. Secondo Durkheim la chiave di lettura stava nel fatto che a ogni individuo, alla nascita, oltre al totem attribuito al gruppo di appartenenza (in genere della madre) gli venivano anche dati dei sotto-totem che erano collegati all'animale, ad esempio l'albero in cui nidifica o un altro animale di cui si nutre. Poi le tribù erano divisa in fratrie che a loro volta sono divise in classi matrimoniali, che avevano loro totem specifici; il risultato era che ogni individuo era in sintonia simbolica con tanti elementi del suo ambiente e, arrivato all'età adulta poteva superare l'iniziazione partecipare con il suo bagaglio di connessioni alla cerimonia più importante chiamata Intichiuma.

È qui che combacia perfettamente l'idea di Durkheim; a questa cerimonia per soli iniziati venivano invitati anche gli quelli delle tribù vicine, le preparazioni erano complicate e lo scopo (il più delle volte) era far riprodurre abbondantemente la specie totemica. Ma a che pro se era proibito nutrirsene per regole alimentari o per la natura del totem? Durkheim afferma che lo scopo dei riti collettivi fosse riaffermare e rafforzare l'identità del gruppo con un fenomeno psichico di effervescenza collettiva che a volte sfiorava il delirio che si avvaleva solo simbolicamente della specie animale in quanto simbolo della società, il prosperare della prima portava o rappresentava il prosperare della seconda, ed il modo per farlo era la costruzione di un sistema che parlasse un linguaggio diverso. Le cose sacre dal suo punto di vista erano quindi tali perché legate a una società che gli attribuiva un valore superiore a quello delle cose comuni. Anche con regole severe visto che se una donna entrava nel luogo dove erano conservati i churinga era punita con la morte sua e di chi le aveva indicato la strada. E tutto ciò era realizzabile grazie a una società che aveva valore perché includeva in se in sintonia simbolica tutto l'ambiente naturale, e grazie alle relazioni di parentela era connessa a tutte le altre tribù, stabilendo così una rete universale.

Negli ultimi due secoli abbiamo imparato a diffidare delle religioni, visto che nessuno ci fulmina se appicchiamo fuoco a qualunque chiesa, e siamo stati liberi di sostenere che non c'è nulla al di fuori di noi stessi e della nostra percezione del mondo. Che è assolutamente vero e logico. Ma dall'altra parte abbiamo trovato nuove cose idee, simboli, tecniche, che abbiamo fatto nostre ed a cui attribuiamo un valore superiore a quello di andare a lavorare la mattina.
Abbiamo utilizzato sempre le stesse tecniche antiche, ma con una consapevolezza diversa, e lo abbiamo fatto perché non c'è altra scelta. Tra pregare che qualcuno mi dia la forza, tra invocare lo spirito della forza, tra meditare per cercare di sbloccare la mia forza, cambia il modo ma rimane uguale lo scopo e, quando si riesce, il risultato. E tutto ciò ci è possibile perché siamo in contatto con il sapere degli altri esseri umani che ci hanno passato i modi e i veicoli per ottenerlo. Ed è così che il religioso è diventato ateo e l'ateo ritorna, non religioso, ma in grado rispettare e dialogare con le cose sacre.

 

 

F.D. Lamb

Anno MMXIII 

 

 

 

 

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